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Il lavoro del futuro è servire i ricchi

gennaio 15, 2014

Nel mese di dicembre l’economia americana ha creato solo 74 mila nuovi posti di lavoro, un dato ben inferiore alle attese, che si aggiravano piuttosto su un livello attorno ai 200 mila.
In questo contesto di prolungata stagnazione, esiste però almeno un settore in espansione, quello dei servizi ai ricchi.
Secondo il Wall Street Journal, per esempio, fare i camerieri nei ristoranti di lusso – dove, per non meno di un centinaio di dollari a persona, ci si può abbuffare con il menù degustazione da 15 portate e l’abbinamento di ogni piatto con il vino più adeguato – può valere tra gli 80 mila e i 150 mila dollari di reddito l’anno. Ben più dei circa 63 mila dollari ricevuti in media dai neolaureati in Ingegneria meccanica al primo impiego.
GIOVANI PRESI DALLA NASA. Non sorprende dunque che sempre più giovani, anche quelli provvisti di lauree prestigiose, stiano entrando nel settore, e che i locali più rinomati possano permettersi di fare selezione come neanche alla Nasa, assumendo non più del 10% dei candidati che si propongono per un posto di lavoro.
Fare i camerieri, quindi, almeno nei locali di fascia alta, non è più solo un modo per aspiranti attori e giovani artisti per mettere assieme i soldi dell’affitto tra un’audizione e l’inaugurazione di una mostra, ma si sta trasformando in una carriera vera e propria.
BABYSITTER DA 200 MILA DOLLARI. Una simile tendenza si riscontra anche in altri ambiti, dalle babysitter, che lavorando a tempo pieno per le famiglie bene di New York guadagnano fino a 200 mila dollari l’anno, ai dogsitter, che portando i cani a passeggio al ritmo di 30 dollari l’ora riescono a mettere assieme fino a 4 mila dollari al mese.
«Esiste tutta una serie di attività che chiamerei ‘quello che un tempo facevamo da soli’ che oggi sono invece subappaltate ad altri», dice a Lettera43.it Steve King di Emergent research, una società di ricerca e consulenza nel settore delle piccole e medie imprese. «In particolare dai nuovi ricchi, che hanno molto denaro da spendere e poco tempo libero».
LE SPESE PURE PER GLI ANIMALI. Questo fenomeno è evidente in particolare nella cura e nell’educazione dei bambini di famiglie affluenti, i cui genitori, risucchiati in un mondo sempre più competitivo, non esitano a spendere cifre esorbitanti per garantire loro il meglio in fatto di insegnanti di ripetizioni e lezioni di musica e balletto.
Secondo King, la crescita di questo settore non è sostenuta però solo dall’1% di americani più facoltosi, ma da tutto quel 20% della popolazione che ha beneficiato delle politiche economiche degli ultimi 30 anni mettendo assieme un bel gruzzoletto e che ora non vede l’ora di spendere per sé, per i figli e pure per i propri animali domestici.

Allarme per le nuove generazioni schiacciate dalla crisi

Negli Usa il minimo salariale per un cameriere è 2,13 dollari l’ora.Negli Usa il minimo salariale per un cameriere è 2,13 dollari l’ora.

Se è vero che questa realtà offre qualche nuova opportunità a una generazione, quella dei millenial, schiacciata dalla recessione degli ultimi anni, solleva anche una serie di questioni allarmanti.
Innanzitutto, le cifre guadagnate da quei pochi che riescono a trovare lavoro presso i ricchi non sono rappresentative delle condizioni di chi è impiegato nel settore dei servizi.
«Il salario minimo federale per questi lavoratori (in America sono in gran parte remunerati dalle mance lasciate dai clienti, nda) è di soli 2,13 dollari l’ora ed è invariato dal 1992», spiega Heidi Shierholz, economista presso l’Economic policy institute, un centro di ricerca di tendenze progressiste con sede a Washington.
GAP TRA LE PROFESSIONI. Ma tutti i tentativi fatti negli anni di convincere il Congresso a aumentarlo sono finiti in un buco dell’acqua, in parte perché deputati e senatori, di cui oltre la metà è composta di milionari, non hanno esperienza diretta delle condizioni di vita di queste persone.
«Quando i politici pensano ai camerieri, immaginano quelli dei bei ristoranti di Washington che anche loro frequentano regolarmente», dice Shierholz, «ma la maggior parte di chi lavora per una mancia si trova in una situazione ben diversa, tra costoro il tasso di povertà è molto più alto della media».
POCHE OPPORTUNITÀ DI CRESCITA. In secondo luogo, per quanto ben pagati, molte di queste posizioni richiedono ben poche competenze e difficilmente contribuiscono alla formazione e all’aggiornamento di chi le ricopre, che quindi ha meno opportunità sia di avanzare nella propria carriera sia di spostarsi in altri percorsi professionali.
«Mentre ci complimentiamo per la ripresa economica di camerieri che guadagnano redditi a sei cifre, ci chiediamo cosa succederà il giorno in cui i clienti di questi ristoranti ultra-esclusivi non potranno più permettersi bistecche da 60 dollari e patatine fritte al tartufo da 20 dollari», ha scritto Tyler Durden, la firma dietro cui si nasconde un gruppo di economisti e finanzieri che scrive anonimamente sul blog Zero Hedge.
ECONOMIA DI SERVI E PADRONI. «Perché, per quanto ci sforziamo, non riusciamo proprio a immaginare che genere di abilità e conoscenze possano offrire i circa 11 milioni di camerieri americani quando saranno obbligati a trovare qualche altro lavoro».
Il timore, quindi, è che si profili un’economia fatta di padroni e servi, con, da una lato, un nuova aristocrazia di ultramiliardari e, dall’altro, un nuovo proletariato che si cura di ogni loro bisogno perché non ha altra scelta.

Pubblicato originariamente su Lettera43

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