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Attacco a Kabul riaccende le tensioni in Afghanistan

maggio 17, 2013

da Kabul

Il rumore dell’esplosione si è sentito in tutta la città, facendo tremare gli edifici per centinaia di metri e facendo infrangere porte a vetri e finestre.
Dopo oltre due mesi di calma apparente, la paura è tornata a scuotere Kabul. Nella mattina del 16 maggio, un attentato suicida nella parte orientale della capitale afgana ha fatto 16 morti e almeno 38 feriti. Fra le persone decedute gli stranieri sono sei, di cui due soldati internazionali e quattro contractor (guarda le foto). Tra le vittime anche 10 civili, di cui due bambini.
MACCHINE E PERSONE INCENERITE. Una colonna di fumo si è levata nel cielo di Kabul mentre la deflagrazione inceneriva decine di macchine nelle vicinanze. Chi era lì intorno è stato bruciato vivo: anche i sopravvissuti saranno per sempre irriconoscibili.
Le forze dell’ordine locali e gli uomini della missione internazionale sono arrivati in fretta, per transennare la zona e fare un primo sopralluogo.
L’ALLARME DELLE AMBASCIATE. Subito sono scattate le misure di sicurezza: l’ambasciata americana e altre rappresentanze occidentali hanno immediatamente lanciato l’allarme e ristretto i movimenti del proprio personale. Gli italiani sono stati contatti uno a uno, per accertare la loro incolumità.
Il contrasto tra la frenesia degli occidentali e il resto della capitale, fuori dalla zona protetta, non potrebbe essere più acuto: la popolazione, che di attentati ne ha visti tanti, ha continuato a svolgere il proprio tran tran quotidiano, approfittando del giorno di festa (il weekend qui, perlomeno negli uffici governativi, si celebra il giovedì e venerdì).
IL PASSAGGIO DEL CONTINGENTE ISAF. Le informazioni su quanto accaduto per ora scarseggiano. È stato accertato che una Toyota Corolla carica di esplosivi fosse parcheggiata nel distretto industriale di Karta-e Naw e che l’autista abbia detonato il proprio veicolo bomba alle otto del mattino circa, al passaggio di un convoglio dell’International security Assistance force (Isaf) che trasportava un contingente internazionale.

Un drammatico risveglio di bombe e armi

La scena dell'attentato kamikaze a Kabul del 9 marzo.(© Ansa) La scena dell’attentato kamikaze a Kabul del 9 marzo.

Se le modalità sono le solite, tuttavia il primo attentato da marzo, quando un kamikaze si è fatto esplodere vicino al ministero della Difesa uccidendo nove persone, simboleggia l’inizio della tradizionale “offensiva di primavera” dei talebani. Un drammatico risveglio di bombe e armi che, con la bella stagione, lascia la propria scia di sangue nell’Afghanistan martoriato.
Un rappresentante di Hezb-e-Islami, uno dei tanti gruppi che compongono il variegato panorama dell’insorgenza, ha infatti rivendicato l’attentato: in una telefonata all’emittente Bbc subito dopo la strage lo ha descritto come il primo atto di una nuova campagna contro gli americani in Afghanistan.
UN BRACCIO POLITICO IN PARLAMENTO. Hezb-e-Islami è un’organizzazione islamista di lunga data che ha un braccio politico regolarmente rappresentato nel parlamento afgano. Il gruppo fa capo a Gulbuddin Hekmatyar, uno dei signori della guerra che hanno devastato Kabul all’inizio degli anni 90. Hekmatyar fu a suo tempo un alleato degli Stati Uniti e servì brevemente nel ruolo di primo ministro nel ’93-’94 e poi ancora nel ’96.
Oggi è considerato un terrorista internazionale. E dirige le operazioni del proprio gruppo dalla zona montuosa tra il Pakistan e l’Afghanistan: è descritto molto vicino al governo di Islamabad e ai servizi segreti pakistani dell’Inter-services Intelligence (Isi).
PROVOCARE LA REAZIONE DEI GOVERNI. La sua strategia, tuttavia, al momento non è chiara. Con la partenza delle truppe internazionali già prevista per la fine del 2014, non si sa che cosa i talebani abbiano da guadagnare attaccando il contingente internazionale: il rischio è infatti solo quello di provocare la reazione dei governi stranieri presenti in Afghanistan.
Tuttavia, i talebani non sono un’entità unica e coerente come spesso si tende a pensare in occidente, bensì una accozzaglia di gruppi eterogenei e con interessi e protettori diversi il cui unico obbiettivo comune è cacciare gli stranieri dal Paese. E maggio si sta rivelando particolarmente difficile per i soldati dell’Isaf.

Pubblicato originariamente su Lettera43

 

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