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Usa, diversivi elettorali

agosto 21, 2012

Pubblicato originariamente su Lettera43

da Washington

I candidati alle presidenziali Usa, Mitt Romney e Barack Obama.I candidati alle presidenziali Usa, Mitt Romney e Barack Obama.

Certificati di nascita, dichiarazioni dei redditi e contraccezione: sono questi alcuni dei temi più caldi della campagna elettorale in corso negli Stati Uniti. Una mescolanza di questioni personali e sociali che sorprende in un Paese ancora tormentato dalla peggiore crisi economica dai tempi della Grande depressione.
LA SPARATA DI AKIN. Il più recente episodio della lunga saga di diversivi elettorali è arrivato domenica 19 sgosto, quando Todd Akin, candidato repubblicano al Senato in Missouri – per cui si vota lo stesso giorno delle presidenziali, il 6 agosto – ha dichiarato che «il vero stupro raramente causa gravidanze», perché il corpo delle donne possiede un meccanismo naturale che gli permette di riconoscere l’abuso ed evitare il concepimento.
CONTROVERSIE ELETTORALI. Un commento davvero imbarazzante, anche per un candidato ultra-conservatore come lui. Ma che si inserisce comunque nella scia di controversie che il pubblico americano ha dovuto sopportare a partire dalla primarie repubblicane.
Per esempio, quella sul luogo di nascita del presidente Barack Obama (il movimento deibirther rimane convinto che Obama non sia nato negli Stati Uniti) e quella sul diritto delle donne americane alla contraccezione (non all’aborto, si badi bene, ma semplicemente alla pillola).
Ma anche i democratici non scherzano.
FALSE ACCUSE A ROMNEY. Recentemente, la Super Pac Priorities Usa, che sostiene Obama, ha prodotto e distribuito uno spot elettorale – poi ritirato – che accusava Mitt Romney di essere responsabile del decesso della moglia di un dipendente dell’acciaieria fatta chiudere da Bain Capital, il fondo di private equity di cui è padre padron.
La notizia si era rivelata un falso: l’uomo in questione, Joe Soptic, aveva sì perso il lavoro e quindi la copertura sanitaria, ma la moglie, malata e poi deceduta di cancro, era comunque assicurata in maniera indipendente.
Intanto, l’ossessione per le dichiarazioni dei redditi di Romney (perché ne ha rilasciate solo due? Che cosa nasconde? Che aliquota ha pagato nell’ultimo decennio?), giustificata all’inizio, sta cominciando a odorare di stantio.
In fondo, è noto che il repubblicano ha in programma di diminuire ulteriormente il già bassocarico fiscale sugli americani più ricchi quindi, indipendentemente dalle tasse da lui versate in passato è già noto a tutti che ne pagherebbe ancora meno nel caso dovesse diventare presidente.

Un dibattito finalizzato solo a minare l’immagine dei candidati

Barack Obama alla conferenza del 20 agosto in Casa Bianca.(© Ansa) Barack Obama alla conferenza del 20 agosto in Casa Bianca.

Gli attacchi sono finalizzati unicamente a minare l’immagine dei candidati agli occhi degli elettori, trasformando Obama in uno straniero senza valori e Romney in un moderno Paperon de’ Paperoni.
Confusi dalle tattiche elettorali delle due campagne e distratti da gaffe come quella di Akin, chi ci perde alla fine sono gli elettori, privati di un dibattito serio sul futuro degli Stati Uniti.
QUESTIONI CLOU ACCANTONATE. Finora, questioni importanti come il cambiamento climatico e l’immigrazione sono state completamente assenti dalla campagna elettorale. La politica estera, nonostante la crisi del debito sovrano nell’Eurozona, la guerra civile in Siria, le accresciute tensioni nel Golfo Persico e in Iran e la continua violenza in Afghanistan, è sparita nel nulla.
Si è tornato a parlare di sanità, non tanto per volontà della classe politica ma per via della decisione della Corte suprema sul cosiddetto Obamacare, la riforma sanitaria del presidente.
TONI PROPAGANDISTICI. E se è vero che il dibattito sull’economia e le finanze pubbliche impazza, i toni impiegati sono più propagandistici che pratici: la disputa tra democratici e repubblicani si è ormai trasformata in un mero referendum ideologico sul fatto che le tasse piacciano o no.
Del resto, non si capisce perché i due candidati in corsa per la Casa Bianca dovrebbero avere voglia di parlare seriamente delle questioni in ballo. Il presidente Obama proviene da quattro anni difficili, non necessariamente per colpa sua avendo ereditato la peggiore situazione economica degli ultimi decenni, ma di cui è comunque ritenuto responsabile.
L’uscita dalla crisi si sta rivelando più lunga e tortuosa del previsto e i suoi maggiori successi legislativi – la riforma sanitaria e il pacchetto di stimolo economico – sono poco amati dagli elettori.
Di conseguenza, al contrario della campagna del 2008, fatta di grande entusiasmo e promesse di cambiamento, i democratici del 2012 sperano di rimanere aggrappati alla presidenza semplicemente facendo notare agli elettori l’incompetenza dei repubblicani.

Gli elettori Usa chiamati a decidere sul ruolo del governo in una società moderna

Mitt Romney, candidato democratico al voto per la Casa Bianca del 6 novembre.(© Getty Images) Mitt Romney, candidato democratico al voto per la Casa Bianca del 6 novembre.

D’altra parte, Romney è un candidato debole, che vorrebbe piacere a tutti e finisce per non piacere a nessuno. Il suo programma politico è volutamente vago, per non rivelare alcun dettaglio che possa provocare l’ostilità dei conservatori o degli indipendenti. Anche l’aggiunta di Paul Ryan al duetto presidenziale del Grand old party, che nella speranza di molti avrebbe dovuto iniettare più sostanza nella campagna elettorale, a una settimana dall’inizio della convention repubblicana è ancora molto vacua.
DISCORSI POVERI DI CONTENUTI. Pur conosciuto per una proposta di bilancio minuziosa e conservatrice, non appena salito a bordo del carrozzone elettorale anche Ryan ha lasciato da parte gli aspetti più tecnici per dedicarsi a racconti lunghi e inutili sulla propria giovinezza nell’Illinois di provincia.
È probabilmente in questa atmosfera rumorosa ma povera di contenuti, pulsante solo dei miliardi dei Super Pac che gli americani andranno alle urne in novembre.
Ma, nonostante la cacofonia degli spot elettorali sensazionalisti trasmessi su tivù, radio e internet a ogni secondo della giornata, la scelta che si presenta agli elettori a novembre si sta profilando in maniera piuttosto netta.
EQUILIBRIO DIFFICILE. Si deciderà, infatti, su che ruolo debba avere il governo in una società moderna, nella quale è necessario trovare un equilibrio tra benessere economico e protezione dell’ecosistema in un’era di recessione e riscaldamento globale e, contemporaneamente, preservando i diritti acquisiti ed estendendoli se possibile a nuovi gruppi di cittadini.
Da un lato, Romney e Ryan rappresentano la faccia più conservatrice del Partito repubblicano, una destra che amplifica la filosofia anti-governativa di Ronald Reagan e mira a smantellare la rete di sicurezza sociale e le conquiste del New Deal.
Dall’altro, Obama e Joe Biden incarnano l’essenza moderata e centrista del Partito democratico, una corrente non necessariamente progressista ma pragmatica e disposta a intervenire per provare a rispondere alle sfide complesse di questo particolare momento storico.

Martedì, 21 Agosto 2012

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