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Datagate, i rischi della sicurezza privata

giugno 13, 2013

Da Washington

Edward Snowden, la talpa del caso datagate. (Photo by The Guardian via Getty Images)

Con l’emergere di nuovi dettagli sullo scandalo Datagate — la rivelazione che il governo americano, grazie alla collaborazione di una serie di aziende che operano nel settore della telecomunicazione e della tecnologia (da Verizon a Facebook), controlla sistematicamente le interazioni telefoniche ed elettroniche di milioni di cittadini americani — il dibattito che infuria negli Stati Uniti in questi giorni si sta allargando rapidamente ad altri fronti oltre quello della privacy.
IL RUOLO DEI PRIVATI NELLA SICUREZZA. In particolare, dopo che è stato svelato il nome e il datore di lavoro della talpa, il ventinovenne Edward Snowden, si è riaccesa infatti una discussione in corso ormai da anni sul ruolo ricoperto dai privati nella gestione della sicurezza nazionale americana.
IL CASO DELLA BOOZ ALLEN. Prima di fuggire per Hong Kong, Snowden era un dipendente di Booz Allen Hamilton, tra le più grosse società di consulenza con un fatturato, l’anno scorso, di 5,8 miliardi di dollari. Come tale, Snowden aveva a accesso a una grande quantità di dati sensibili pur non essendo mai stato sottoposto al rigoroso processo di selezione che devono superare i dipendenti federali per ottenere alti livelli di clearance, come viene chiamata l’autorizzazione a lavorare con informazioni che sono occultate al pubblico. Booz Allen è solo una delle centinaia di aziende arricchitesi nell’ultimo decennio grazie alle prestazioni svolte per un solo cliente, ovvero il governo degli Stati Uniti.

Booz Allen Hamilton.

EMERGENZA TERRORISMO E CONTRACTOR. L’esplosione nel numero di questi contractor federali, o appaltatori, è cominciata immediatamente dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre 2011. Presa alla sprovvista da una dei più clamorosi fallimenti dell’intelligence a stelle e strisce, l’amministrazione dell’allora presidente George W. Bush lanciò un enorme programma di ampliamento dell’apparato di spionaggio, sia internazionale sia interno, favorito anche dal rapido sviluppo di nuove tecnologie che consentono di processare in maniera veloce ed efficiente quantità di dati in passato intrattabili.
IL RUOLO CRESCENTE DELLA NSA. Al centro di questo tentativo di modernizzazione è stata la National Security Agency, creata nel secondo dopo guerra allo scopo di monitorare attraverso l’uso della crittografia le attività dei nemici dell’Unione Sovietica. A lungo considerate uno strumento secondario alla human intelligency, ovvero le spie della CIA assegnate a missioni oltre confine, le competenze tecniche della NSA (che in teoria ha l’autorità di sorvegliare solo le comunicazioni che coinvolgono cittadini stranieri) sono state improvvisamente rivalutate nel dopo-11 settembre, quando il terrorismo dell’era di Internet è arrivato prepotentemente sulla scena internazionale.

George W. Bush (Eric Draper/White House/Getty Images)

LA SCELTA DI BUSH DI PUNTARE SUI PRIVATI. Il tentativo dell’amministrazione Bush di rafforzare questo settore è però stato guidato dalla tradizionale diffidenza dei conservatori per i dipendenti pubblici. Di qui il ricorso sempre più frequente a società private, che permettevano, da un lato, di ingrossare le fila dell’intelligence più velocemente di quello che si sarebbe potuto fare attraverso i normali processi di assunzione del governo e, dall’altro, di risparmiare sui benefit, come ferie e pensione, che spettano per legge a chi lavora direttamente per Washington.
WASHINGTON HA CREATO UN MOSTRO. Il risultato, secondo una lunga indagine del Washington Post le cui conclusioni sono state pubblicate nel 2010, è che di 854.000 persone che, a quella data, avevano accesso a documenti classificati come «top secret», 265.000 erano consulenti. Inoltre, sempre secondo il Washington Post, negli ultimi anni il 70% di fondi stanziati dal governo per l’intelligence è andato a finanziare le oltre 1900 aziende che competono per gli appalti pubblici del settore.

Barack Obama. (Jim Watson/Afp/Getty Images)

E se è vero che il ricorso a società private ha consentito un’espansione della struttura di spionaggio americana più rapida di quando sarebbe potuto avvenire altrimenti – con la conseguenza che Washington sembra ormai aver perso il controllo del mostro così creato – l’idea che questo avrebbe consentito al governo di risparmiare soldi si è poi rivelata completamente erronea.
TAGLI IN VISTA PER I PRIVATI. Una volta approdato alla Casa Bianca nel 2009, il Presidente Barack Obama ha subito annunciato di voler mettere mano alla faccenda, promettendo di ridurre l’uso dei consulenti del 7% ogni anno. E, effettivamente, qualche passo avanti è stato fatto. Ora il caso Snowden, che in realtà c’entra poco con la divisione tra dipendenti pubblici e consulenti privati giacché gli informatori esistono da sempre e sono spesso stati impiegati direttamente dal governo (a partire dal più famoso di tutti, quel Daniel Ellsberg che, nel 1971, recapitò al New York Times un rapporto segreto sul terribile stato dell’intervento militare americano in Vietnam – i cosiddetti Pentagon Papers), potrebbe avere come conseguenza inattesa tagli decisamente più drastici dei contratti di appalto per l’intelligence.

Pubblicato originariamente su LetteraPolitica

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