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Ponti, strade e ferrovie, c’è un’America che casca a pezzi

Mag 15, 2014

WASHINGTON – Saranno anche la patria dell’autostrada dell’informazione e di aziende come Apple, Microsoft, Amazon e Facebook, ma quanto a ponti, ferrovie e autobus gli Stati Uniti assomigliano piuttosto a una vecchia star hollywoodiana sul viale del tramonto. Secondo l’American Society of Civil Engineers (ASCE), il 32% delle principali strade del Paese versa in condizioni mediocri o disastrose e il 42% è cronicamente congestionato, per un costo agli automobilisti e all’economia di 170 miliardi di dollari circa all’anno in carburante sprecato e impreviste visite al meccanico per rattoppare i danni causati dalle buche. Un ponte su nove soffre di difetti strutturali ed è a rischio crollo sotto il peso dei 210 milioni di veicoli che vi passano sopra ogni giorno. Le cose non vanno certo meglio a quelli che preferirebbero affidarsi al sistema di trasporti pubblici. Il 45% di americani infatti non vi ha alcun accesso.

Il network di strade e ponti che esiste oggi fu costruito a partire dagli anni Cinquanta e quindi comincia ad avere una certa età – spiega a pagina99 David Goldberg, direttore per la comunicazione di Transportation for America, un gruppo di Washington che si batte per far crescere gli investimenti nelle infrastrutture – Nello stesso arco di tempo, l’urbanizzazione del Paese è aumentata esponenzialmente, eppure abbiamo ancora una mentalità da secolo scorso, preoccupati di trasportare la gente da un’aerea metropolitana all’altra ma non all’interno di esse”. Oggi, gli Stati Uniti si trovano quindi di fronte sia a costi di manutenzione sempre più alti sia alla necessità di costruire migliori trasporti pubblici nelle città, e strade che siano più sicure e più piacevoli da percorrere per ciclisti e pedoni. Complessivamente, l’ASCE stima che gli Stati Uniti avrebbero bisogno di investire almeno 3,6 mila miliardi di dollari entro il 2020.

E invece i fondi che il governo federale destina a questo capitolo di spesa stanno per prosciugarsi, con l’Highway Trust Fund che potrebbe rimanere a corto di soldi già in agosto. L’emergenza ha radici profonde e deriva dal sistema con cui storicamente sono finanziati gli investimenti in infrastrutture, una tassa sulla benzina di 18,4 centesimi al gallone. “È già da anni che le entrate provenienti da questa tassa non tengono il passo delle uscite – spiega a pagina99 Anne Stauffer, direttore del programma sul federalismo fiscale presso il Pew Center on the States, un centro di ricerca di Washington, e co-autrice di un recente rapporto sulla questione – Sia per via dell’inflazione, con i costi per i progetti infrastrutturali che continuano a salire mentre la tassa sulla benzina è la stessa dal 1993, sia a causa del fatto che gli americani oggi guidano di meno e che le autovetture sono diventate più efficienti a livello di consumi”. Questa carenza di fondi federali si riflette necessariamente sugli stati, tra cui Washington distribuisce i propri finanziamenti, garantendo ad esempio il 59% della spesa per le infrastrutture in Montana.

Se questi soldi dovessero smettere di fluire verso le capitali statali, tutti i progetti in corso d’opera e quelli già in cantiere per i prossimi anni subirebbero una improvvisa battuta d’arresto. Non solo, alcuni governi locali, contando sull’arrivo dei dollari federali, si sono indebitati per portare avanti i propri progetti di infrastrutture e rischiano quindi di trovarsi nel bel mezzo anche di una crisi finanziaria. Un aiuto immediato potrebbe arrivare naturalmente dal primo aumento in vent’anni della tassa sulla benzina. “Ma abbiamo un problema politico, perché nessuno al Congresso vuole prendersi questa responsabilità, in particolare in un anno elettorale”, dice Goldberg.

La previsione è quindi che deputati e senatori troveranno nelle prossime settimane un qualche compromesso temporaneo, per rifornire le casse dell’Highway Trust Fund in modo da barcamenarsi fino alle elezioni di medio-termine di novembre, lasciando che sia poi il prossimo Congresso a vedersela con i problemi strutturali di lungo periodo. Ma il procrastinare del governo federale preoccupa molto gli esperti.

“L’abilità degli Stati Uniti di rimanere un’economia di prima classe dipende pesantemente dal risolvere questo problema – conclude Goldberg – Non possiamo sperare di avere successo economico se abbiamo infrastrutture cadenti e città che non hanno reti di trasporto adeguate a portare la gente al lavoro e le merci al mercato”.

