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Immigrazione Usa, primi passi repubblicani

novembre 30, 2012

Da Washington

Con circa 12 milioni di stranieri senza visto o permesso di soggiorno attualmente nel Paese, e dopo la disfatta dei repubblicani tra gli elettori ispanici nelle elezioni del 6 novembre, anche il Grand old party sta cominciando a muovere i primi, timidi passi sulla questione della riforma delle leggi sull’immigrazione.

IMMIGRAZIONE, I PRIMI PASSI REPUBBLICANI. La Camera ha in programma di votare venerdì 30 novembre su una proposta repubblicana che aumenterebbe di circa 50 mila (portandoli dagli attuali 120 mila a 170 mila) il numero di visti STEM, ovvero quelli riservati a studenti stranieri che ottengano diplomi di Master oppure completino un dottorato nelle università americane in discipline scientifiche. In cambio, verrebbe eliminata la cosiddetta «lotteria», l’estrazione a sorte di 50 mila carte verdi l’anno per cittadini di Paesi (tra cui anche l’Italia) che hanno un’emigrazione verso gli Stati Uniti di dimensioni contenuta (l’India ad esempio non è ammessa a questo programma).

LA VERSIONE GOP DEL DREAM ACT. Nel frattempo al Senato, tre membri del Gop, John McCain e Jon Kyl dell’Arizona e Kay Bailey Hutchison del Texas, hanno presentato una versione repubblicana delDream Act voluto dai democratici e dal Presidente Barack Obama, quella misura legislativa che permetterebbe ai giovani arrivati in America clandestinamente da bambini perché portati dai genitori di fare, nel tempo e solo dopo aver soddisfatto certi requisiti, domanda di naturalizzazione.

8 novembre 2012, Washington. Latinos e immigrati manifestano a sostegno della riforma dell’immigrazione promessa da Obama davanti alla Casa Bianca. (Mark Wilson/Getty Images)

ACHIEVE ACT: CARTA VERDE SENZA CITTADINANZA. Il cosiddetto Achieve Act, l’adattamento conservatore del Dream Act, permetterebbe agli immigrati senza permesso di soggiorno che siano sotto i 28 anni di età di ottenere dei visti di lungo periodo (prima di sei anni e poi di quattro) per completare l’università o  arruolarsi nell’esercito. A un certo punto costoro avrebbero diritto a fare domanda per una carta verde, ma non per la cittadinanza, come invece previsto dal disegno di legge democratico.
Nessuna di queste due proposte passerà l’esame del Congresso, visto che il Senato rimane in mano democratica. Ma anche solo il fatto che siano ora in discussione ci dice un paio di cose interessanti su repubblicani e immigrazione.

LA DURA LEZIONE DEL VOTO LATINO. Innanzitutto che, dopo aver perso il voto latino con il 27% delle preferenze contro il 71% ottenuto da Obama, la destra americana è disposta ora a rivedere le proprie posizioni intransigenti sugli immigrati senza documenti validi (durante la campagna elettorale chiamati da tanti conservatori semplicemente «illegals»), un approccio particolarmente indigesto per quegli elettori che hanno familiari, amici o anche solo conoscenti in tale situazione.

30 agosto 2012, Florida. Il senatore Marco Rubio durante la Convention repubblicanadi Tampa. (Chip Somodevilla/Getty Images)

LA PRUDENZA DI MARCO RUBIO. Allo stesso tempo, però, il fatto che due dei tre senatori dietro l’Achieve Act siano in uscita (Jon Kyl e Kay Bailey Hutchison), e quindi liberi da preoccupazioni elettorali visto che non torneranno a Washington con i membri del 113mo Congresso a gennaio, mostra come i rappresentanti eletti del popolo repubblicano continuino a temere l’influenza della base ultra-conservatrice del partito, in particolare in campo di elezioni primarie, e quindi rimangano tutt’ora restii a farsi avanti con idee nuove e coraggiose. Anche il Senatore della Florida Marco Rubio, di origine cubana, stella nascente del Partito Repubblicano e punta di diamante dei conservatori ispanici, che il Gop spera prenda presto in mano il timone della questione immigrazione, si è detto sostanzialmente d’accordo con i principi di questa proposta di legge, ma ha aggiunto che prima di sostenerla in maniera ufficiale nella prossima legislatura vuole condurre un altro round di consultazioni.

8 ottobre 2012, California. Il presidente Barack Obama durante la cerimonia per il monumento nazionale dedicato a Cesar E. Chavez attivista per i diritti e icona dei Latinos. (Kevork Djansezian/Getty Images)

DEMOCRATICI-REPUBBLICANI, STRATEGIE DIVERSE. Infine, la doppia mossa repubblicana alla Camera e al Senato sulla riforma delle leggi sull’immigrazione mette in evidenza le differenti strategie che i due partiti hanno intenzione di perseguire in proposito. Mentre i democratici vogliono un riesame integrale di tutto il sistema di norme, ormai largamente sorpassato, che governa questo delicato settore (con una riforma che vada quindi dai visti per gli studenti alla naturalizzazione di quelli che non hanno documenti validi), i repubblicani preferiscono procedere gradualmente, un pezzo alla volta, trattando i vari aspetti del problema in maniera separata.

POSIZIONAMENTI IN VISTA DEL PROSSIMO CONGRESSO. Naturalmente, giacché la minaccia del precipizio fiscale monopolizza l’attenzione di Washington in queste settimane, c’è ben poco spazio, in questo ultimo scampolo di 2012, per parlare di immigrazione. Le proposte fatte dai repubblicani questa settimana vanno viste quindi più in chiave simbolica che pratica, come prese di posizione iniziali in vista della vera e propria battaglia che si combatterà al Congresso l’anno prossimo.

Prosegue su LetteraPolitica

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