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Amazon diventa verduraio e anche regista

giugno 18, 2013

Dopo aver rivoluzionato l’acquisto di libri, film e gadget elettronici, Amazon spera ora di sovvertire anche gli equilibri ormai decennali dell’industria alimentare. Il colosso americano dell’e-commerce ha infatti lanciato un nuovo servizio chiamato AmazonFresh che, per 299 dollari l’anno, offre agli abbonati la possibilità di scegliere tra oltre 500.000 prodotti, comprese verdure, formaggi e carni fresche, con consegna gratuita in giornata su ordini di almeno 35 dollari.

In realtà, AmazonFresh c’è già da qualche anno. Dal 2007 è infatti disponibile ai residenti di Seattle, la città sulla costa pacifica dove Amazon è nata e ha ancora sede. Da giugno di quest’anno, però, l’azienda ha deciso di ampliarlo, inaugurandone una versione a Los Angeles in California. Entro la fine del 2013 AmazonFresh farà la propria apparizione anche a San Francisco e, se le cose andranno nella direzione desiderata, nel 2014 sbarcherà in 20 aree metropolitane, di cui qualcuna anche al di fuori degli Stati Uniti.

Amazon sfida così direttamente le più importanti catene americane di supermercati, come Walmart, Safeway e Giant, che già da tempo stanno sperimentando lo shopping online anche per questa categoria di prodotti – un settore che offre profitti bassi, dato il costo e la difficoltà di conservare e consegnare gli alimentari freschi. Ma l’azienda di Seattle ha diversi vantaggi sui rivali, a partire da un database di informazioni sulle preferenze di acquisto dei propri clienti che non ha rivali e che, almeno in teoria, le consentirà di personalizzare al massimo l’offerta.

Per Amazon, poi, che vende di tutto, dalle stampanti ai detersivi, gli alimentari freschi non devono necessariamente generare profitti da soli. È sufficiente che diventino l’ennesima attrazione, un altro motivo d’accesso al sito web,e che, fra un broccolo e un taleggio, i visitatori ne approfittino anche per comprare più carta igienica e macchine fotografiche digitali. Che l’intenzione sia quella di fidelizzare, oltre che espandere, gli utenti lo indica anche un’altra recente novità: il “Community Coffee”, ovvero il caffè della “comunità” Amazon, proposto in questi giorni a tutti i possessori di Kindle dalla pubblicità on line dell’azienda.

I tentativi di espansione portati avanti dal fondatore e Ceo Jeffrey Bezos, però, non finiscono qui. Se da un lato la sua azienda sta collaudando strategie per entrare in uno dei settori più maturi e meno appariscenti dell’economia, quello dei generi alimentari per l’appunto, dall’altro vuole farsi spazio, con la divisione AmazonStudios nata nel 2010, anche nel mondo glamour della produzione di serie televisive e di lungometraggi per il cinema. Il tutto con l’immancabile condimento di social networking e crowdsourcing.

Gli autori e i loro agenti sono infatti incoraggiati a caricare sul sito di AmazonStudios delle sceneggiature originali. Oltre a qualche critico professionista, sono gli utenti a scegliere quelle più promettenti, che l’azienda finisce poi per comprare e sviluppare. Di recente, Amazon ha annunciato di aver prodotto il pilot (ovvero l’episodio 0, quello con cui viene presentata una sitcom o un programma televisivo) di sei serie originali, tra cui una che segue le vicende di un gruppo di senatori che vivono assieme in una grande casa nella capitale Washington e un’altra, un finto telegiornale, creata in collaborazione con l’Onion, il giornale e sito web satirico più famoso del paese. Questi pilot saranno presentati esclusivamente via Internet, in streaming e accessibili solo agli utenti Prime, che pagano 79 dollari l’anno per avere diritto, tra le altre cose, a consegne gratuite su tutti i prodotti acquistati. A seconda di quali dei pilot piaceranno di più, Amazon produrrà alcune serie nella loro interezza.

Anche se forse Bezos spera di sbancare un giorno Hollywood e le sale cinematografiche di tutto il paese producendo veri e propri lungometraggi, per ora la parte di maggior successo della sua casa di produzione è proprio quella che lavora su programmi da mostrare ai propri abbonati online. Al di là di nuovi contenuti originali, Amazon già offre, sempre agli utenti Prime, un servizio di streaming dei titoli cinematografici e televisivi contenuti nel proprio archivio, che è stato per un po’ insufficiente a livello di quantità e qualità, ma che è ora in continua espansione.

In questo campo Amazon si trova in competizione con Netflix, un’azienda californiana che è nata nel 1997 e, in poco più di dieci anni, ha sconvolto il sistema tradizionale del videonoleggio. Netflix infatti spedisce i dvd prescelti direttamente a casa dei propri abbonati, con un numero di titoli che varia sulla base del tipo di abbonamento pagato (a partire da 7 dollari e 99 cent al mese). Più di recente, l’azienda, che dichiara di avere oltre 36 milioni di utenti in 40 paesi in giro per il mondo, ha ampliato il proprio archivio online e reso possibile guardare molti film e programmi televisivi direttamente in streaming. E quest’anno anche Netflix si è lanciata nella produzione di contenuti originali. Due creazioni in particolare hanno fatto molto parlare di sé, la versione americana di House of Cards, una famosa serie inglese degli anni ’90 centrata sulla figura di uno spietato deputato conservatore, e una nuova stagione di Arrested Development, una sitcom dall’umorismo quasi demenziale apparsa inizialmente su Fox nel 2003, poi cancellata nel 2006 e, da allora, diventata di culto tra i giovani americani.

I servizi di streaming di Amazon e Netflix non sono ancora disponibili in Italia, che del resto è arrivata alla televisione via cavo con decenni di ritardo sugli Stati Uniti. In America, però, hanno avuto un successo clamoroso, con la conseguenza che, secondo un sondaggio condotto in aprile dalla società di market research eMarketer, il 30% di americani che usa Internet sta, almeno in teoria, considerando l’ipotesi di cancellare i propri abbonamenti televisivi. E così, grazie alle sempre nuove innovazioni delle aziende che operano nel settore delle nuove tecnologie, assieme a Walmart tremano anche Fox e Nbc.

Pubblicato originariamente su Il Bo dell’Università di Padova

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