Skip to content

Aborto, armi, salario minimo, negli Usa si vota anche per questo

novembre 5, 2014

WASHINGTON– Oltre che per rinnovare l’intera composizione della Camera dei Rappresentanti e di un terzo del Senato il 4 novembre gli elettori americani andranno alle urne per decidere l’esito di numerosi quesiti referendari, che si giocano a livello statale e municipale. In tutto se ne contano 147 sparsi per ogni angolo del Paese e sulle questioni più varie. Vale però comunque la pena di segnalare quelli che, per una ragione o per l’altra, avranno ripercussioni nazionali in futuro.

Gli elettori di Oregon, Alaska, Florida e Distretto di Columbia sono chiamati a decidere della legalizzazione delle droghe leggere. Per la precisione, l’Oregon e l’Alaska devono determinare se ammettere l’uso della marijuana a scopo ricreativo, la Florida se permetterla a fini terapeutici, mentre a Washington DC se ne dibatte la depenalizzazione. (Qui un pezzo dettagliato sul tema).

Sempre in Oregon, ma anche in Colorado, si vota per stabilire se obbligare le aziende alimentari a etichettare chiaramente quali dei propri prodotti sono geneticamente modificati. Entrambe le mozioni paiono destinate a essere sconfitte, soprattutto a causa dei generosi finanziamenti che alcune grandi multinazionali del settore hanno investito nella campagna per il no. Monsanto, Coca-Cola e compagnia bella, hanno infatti già speso 16 milioni di dollari in Colorado e quasi 19 milioni di dollari in Oregon per sconfiggere l’iniziativa.

Tornano naturalmente anche nel 2014 vari referendum sull’aborto, anche se va detto che in questo ciclo elettorale i temi a sfondo etico-sociale hanno pesato meno del solito. Con l’eccezione forse del Colorado, dove la campagna per il seggio senatoriale del democratico Mark Udall, dato dai sondaggi praticamente alla pari con lo sfidante repubblicano Cory Gardner, è stata dominata proprio dalla questione dell’interruzione di gravidanza. Non a caso, in Colorado gli elettori sono chiamati a decidere il 4 novembre non solo il nome del loro prossimo senatore (oltre a quello del futuro governatore), ma anche se estendere la definizione legale di “persona” ai feti. Allo stesso modo, in North Dakota si vota per stabilire se la vita comincia o meno al concepimento e in Tennessee è in ballo un emendamento alla Costituzione dello stato che, in pratica, darebbe alla legislatura locale il potere assoluto di limitare l’accesso delle donne a questa procedura, o di vietarla completamente.

Cinque stati affrontano invece quesiti referendari sul salario orario minimo. In Arkansas, South Dakota e Nebraska la proposta è di farlo gradualmente salire dai 6, 7 dollari l’ora di oggi a oltre 8. In Alaska passerebbe dagli attuali 8,75 dollari a 9,75 dollari, mentre in Illinois la nuova soglia sarebbe fissata a 10 dollari l’ora.

Nello Stato di Washington e in Alabama si vota sulle armi da fuoco, chiedendo ai cittadini se sia giusto o meno irrigidire le norme che ne regolano il commercio. Gli elettori di Seattle e dintorni, in particolare, si troveranno sulla scheda due opposti quesiti in proposito (il 594 e il 591), il primo volto ad estendere i controlli anche a chi acquista pistole e fucili da altri privati o alle fiere (oggi i background check sono invece obbligatori solo per chi compra in negozio), il secondo, sostenuto guarda caso dalla National Rifle Association (NRA) che dichiarerebbe illegali questi nuovi accertamenti. Se approvata, l’iniziativa proposta in Alabama renderebbe più difficile per le autorità statali approvare nuove leggi che limitino il diritto degli individui di possedere armi da fuoco.

Si vota poi anche per decidere se cambiare o meno le regole del gioco. Il Connecticut e il Missouri, ad esempio, devono valutare se permettere il voto anticipato e per quanti giorni. La questione è interessante soprattutto perché, mentre questi stati dibattono come incoraggiare l’affluenza dei propri elettori alle urne, in altri si cerca invece di limitarla. In particolare, sta causando oltraggio una legge elettorale in Texas, firmata dal governatore Rick Perry nel 2011, che limita enormemente il numero di documenti d’identità accettabili ai seggi. L’effetto pratico della normativa, che è stata dichiarata incostituzionale da una corte federale a inizio ottobre ma che rimane in vigore, per decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti, fino a che continua la fase di appello, è che rende più difficile votare ai poveri, alle minoranze etniche e ai giovani, guarda caso ai gruppi demografici più vicini al Partito Democratico.

Più pittoresco, infine, il referendum indetto in Arkansas per mettere fine all’era del proibizionismo (che a livello nazionale si è conclusa nell’ormai lontano 1933 con l’abrogazione del 18mo emendamento della Costituzione, il quale nel 1919 aveva reso illegale la produzione, distribuzione e vendita di bevande alcoliche). Ebbene, 35 delle 75 contee di questo stato, il cui prodotto di esportazione più famoso è senz’altro Bill Clinton, continuano a bandire la vendita di alcolici, che invece verrebbe legalizzata in tutto l’Arkansas se l’iniziativa dovesse essere approvata dagli elettori di qui.

Pubblicato originariamente su Pagina99

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: