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Usa, boom energetico inarrestabile

maggio 3, 2013

Da Washington

Il boom energetico americano continua a sorprendere per vitalità e dimensioni anche gli osservatori più ottimisti. Questa settimana, il Geological Survey — l’agenzia federale che si occupa di rilevamenti geologici e che fa parte del ministero degli Interni – ha aggiornato le proprie stime sulle riserve di petrolio e gas naturale presenti nelle profondità del North Dakota, stime che risalivano solo al 2008. Si è così scoperto che le formazioni rocciose di questo stato nel nord del Paese racchiudono circa il doppio di greggio e il triplo di gas di quanto pensato fino ad ora.

Spettro delle risorse energetiche del North Dakota.

USA, UN BOOM ENERGETICO INARRESTABILE. Nel dare la notizia, l’agenzia federale ha rilevato che sono state le più recenti innovazioni tecnologiche ad aver reso i giacimenti della zona conosciuta come Three Forks (tre forchette in italiano) «tecnicamente raggiungibili» e ha comunque precisato che non tutti i depositi in questione sono da considerarsi già pienamente sfruttabili a livello commerciale. In ogni caso, l’inclusione di Three Forks tra le aree del North Dakota con immediato potenziale estrattivo porta il totale di riserve energetiche di questa regione degli Stati Uniti, che comprende oltre al North Dakota anche il South Dakota e il Montana, a 7,4 miliardi di barili di petrolio, 6,7 mila miliardi di piedi cubici di gas naturale e 0,54 miliardi di barili di LNG.

Schema di fratturazione idraulica.

NORTH DAKOTA, NUOVO ELDORADO DI GREGGIO E GAS. Numeri che fanno andare in visibilio il Senatore John Hoeven, il repubblicano del North Dakota che nel 2011 aveva chiesto al ministero degli Interni di procedere con una rivalutazione dei giacimenti della zona. Per il suo Stato, infatti, questo annuncio significa quasi certamente milioni di dollari in nuovi investimenti e l’ennesima garanzia che l’industria energetica — responsabile per l’improvvisa espansione economica avvenuta qui di recente (il tasso di disoccupazione è ora al 3,3%, il più basso degli Stati Uniti) – vorrà rimanere piantata ancora per decenni.
IL SOGNO DELL’INDIPENDENZA ENERGETICA. Ma gioisce anche l’economia americana tutta, che sta traendo grandi vantaggi dallo sviluppo di tecnologie quali la fratturazione idraulica, o fracking, che rendono possibile lo sfruttamento di nuove fonti di energia. E fa festa pure la politica estera a stelle e strisce, i cui leader non vedono l’ora di poter dichiarare il Paese completamente indipendente dagli ingenti ma strategicamente ostici giacimenti mediorientali. Tra l’altro il Congresso sta valutando se e come sfruttare questa nuova produzione americana per vendere energia a Paesi, soprattutto in Asia e in Europa, oggi vincolati alle esportazioni dalla Russia.
Arrivano poi questa settimana buone notizie anche per gli ambientalisti, preoccupati dell’impatto che una tecnica invasiva come il fracking rischia di avere sulle falde acquifere e sugli ecosistemi delle zone coinvolte.
TECNICHE ESTRATTIVE MENO PERICOLOSE. L’Environmental Protection Agency (o EPA), l’agenzia per la protezione ambientale del governo di Washington, ha pubblicato infatti uno studio in cui si rivela che, grazie alle nuove tecnologie e a regole e controlli più rigorosi, le pericolose perdite di metano causate dai processi di produzione di gas naturale — negli ultimi anni soprattutto il fracking — sono diminuite enormemente dal 1990, nonostante tale produzione sia cresciuta del 40% nello stesso periodo di tempo.
RISPARMIO ENERGETICO DESTINATO A RALLENTARE. Esiste però naturalmente anche l’altra faccia della medaglia. Con tutta questa abbondanza di nuove risorse diventa più difficile per il governo americano fare pressione affinché cittadini e aziende si impegnino sul fronte del risparmio energetico. Negli ultimi anni sono stati fatti grossi passi avanti in questo senso, in particolare grazie a nuovi standard di consumo imposti sulle automobili e altri veicoli da strada. Tant’è che, se Washington dovesse rendere permanenti tutte le leggi in vigore oggi in difesa dell’ambiente, la crescita delle emissioni americane di gas inquinanti si arresterebbe completamente, producendo quindi una curva «piatta» da qui al 2040.

Tendenza del riscaldamento globale.

ABBONDANZA ENERGETICA VS CLIMATE CHANGE. Purtroppo sarebbe questo un risultato comunque di molto inferiore agli obiettivi che si è posta la stessa Amministrazione Obama– anche sulla base delle raccomandazioni dell’Intergovernmental Panel on Climate Change e nella cornice del tentativo mondiale di mantenere il riscaldamento globale sotto i due gradi centigradi. La Casa Bianca infatti ha promesso di indirizzare gli Stati Uniti verso una riduzione dell’emissione di gas a effetto serra del 17% entro il 2020 e dell’83% entro il 2050. Il che significa che, nei prossimi mesi e anni, il Paese deve continuare a implementare nuove leggi e norme, sia a livello federale sia a livello statale.
Ma oggi questo è più un miraggio che un programma di governo, visto in particolare il generale scetticismo repubblicano sulla questione del cambiamento climatico e la conseguente opposizione dei rappresentanti del Gop a qualsiasi riforma ambientale. E non c’è dubbio che la disponibilità di nuove fonti di energia proprio sul suolo americano renderà questo genere di ostruzionismo ancor più radicato e difficile da sormontare.

Pubblicato originariamente su LetteraPolitica

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