Vai al contenuto

Obama o Romney, l’America sceglie

novembre 6, 2012

Valentina Pasquali, giornalista freelance, racconta le elezioni presidenziali del 6 novembre

 Valentina Pasquali è una giornalista freelance che vive a Washington e si occupa della politica americana già dalle elezioni presidenziali del 2004. Attualmente collabora anche con il quotidiano online Lettera43, con Aspenia Online dell’Aspen Institute Italia, con il sito di analisi politica LetteraPolitica e, negli Stati Uniti, con il mensile di finanza Global Finance. In passato, i suoi articoli e le sue foto, non solo dagli Stati Uniti, ma anche dalla Italia, dalla Francia, da Haiti, dalla Turchia e dall’Afghanistan, sono apparsi su D-La Repubblica delle Donne, l’Unità, il Manifesto, Europa quotidiano e, in America, su Foreign Policy Magazine, il Washington Post e Global Post.

Valentina, che cosa succede se vince Obama e che cosa se vince Romney? 

“Se Obama dovesse conquistarsi la rielezione, ci si può aspettare una certa continuità politica rispetto agli ultimi quattro anni. Una seconda amministrazione Obama porterebbe avanti l’implementazione di leggi approvate durante il primo mandato e non ancora entrate completamente in vigore, in particolare la riforma sanitaria e quella del sistema finanziario. Possiamo anche immaginare una rinnovata attenzione del governo federale verso settori come l’istruzione, la ricerca e le infrastrutture. E, con ogni probabilità, un Obama 2 proverà a far ripartire i negoziati con il Congresso sul debito pubblico e sull’occupazione, cercando di ottenere dai repubblicani l’autorizzazione a aumentare il carico fiscale sui più ricchi.”

E se dovesse spuntarla Romney?

“Se dovesse essere Romney invece a spuntarla il 6 novembre, possiamo attenderci un’amministrazione americana più attenta al settore privato e ai grandi imprenditori, uno sforzo concertato di Casa Bianca e Camera per abrogare Obamacare, e una politica fiscale che mira a chiudere il buco di bilancio solo dal lato della spesa, riducendo drasticamente le attività del governo federale ma senza alzare le tasse.”

Ci sono similitudini nei programmi?

“Le differenze meno pronunciate tra i due candidati si avvertono in politica estera, dove entrambi sembrano offrire proposte simili anche perché hanno le mani legate di fronte a una serie di situazioni internazionali (dall’Iran alla Siria al conflitto tra israeliani e palestinesi) particolarmente spinose e su cui gli Stati Uniti esercitano un’influenza limitata. Che vinca Obama o Romney, è comunque importante ricordare che molto di quello succederà nei prossimi due anni dipenderà dalla composizione partitica del Congresso. Se, come probabile, i repubblicani manterranno il controllo della Camera e i democratici quello del Senato, chiunque sia il prossimo presidente americano farà fatica a portare avanti un programma politico particolarmente rivoluzionario visto che dovrà comunque lavorare con l’opposizione.”

Che cosa “spaventa” di più dell’uno e che cosa dell’altro?

“Di Romney preoccupa la facilità con la quale sembra cambiare idea sulle questioni più disparate, dall’aborto al matrimonio gay alle tasse al cambiamento climatico. Data questa sua propensione, si fa fatica a immaginare esattamente che tipo di presidente sarà se eletto e, di conseguenza, ci sono tanti americani anche moderati che non si fidano di lui. Inoltre, la sua scelta dell’ultra conservatore Paul Ryan come candidato alla vice-presidenza fa paura a chi tiene alla rete di sicurezza sociale, visto che Ryan si è fatto avanti in passato con proposte di bilancio che, sostanzialmente, porterebbero a una sua graduale privatizzazione. Di Obama, invece, impensierisce che, in questa campagna elettorale per la rielezione, non abbia offerto nuove proposte davvero interessanti sul rilancio dell’economia e dell’occupazione. C’è chi teme insomma che, dopo quattro difficili anni alla Casa Bianca, Obama sia un po’ stanco e a corto di idee.”

Quale il clima elettorale?

