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Philadelphia, scuole chiuse per crisi

agosto 20, 2013

da Washington

Il distretto scolatisco di Philadelphia affronta una crisi senza precedenti. (© Flickr) Il distretto scolatisco di Philadelphia affronta una crisi senza precedenti.

Negli Stati Uniti l’inizio del nuovo anno scolastico è dietro l’angolo. Orde di genitori di studenti delle elementari, medie e superiori si affannano in queste settimane tra un ipermercato Walmart e un negozio Apple, con liste di cose da comprare: quaderni e penne, ma anche vestiti e gadget elettronici necessari al rientro a scuola.
È arrivata infatti la stagione degli sconti a tema del back-to-school, durante la quale si stima che le famiglie americane spenderanno in media 630 dollari, per un totale di 72 miliardi di dollari su scala nazionale. Ma non a Philadelphia.
218 SCUOLE A RISCHIO RIAPERTURA. Nella città della Pennsylvania le misure di austerità decise dall’amministrazione locale negli ultimi mesi per chiudere un grosso buco di bilancio hanno messo a rischio la regolare riapertura delle 218 scuole pubbliche, prevista per il 9 settembre.
William Hite, il sovrintendente del distretto scolastico che copre Philadelphia, ha recentemente minacciato di prolungare a forza le vacanze estive dei 136 mila studenti della città. A meno che il comune non intervenga con almeno 50 milioni di dollari di fondi di emergenza necessari a garantire il funzionamento minimo degli istituti.
«I soldi ci permettono di dire ai genitori che quando i loro figli camminano per i corridoi delle scuole, fanno pausa pranzo o ricreazione, c’è almeno un adulto a tenerli d’occhio», ha dichiarato Hite alla stampa.

Il deficit del distretto di Philadelphia è di 300 milioni di dollari

Philadelphia, 218 scuole rischiano di non riaprire.(© Flickr) Philadelphia, 218 scuole rischiano di non riaprire.

A giugno, il distretto scolastico di Philadelphia, l’ottavo più grande del Paese, ha licenziato quasi 4 mila dipendenti. E ha cancellato una serie di attività extracurriculari in discipline come l’arte e la musica per cercare di far fronte a un deficit che si aggira sui 300 milioni di dollari.
I 50 milioni richiesti da Hite permetterebbero il reimpiego di soli 1.000 lavoratori e rappresentano quindi una toppa che, nelle parole dello stesso sovraintendente, assicurerebbe la sicurezza degli studenti ma non «l’istruzione che si meritano».
La cifra complessiva di cui Hite ha fatto richiesta presso le autorità locali e statali, in cambio di concessioni sindacali e di una serie di immobili di proprietà del distretto scolastico, è di 180 milioni di dollari.
MANCA L’ASSISTENZA. «Da genitore apprezzo le parole di Hite», ha detto a Lettera43.it Rosemarie Hatcher, madre di una ragazza al secondo anno delle superiori e presidente dell’associazione Philadelphia home and school council, che riunisce le famiglie degli studenti delle scuole pubbliche cittadine. «Non voglio certo che mia figlia vada a scuola quando non è presente un numero sufficiente di adulti a garantirne la sicurezza e le imprescindibili attività educative».

Non solo Philadelphia: Chicago ha un buco da 1.000 miliardi

I celebri scuolabus gialli americani. (© Flikr) I celebri scuolabus gialli americani.

Le sventure finanziarie delle scuole di Philadelphia hanno origini lontane ed è difficile dire con certezza quando siano cominciate e per colpa di chi esattamente. «Fondamentalmente il problema è che la città non dà priorità all’istruzione e invece pensa solo al business, alle attività che portano soldi», ha spiegato Hatcher.
Per quanto grave, la crisi di Philadelphia non è né l’unica né la peggiore degli Stati Uniti. La situazione a livello nazionale si è acutizzata durante la recessione degli ultimi anni, quando il governo federale ha tagliato gli aiuti agli Stati che, a loro volta, si sono visti costretti a ridurre drasticamente i finanziamenti all’istruzione.
A Chicago, per esempio, le scuole pubbliche si preparano a entrare in un’era di austerità dura e prolungata, volta a coprire un buco di bilancio da 1.000 miliardi di dollari per l’anno scolastico che sta per iniziare.
IL RISCHIO CRIMINALITÀ. «La cosa che mi preoccupa di più in questa situazione è che aumenti il numero di ragazzi che abbandonano la scuola prima di finire», ha concluso Rosemarie Hatcher. «Il che significa, tra le altre cose, maggior criminalità e genitori costretti a lasciare il proprio lavoro per stare dietro ai figli».

Pubblicato originariamente su Lettera43

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