Pubblicato originariamente su Pagina99

WASHINGTON – Saranno anche la patria dell’autostrada dell’informazione e di aziende come Apple, Microsoft, Amazon e Facebook, ma quanto a ponti, ferrovie e autobus gli Stati Uniti assomigliano piuttosto a una vecchia star hollywoodiana sul viale del tramonto. Secondo l’American Society of Civil Engineers (ASCE), il 32% delle principali strade del Paese versa in condizioni mediocri o disastrose e il 42% è cronicamente congestionato, per un costo agli automobilisti e all’economia di 170 miliardi di dollari circa all’anno in carburante sprecato e impreviste visite al meccanico per rattoppare i danni causati dalle buche. Un ponte su nove soffre di difetti strutturali ed è a rischio crollo sotto il peso dei 210 milioni di veicoli che vi passano sopra ogni giorno. Le cose non vanno certo meglio a quelli che preferirebbero affidarsi al sistema di trasporti pubblici. Il 45% di americani infatti non vi ha alcun accesso.

Il network di strade e ponti che esiste oggi fu costruito a partire dagli anni Cinquanta e quindi comincia ad avere una certa età – spiega a pagina99 David Goldberg, direttore per la comunicazione di Transportation for America, un gruppo di Washington che si batte per far crescere gli investimenti nelle infrastrutture – Nello stesso arco di tempo, l’urbanizzazione del Paese è aumentata esponenzialmente, eppure abbiamo ancora una mentalità da secolo scorso, preoccupati di trasportare la gente da un’aerea metropolitana all’altra ma non all’interno di esse”. Oggi, gli Stati Uniti si trovano quindi di fronte sia a costi di manutenzione sempre più alti sia alla necessità di costruire migliori trasporti pubblici nelle città, e strade che siano più sicure e più piacevoli da percorrere per ciclisti e pedoni. Complessivamente, l’ASCE stima che gli Stati Uniti avrebbero bisogno di investire almeno 3,6 mila miliardi di dollari entro il 2020.

E invece i fondi che il governo federale destina a questo capitolo di spesa stanno per prosciugarsi, con l’Highway Trust Fund che potrebbe rimanere a corto di soldi già in agosto. L’emergenza ha radici profonde e deriva dal sistema con cui storicamente sono finanziati gli investimenti in infrastrutture, una tassa sulla benzina di 18,4 centesimi al gallone. “È già da anni che le entrate provenienti da questa tassa non tengono il passo delle uscite – spiega a pagina99 Anne Stauffer, direttore del programma sul federalismo fiscale presso il Pew Center on the States, un centro di ricerca di Washington, e co-autrice di un recente rapporto sulla questione – Sia per via dell’inflazione, con i costi per i progetti infrastrutturali che continuano a salire mentre la tassa sulla benzina è la stessa dal 1993, sia a causa del fatto che gli americani oggi guidano di meno e che le autovetture sono diventate più efficienti a livello di consumi”. Questa carenza di fondi federali si riflette necessariamente sugli stati, tra cui Washington distribuisce i propri finanziamenti, garantendo ad esempio il 59% della spesa per le infrastrutture in Montana.

Se questi soldi dovessero smettere di fluire verso le capitali statali, tutti i progetti in corso d’opera e quelli già in cantiere per i prossimi anni subirebbero una improvvisa battuta d’arresto. Non solo, alcuni governi locali, contando sull’arrivo dei dollari federali, si sono indebitati per portare avanti i propri progetti di infrastrutture e rischiano quindi di trovarsi nel bel mezzo anche di una crisi finanziaria. Un aiuto immediato potrebbe arrivare naturalmente dal primo aumento in vent’anni della tassa sulla benzina. “Ma abbiamo un problema politico, perché nessuno al Congresso vuole prendersi questa responsabilità, in particolare in un anno elettorale”, dice Goldberg.

La previsione è quindi che deputati e senatori troveranno nelle prossime settimane un qualche compromesso temporaneo, per rifornire le casse dell’Highway Trust Fund in modo da barcamenarsi fino alle elezioni di medio-termine di novembre, lasciando che sia poi il prossimo Congresso a vedersela con i problemi strutturali di lungo periodo. Ma il procrastinare del governo federale preoccupa molto gli esperti.

“L’abilità degli Stati Uniti di rimanere un’economia di prima classe dipende pesantemente dal risolvere questo problema – conclude Goldberg – Non possiamo sperare di avere successo economico se abbiamo infrastrutture cadenti e città che non hanno reti di trasporto adeguate a portare la gente al lavoro e le merci al mercato”.

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