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Wikipedia e il caso dei falsi profili

ottobre 29, 2013

da Washington

Negli ultimi mesi, una società di pubbliche relazioni chiamata Wiki-Pr ha creato centinaia di account finti e li ha poi utilizzati per introdurre nuove voci su Wikipedia.Negli ultimi mesi, una società di pubbliche relazioni chiamata Wiki-Pr ha creato centinaia di account finti e li ha poi utilizzati per introdurre nuove voci su Wikipedia.

È il sesto sito più visitato al mondo, eppure non ha una dirigenza e nemmeno dei dipendenti. Wikipedia è senza dubbio il prodotto di maggior successo della cultura dell’Internet libero, quella parte della Rete un po’ secchiona e un po’ ribelle che predica lo sviluppo collaborativo dei software e dei contenuti, con piattaforme che siano aperte a tutti e non abbiano l’ingombro di interessi commerciali e diritti d’autore.
Uno scandalo venuto alla luce negli Stati Uniti nelle ultime settimane rischia però ora di metterne in luce le vulnerabilità e di minarne l’attendibilità.
CENTINAIA DI ACCOUNT FINTI. Negli ultimi mesi, una società di pubbliche relazioni chiamata Wiki-Pr ha creato centinaia di account finti e li ha poi utilizzati per introdurre nuove voci su Wikipedia, o modificarne di già esistenti, a nome dei propri clienti.
Queste pagine, evidentemente di parte, infrangono i termini d’uso dell’enciclopedia libera, che ha poche regole di base, ma si pone come obbiettivo l’imparzialità dei contenuti.
REGOLE FERREE PER I PROFILI. Almeno in teoria, i soggetti dei profili di Wikipedia non possono esserne gli autori e i dirigenti o dipendenti dell’una o dell’altra azienda non possono cantarne le lodi.
Ma con oltre 30 milioni di articoli in 287 lingue, di cui 4,3 milioni solo negli Stati Uniti, sta diventando sempre più difficile per i responsabili del sito verificare con esattezza la provenienza e i motivi degli autori. Come dimostrato dall’incidente di Wiki-Pr.
«Bisogna ricordarsi che Wikipedia non è una corporation, ma piuttosto un amalgama di volontari sparsi per tutto il Paese e il mondo», dice a Lettera43.it Simon Owens, il giornalista che per primo ha dato la notizia dello scandalo sul sito di informazione a sfondo tecnologico The Daily Dot. «Ogni modifica o aggiunta che un utente fa al sito deve essere accompagnata da citazioni che ne rivelino la fonte e da commenti esplicativi indirizzati agli amministratori, che però fanno sempre più fatica a stare dietro alla montagna di articoli generati».
AMMINISTRATORI SCELTI DALLA COMUNITÀ. Questi amministratori sono anche loro rigorosamente dei volontari, niente di più che appassionati del sito che vengono eletti dalla comunità di Wikipedia tra i suoi circa 80 mila frequenti utilizzatori nel mondo.
E non sta a loro decidere la linea editoriale o l’impostazione delle pagine, entrambe completamente in mano agli utenti che contribuiscono contenuti.
Gli amministratori sono semplicemente responsabili di garantire che gli articoli si conformino agli standard di Wikipedia e che non siano in qualche modo contraffatti, come nel caso di Wiki-Pr.

Già disattivati 250 account fraudolenti

Negli Stati Uniti già esiste un’industria fiorente di professionisti che si fanno pagare per rappresentare i propri clienti nei rapporti con gli amministratori di Wikipedia.Negli Stati Uniti già esiste un’industria fiorente di professionisti che si fanno pagare per rappresentare i propri clienti nei rapporti con gli amministratori di Wikipedia.

L’unica struttura permanente che ha a che vedere con il sito è la fondazione non-profit Wikimedia. Questa ha sede a San Francisco, impiega circa 190 persone e nemmeno lei si occupa dell’aspetto editoriale, ma solo della parte amministrativa, quindi delle questioni legali, finanziarie e prettamente informatiche (per esempio i server che ospitano il sito).
IL COMUNICATO STAMPA ALLARMATO. È stata proprio Wikimedia a rispondere alle rivelazioni del caso Wiki-Pr, con un comunicato stampa dai toni molto preoccupati. La direttrice esecutiva Sue Gardner ha dichiarato che la fondazione sta valutando la faccenda con grande attenzione ed è già intervenuta per disattivare oltre 250 account fraudolenti.
Apprensioni più che giustificate, giacché Wikipedia, con mezzo miliardo di lettori in giro per il mondo, ha un bacino d’utenza senza pari e sta quindi diventando sempre più attraente per le aziende che vogliono farsi promozione e per gli esperti di pubbliche relazioni che vogliono guadagnarci sopra offrendosi di fare da intermediari.
CONVINCERE AD APPORTARE MODIFICHE. Tant’è che, almeno negli Stati Uniti, già esiste un’industria fiorente di professionisti che si fanno pagare per rappresentare i propri clienti nei rapporti con gli amministratori di Wikipedia. La speranza è di convincerli ad accettare particolari modifiche a quegli articoli che ritraggono gli interessati in maniera ingiustamente negativa.
Questo avviene attraverso un continuo scambio di idee considerato del tutto legittimo e che non ha nulla a che vedere con il comportamento disonesto di Wiki-Pr ma che ha comunque il sapore della lobby.
«Gli articoli di Wikipedia sono tra i primissimi risultati dati da Google quando si fa una ricerca e quindi è normale che la gente provi a influenzarli a proprio vantaggio», dice Simon Ownes. «Ma la comunità di Wikipedia fa davvero il possibile per garantire l’accuratezza dei contenuti del sito».
UN LAVORO MESSO IN DUBBIO. Eppure il futuro di questo originalissimo collettivo di volontari dediti anima e corpo all’informazione libera, gratuita e accessibile a tutti è messo spesso in dubbio. Un articolo uscito sul Mit Technology Review svela che il numero di amministratori del sito è in continuo calo da ormai cinque anni.
A occuparsi della versione in lingua inglese ce ne sono solo 600. «Per alcuni osservatori, la perdita di questi super-utenti segnala l’ingresso di Wikipedia in una fase di declino. Sono loro che fanno il lavoro grosso in termini di controllo della qualità, mentre gli altri membri della comunità si occupano solo di questioni marginali», spiega Owens.
Ora però c’è caso che, in difesa della reputazione di Wikipedia, intervenga addirittura la Federal Communication commission (Fcc), l’agenzia del governo federale che regola il settore delle telecomunicazioni.
Questa potrebbe decidere di perseguire legalmente Wiki-Pr per aver distribuito materiale promozionale senza svelarne la natura esatta.
«In passato la Fcc ha punito blogger che scrivevano recensioni entusiaste di prodotti commerciali senza rivelare di essere pagati», dice Simon Owens, il quale è già al lavoro sul seguito della sua indagine, in cui vuole affrontare proprio gli aspetti legali della vicenda.
NESSUNA INTENZIONE DI MOLLARE. Ad ogni modo, Wikipedia e i suoi sostenitori hanno già mostrato più volte di non avere alcuna intenzione di mollare. Ed è grazie al loro impegno che uno degli esperimenti più interessanti di sempre quanto alla diffusione del sapere rimane in vita e continua a crescere giorno dopo giorno.

Pubblicato originariamente su Lettera43

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