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Studiare l’ambiente, dalle elementari all’università. Una lezione dall’India

novembre 20, 2014

Già tra i paesi al mondo più segnati dai disastri naturali, dalle alluvioni ai cicloni alla siccità, l’India è considerata dagli esperti anche una delle nazioni maggiormente esposte agli effetti negativi del cambiamento climatico. Come riportato da Reuters, un rapporto pubblicato a fine marzo dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite (Ipcc) avverte che il riscaldamento globale costituirà una grave minaccia per la sua sicurezza alimentare e ne rallenterà la crescita economica, frenandone anche il movimento verso la riduzione della povertà e mettendo a rischio la salute della sua già vulnerabile popolazione. Attualmente, l’esigenza pressante di uno sviluppo economico continuo, che aiuti le centinaia di milioni di indiani che ancora vivono in miseria a migliorare le proprie condizioni di vita, incoraggia in questo paese lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali a partire dal carbone, una fonte estremamente inquinante, per costruire una infrastruttura energetica più affidabile e accessibile. Questo non significa però che l’India non sia conscia della sfida ambientale che ha davanti a sé e che non stia provando a promuovere un dialogo nazionale in proposito. Cominciando con l’istruzione.

A partire da questo anno accademico 2014-2015, infatti, tutti gli iscritti al primo anno presso l’università di Delhi saranno obbligati a sostenere almeno un esame in Studi ambientali, indipendentemente dal corso di laurea frequentato, che sia esso Storia o Scienze informatiche. “La speranza è che i nostri giovani portino nelle proprie case il messaggio che, qualsiasi vocazione si persegua nella vita, la tutela dell’ambiente e l’uso giudizioso delle risorse naturali sono nell’interesse di tutta l’umanità”, dice Raj Pandit, professore presso il dipartimento di Studi ambientali dell’ateneo.

La gestazione di questa iniziativa è stata lunga e tortuosa, in parte per via del fatto che si tratta di un piano molto ambizioso in un paese che, secondo alcune stime, conta circa 20 milioni di studenti universitari, in parte perché in India la burocrazia non è famosa per l’efficienza e la rapidità di esecuzione dei provvedimenti. A mettere in moto tutto è stata, ormai venti anni fa, la Corte suprema, una cui sentenza impose allora l’istituzione di un corso obbligatorio sull’ambiente per tutti gli universitari indiani. “La Corte mirava così a creare consapevolezza sulla questione e a garantire che l’attenzione verso i temi ambientali fosse incorporata in tutte le attività umane e nelle nostre vite quotidiane”, spiega Pandit. La decisione dei massimi giudici del paese è poi confluita, nel 2004, in una direttiva della University Grants Commission (Ugc), l’organo governativo preposto alla supervisione del settore dell’istruzione terziaria. Parallelamente la Ugc ha anche formulato un curriculum modello che è ora alla base del ciclo di lezioni introdotto dall’università di Delhi.

Pandit descrive il corso, che si struttura su un doppio livello teorico e pratico e include anche la ricerca sul campo, come “un tentativo multidisciplinare di arrivare a comprendere i principi ecologici fondamentali, ad esempio la degradazione delle risorse naturale e l’importanza della loro conservazione; l’impatto dell’inquinamento del territorio, dell’acqua e dell’aria sulla salute e l’economia; la tutela della biodiversità; gli effetti dei progetti di sviluppo su larga scala sulle comunità locali”.

L’università di Delhi non è la prima a rendere operativa la sentenza della Corte Suprema – lo ha già fatto ad esempio la Gujarat Technological University – ma dati i suoi oltre 200.000 iscritti e la sua fama di migliore ateneo dell’India, è senz’altro la più importante a fare questo passo. Fin qui, le difficoltà maggiori incontrate dalle università nell’attuare la direttiva della Ugc hanno a che vedere soprattutto con il reperire le risorse necessarie. “Trovare un numero sufficiente di docenti qualificati a tenere il corso è la nostra preoccupazione principale – dice Pandit – Alcuni college (come nel modello inglese, tipo Oxford, l’università di Delhi è composta di più college l’uno indipendente dall’altro) hanno potuto assumere nuovo personale, ma si tratta ancora di una minoranza, il resto sta cercando di provvedere con le risorse esistenti”.

Con il lancio di questo nuovo insegnamento a livello universitario, i giovani indiani, forse gli unici al mondo, sono così impegnati negli studi ambientali per tutta la propria carriera scolastica e accademica, giacché un’altra decisione della Corte Suprema aveva già imposto, a partire dal 2005, l’insegnamento della materia nella scuola dell’obbligo e superiore.

Pubblicato originariamente su IlBo

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