“L’elezione è davvero tiratissima e chi la segue, per interesse personale o professionale, lo fa con il fiato sospeso in attesa del 6 novembre. Detto questo, l’entusiasmo che trascinò le folle nel 2008 è ormai un ricordo lontano e, a parte la curiosità rispetto al risultato finale, gli americani sono meno interessati alla campagna e non vedono l’ora che sia finita per liberarsi della valanga di spot televisivi che gli tocca guardare.”

Perchè Obama ha già votato?

“Il presidente ha votato a metà ottobre a Chicago, in Illinois, dove è ancora ufficialmente residente. Si è trattato di un tentativo, da parte sua, di fare pubblicità al sistema del voto anticipato, che permette agli americani in alcuni stati (tra cui anche quelli decisivi di Colorado, Florida, Iowa, Nevada, Ohio, Virginia e Wisconsin) di andare alle urne nelle settimane precedenti al giorno delle elezioni. Si vuole, con questo meccanismo, rendere le cose più facili agli elettori (ricordiamo che negli Stati Uniti si vota tradizionalmente di martedì, quando la gente lavora e può non aver tempo di recarsi al proprio seggio) e quindi di incoraggiare la partecipazione al voto. Complessivamente si prevede che il 40% degli elettori voterà in anticipo quest’anno. Per i democratici questo è un dato fondamentale, perché si sa che per vincere hanno bisogno di una partecipazione elettorale più alta del solito.”

Affluenza bassa significa meno democrazia?

“Il concetto di partecipazione popolare al processo elettorale è molto diverso negli Stati Uniti e in Italia. In America le percentuali di voto sono effettivamente molto basse se confrontate a quelle che si registrano solitamente nelle democrazie dell’Europa occidentale. Nel 2008, il 61,6% di aventi diritto si recò alle urne, che a noi sembra un dato deludente ma negli Stati Uniti ha rappresentato un record storico (nelle elezioni di medio termine del 2010 solo il 41% di elettori ha votato). D’altro canto, il numero di americani solitamente non attivi in politica che decidono di dedicare gran parte del proprio tempo libero per fare i volontari per l’uno o l’altro candidato è davvero straordinario e non credo abbia pari in Europa.”

Come funziona la questione dei finanziamenti pubblici?

“Negli Usa, i finanziamenti pubblici alla politica sono molto limitati. A livello federale sono disponibili solo ai candidati per la presidenza (e ai partiti per organizzare le convention di fine estate). Se un candidato alla Casa Bianca accetta di utilizzare i fondi garantiti da Washington (che quest’anno sarebbero ammontati a 91,2 milioni di dollari), deve impegnarsi a non raccogliere altri soldi dai privati. Ma anche questo è un sistema morente, in particolare da quando l’allora Senatore dell’Illinois Obama scelse di non parteciparvi nel 2008, il primo, ma senz’altro non l’ultimo, a prendere questa decisione dal 1976. I costi stratosferici delle campagne per la presidenza, dati dalle dimensioni del Paese e dalla spettacolarizzazione delle elezioni, costringono i candidati a raccogliere montagne di denaro e li spingono quindi nelle braccia dei grandi finanziatori privati, come ad esempio il magnate dei casino di Las Vegas Sheldon Adelson, che quest’anno ha già versato 47 milioni di dollari nelle casse della campagna di Romney.”

Quanto hanno contato le nuove tecnologie web, terreno favorito di Obama la scorsa volta, in questa tornata?

“Il 2008 fu la prima vera elezione Facebook e i democratici, in particolare la macchina organizzativa creata dal futuro presidente, surclassò i rivali repubblicani nell’uso delle nuove tecnologie e dei nuovi media per raggiungere gli elettori. Quattro anni più tardi si dice che il GOP abbia sostanzialmente recuperato e, in questa campagna elettorale, abbia messo assieme un’offensiva da social network molto efficace. In realtà è probabile che Obama for America mantenga ancora un vantaggio, anche se risicato. L’innovazione del 2012 è il micro-targeting, preso in prestito dal marketing commerciale: gli strateghi democratici hanno analizzato in maniera minuziosa le informazioni sugli elettori a loro disposizione, suddividendoli in micro-gruppi, sulla base non solo dell’età, del genere e del profilo etnico, ma anche della professione e degli hobby, per poi raggiungerli con messaggi elettorali iper-personalizzati.”

Pubblicato originariamente sulla rivista Il Ticino

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: