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Obama e i giovani, tutto da rifare

settembre 7, 2012

Pubblicato originariamente su LetteraPolitica

Convention democratica. Barack Obama e l’ex presidente Bill Clinton. (AP Photo/Charles Dharapak)

Da Charlotte

È stato un bagno di folla per l’ex presidente Bill Clinton nella seconda serata della convention democratica in North Carolina. Tra una standing ovation e l’altra, Clinton — che, nonostante il passare degli anni e il quadruplice bypass, non sembra mai stancarsi del pubblico adorante — ha difeso il record legislativo dell’Amministrazione Obama in maniera assai più convincente di quanto abbia fatto la Casa Bianca fin qui. E non ha mancato di porre l’accento sull’importanza del voto di novembre anche per il lungo periodo. «Se vogliamo un futuro di prosperità condivisa, dove la classe media cresce e la povertà cala, dove il sogno americano è vivo e vegeto e dove gli Stati Uniti continuano a essere la principale forza di pace e prosperità in un mondo incredibilmente competitivo, dovete votare per Barack Obama», ha dichiarato l’ex presidente.

LE POLITICHE DI OBAMA PER I GIOVANI. Un invito questo agli elettori più giovani, cui Clinton, nel proprio discorso di martedì sera, ha ricordato gli sforzi fatti dall’amministrazione negli ultimi quattro anni per facilitare l’accesso all’istruzione universitaria anche agli americani meno abbienti (aumentando il numero di borse di studio e i prestiti governativi e calmierando i tassi di interesse su questi ultimi) e per espandere la copertura sanitaria tra i ragazzi (permettendo loro di rimanere sulle polizze intestate ai genitori fino al raggiungimento dei 26 anni di età).

OBAMA NON HA PIÙ APPEAL? Giovani che, nel 2008, parteciparono in gran numero alle elezioni e sostennero con entusiasmo la candidatura dell’allora Senatore dell’Illinois, consentendogli di conquistare la presidenza. Ma che oggi sembrano assai meno interessati alla campagna per la sua rielezione.
«Vedo molto meno coinvolgimento da parte dei giovani rispetto a quattro anni fa e questo mi fa preoccupare», dice Seth Jarboe, delegato venticinquenne di Armstrong in Missouri. «Nel 2008, Obama era l’oggetto del desiderio che piaceva a tutti, oggi invece non è più una novità».

PERSO UN 10% DEL VOTO UNDER 30. Il 66% degli elettori sotto i trent’anni scelse Obama su John McCain nel 2008.  Un recente sondaggio della CNN rivela che quest’anno il presidente è ancora in vantaggio, ma il margine è sceso, al 56% delle preferenze contro il 37% di Romney. E se quattro anni fa questa parte dell’elettorato costituì il 18% di tutti quelli che si recarono alle urne, un fatto storico, a novembre si pensa che tale percentuale sia destinata a scendere.
Non tutti, però, sono d’accordo sul fatto che i giovani del 2012 stiano mostrando meno energia dei colleghi del 2008. I democratici pensano che l’energia ci sia eccome e il problema stia nel convogliarla verso la campagna e verso il voto.

L’ENTUSIASMO È INTATTO, SECONDO KAL PENN. «Respingo l’idea che ci sia un gap di entusiasmo», ha dichiarato l’attore Kal Penn in una conferenza sul voto e i giovani organizzata daMicrosoft, in collaborazione con il National Journale l’Atlantic, a lato della convention. «Le folle che abbiamo visto nel 2007 e nel 2008, sia nelle primarie che nelle elezioni generali, sono esattamente le stesse folle che sto vedendo ora». Penn, famoso per la serie di film Harold & Kumar, ha lavorato, per un periodo, per la Casa Bianca di Obama, occupandosi di comunicazione e giovani.

«L’ABBIAMO SOSTENUTO E LUI HA SOSTENUTO NOI». E di ragioni per sostenere il presidente, gli under-30 (ma ancor di più gli under-25) ne hanno almeno un paio. «Ho l’assicurazione sanitaria grazie aObamacare e tanti miei amici hanno potuto continuare a studiare grazie all’espansione dei Pell grant [le borse di studio per i più bisognosi]», dice Rafael Baptista, che ha ventitré anni, è un giovane delegato di Portland, in Oregon, e, a questa convention, oltre a seguire i lavori generali, si sta riunendo quotidianamente con i membri dello Youth Council, il gruppo dei giovani democratici. «Noi abbiamo sostenuto il presidente e lui ha sostenuto noi». È senz’altro vero, infatti, che con l’arrivo di Obama, l’elettorato giovane si è trasformato in una forza politica molto meglio organizzata e assai più influente che in passato.

(© Getty Images)

LO SFORZO DI PORTARE I GIOVANI A VOTARE. Ad ogni modo, che il livello di entusiasmo tra i giovani sia lo stesso del 2008 o no, con gli elettori sotto i trent’anni la sfida è comunque sempre quella di portarli alle urne. Gli universitari, in particolare, vivono spesso lontani dal comune di residenza e raramente sono registrati per votare al seggio giusto.
Negli ultimi quattro anni, inoltre, quindici milioni di nuovi ragazzi hanno superato la soglia dei diciotto anni di età e sono ora aventi diritto. Costoro non hanno un passato elettorale e non appaiono nelle statistiche in possesso delle campagne, che quindi devono andare a cercarli per stabilire un contatto per la prima volta. «Lo sforzo per registrare i giovani sarà la questione cruciale anche quest’anno», ha dichiarato nella conferenza di MicrosoftRon Snyder, presidente dei giovani democratici d’America. «Quando sono iscritti in lista elettorale, i ragazzi tra i diciotto e i ventinove anni di età vanno a votare in percentuali molto alte [l’84% nel 2008], ma il tasso di registrazione rimane basso».

GIOVANI DELEGATI AL LAVORO. Ecco allora che i delegati più giovani arrivati a Charlotte da ogni angolo del Paese sono in cerca anche di suggerimenti su come raggiungere più efficientemente i propri coetanei. «Vogliamo tornare a casa da questa convention pieni di energia», spiega Lindsay Lussan, trentenne di Fort Collins in Colorado. «Condividere qui idee e strategie che funzionano per riportarle con noi nei nostri stati di appartenenza e metterle in pratica nei prossimi due mesi di campagna elettorale».
Su tutto, i giovani, come per altro il resto dell’elettorato, vogliono che la classe politica presti loro attenzione. Per Obama, quindi, il sostegno degli under-30 dipenderà anche dalla sua disponibilità a passare del tempo con loro, nonostante le preoccupazioni per l’economia, per gli elettori disillusi e per lavoratori bianchi.

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