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Hawaii, i senzatetto rimpatriati dalle istituzioni

agosto 8, 2013

da Washington

Un senzatetto a Honolulu. Alle Hawaii si trova la percentuale più alta di senzatetto (rispetto al numero degli abitanti) di tutti gli Stati Uniti.(© Flikr) Un senzatetto a Honolulu. Alle Hawaii si trova la percentuale più alta di senzatetto (rispetto al numero degli abitanti) di tutti gli Stati Uniti.

Un biglietto aereo di sola andata e tanti saluti: è questa l’ultima strategia delle autorità delle Hawaii per provare a combattere il problema degli homeless, i senzatetto che popolano in gran numero il 50esimo Stato degli Usa.
Grazie a una legge approvata a luglio 2013, infatti, parte di questo arcipelago di isole vulcaniche situato nel mezzo dell’Oceano Pacifico (l’ultimo Stato americano ad aderire all’Unione nell’agosto 1959) ha varato un programma sperimentale della durata di tre anni e dal costo di 100 mila dollari.
17 MILA PERSONE IN STRADA. Obiettivo? Ridurre il numero di circa 17 mila senza tetto che popolano gli atolli, offrendo loro un viaggio di ritorno gratuito verso il proprio luogo d’origine.
«Le Hawaii sono prime in classifica, in termini percentuali, per popolazione che è senza casa», ha spiegato a Lettera43.it Victor Geminiani, il direttore esecutivo di Lawyers for equal justice, un’organizzazione no profit che ha sede a Honolulu e si occupa di questioni di povertà e giustizia. «Qui abbiamo un costo della vita tra i più alti del Paese, in particolare per gli alloggi, stipendi tra i più bassi e le aliquote fiscali più elevate per i contribuenti meno abbienti».
UNA POPOLAZIONE DI PRECARI. Difficile a crederlo, stando ai depliant turistici, ma il problema di chi vive per strada è una vera emergenza sociale, con tantissimi lavoratori che faticano ad arrivare alla fine del mese e ai quali basta un incidente inatteso, una malattia, un divorzio, un licenziamento, per trovarsi improvvisamente senza un tetto sopra la testa.

Il programma scatena polemiche roventi

Le rocce vulcaniche che hanno rese celebri le Hawaii.(© Flikr) Le rocce vulcaniche che hanno rese celebri le Hawaii.

L’immagine delle Hawaii come un’oasi di sole perenne, spiagge bianche e grandi onde da surf è insomma da mettere in soffitta: lo Stato è afflitto anche da povertà e diseguaglianza. E i residenti vogliono trovare soluzioni alternative al problema dei senzatetto.
I sostenitori dei rimpatri forzati ritengono che il programma possa giovare a tutte le parti in causa, permettendo ai senzatetto di ricongiungersi alle proprie famiglie e allo Stato di risparmiare soldi.  Ma le polemiche intorno alla questione non mancano.
«I SENZATETTO RIMARRANNO TALI». Solo una minoranza di chi non ha fissa dimora alle Hawaii, infatti, proviene da altre parti degli Stati Uniti ed è arrivato qui nell’ultimo anno (il 12%). Mentre il 61% è nato e cresciuto nelle isole o vi è approdato ormai più di un decennio fa. E non tutti hanno una famiglia da cui tornare.
«Se ci si limita semplicemente a mandarle via, queste persone finiranno per essere senza tetto altrove, mettendo ulteriore pressione sul welfare di altri Stati», ha ragionato con Lettera43.it Steve Camilleri, direttore esecutivo del Center for the homeless, un’organizzazione attiva nello stato dell’Indiana.
QUESTIONE DI BUDGET. I dettagli del programma, tuttavia, non sono ancora stati decisi. E bisogna attendere per capire se è destinato a rimanere circoscritto o se invece le autorità statali intendono trasformarlo nel tempo in un sistema di trasferimento di massa dei senzatetto verso gli Stati Uniti continentali.
A Honolulu, per il momento, si limitano a fare qualche conto. L’iniziativa aiuterà le Hawaii a ridurre il proprio budget per i servizi agli homeless. Soldi da destinare, chissà, a ben più lucrative iniziative turistiche.

Pubblicato originariamente su Lettera43

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