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Paul Ryan, il vero volto di Romney

agosto 14, 2012

Pubblicato originariamente su LetteraPolitica

Scegliendo il deputato del Wisconsin Paul Ryan come candidato alla vice-presidenza, Mitt Romney ha rivelato le proprie reali preferenze politiche. (Photo by Win McNamee/Getty Images)

Da Washington
Da mesi ci si domandava chi fosse realmente Mitt Romney: il finanziere brillante e senza scrupoli di Bain Capital, il governatore del Massachusetts preoccupato di espandere la sanità pubblica anche a chi non aveva l’assicurazione privata, oppure il candidato ultra conservatore della campagna elettorale in corso?
CON RYAN, ROMNEY VIRA DEFINITIVAMENTE A DESTRA. Ebbene, la scelta di Paul Ryan come compagno d’avventura presidenziale non lascia alcun dubbio. La virata a destra del candidato repubblicano alla Casa Bianca, cominciata già ai tempi delle primarie del GOP, non è solo una tattica temporanea volta a tenere a bada la base di attivisti di partito fino al giorno delle elezioni. Dovesse eventualmente essere eletto presidente, Romney non si spoglierà dei panni di attivista anti-governo per rivelarsi finalmente per il moderato che è. Tutt’altro. Assieme a Paul Ryan, i conservatori americani sono ora ben posizionati per seguire Romney fino nella stanza ovale e, in tutta probabilità, dettarne la filosofia di governo.
PAUL RYAN È L’IDEOLOGO DEL NUOVO GOP. Infatti, se Romney è noto per la vaghezza delle proprie proposte politiche, reticente nell’offrire i benché minimi dettagli del proprio programma perché timoroso di inimicarsi questo o quel gruppo di elettori, della visione governativa di Ryan si sa fin troppo.
Il quarantaduenne deputato del Wisconsin, che ha trascorso tutta la carriera facendo politica a Washington, è emerso negli ultimi due anni, parallelamente al successo del Tea Party, come il pensatore di un nuovo GOP giovane e aggressivo, che mira non solo a ridurre, ma a rivoluzionare la struttura del governo federale dopo quelli che considera gli eccessi dell’Amministrazione Obama e della precedente Amministrazione Bush.

La proposta di bilancio fatta da Ryan, il cosiddetto Path to Prosperity, mira anche allo smantellamento dello stato sociale. (Photo by T.J. Kirkpatrick/Getty Images)

RYAN E IL «PATH TO PROSPERITY».Laddove altri membri del partito, in particolare dell’establishment repubblicano, non se la sentono di rompere del tutto con il passato, Ryan è invece sempre pronto a farsi avanti con idee radicali e controverse, soprattutto in fatto di economia.
In particolare, la proposta di bilancio delineata da Ryan e chiamata «Path to Prosperity» include una riforma sanitaria davvero estrema. Innanzitutto, Ryan taglierebbe i fondi al programma Medicare, la sanità pubblica che oggi copre tutti i costi dell’assistenza medica per gli americani che hanno più di sessantacinque anni. Il giovane deputato del Wisconsin avrebbe poi intenzione di trasformareMedicare in un sistema di buoni governativi dal valore pre-fissato, che i beneficiari sarebbero liberi di spendere come preferiscono sul mercato privato.

MISURE ECONOMICHE RADICALI. Tra le altre proposte fatte da Ryan negli anni ci sono anche la privatizzazione del sistema delle pensioni e una riduzione drastica della spesa pubblica per le infrastrutture, l’istruzione e, in generale, tutti i settori pubblici al di fuori della difesa.
Che uno sia d’accordo o meno con la visione politica di Ryan, quello che è importante rilevare qui è che il suo sforzo non è, come i repubblicani sperano di far credere agli indipendenti, diretto semplicemente a ridurre una spesa pubblica ormai insostenibile in modo da riportare il deficit di bilancio, e quindi il debito pubblico, sotto controllo.
Se le cose stessero davvero così, Ryan non avrebbe inserito simultaneamente nella propria proposta di budgetanche enormi tagli alle tasse per i livelli di reddito più alti.

RYAN VUOLE SMANTELLARE LO STATO SOCIALE.  La realtà è che Ryan, e con lui quindi anche Romney, rappresenta la punta di diamante di un movimento conservatore profondamente ideologico, che è al lavoro da oltre trent’anni per smantellare la rete di sicurezza sociale negli Stati Uniti e ritornare a quello che ricorda come il Paese dei balocchi pre-New Deal.
Scegliendo di presentarsi al voto di novembre in questa nuova veste, Romney ha, forse involontariamente, alterato l’essenza di questa elezione, che non è quindi più un referendum sul primo mandato del Presidente Obama ma piuttosto un referendum sulle idee affermate dal Tea Party nelle elezioni di medio-termine del 2010. Agli elettori l’ardua sentenza.

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