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USA: i democratici abbandonano la riforma sanitaria

ottobre 1, 2010

Washington D.C. – La riforma sanitaria voluta dal Presidente Obama, e approvata dal Congresso in marzo, sembra destinata a diventare l’impresa legislativa più importante e, al contempo, meno apprezzata della storia americana. Potrebbe addirittura rivelarsi una delle cause principali di quella che si prospetta come una probabile sconfitta democratica nelle elezioni midterm di novembre.
In apparenza, la ragione dei problemi di pubbliche relazioni che la riforma sanitaria ha causato al Partito Democratico è semplice: con l’economia statunitense che fatica a riprendersi dalla recessione, e con un tasso di disoccupazione fermo al 9,6%, questa riforma del sistema sanitario, pensata per entrare in vigore lentamente nel corso dei prossimi anni e di cui gli effetti, anche positivi, si sentiranno solamente poco a poco, non è sufficiente a convincere gli elettori, stanchi della crisi, che l’Amministrazione Obama e la maggioranza democratica al Congresso siano davvero determinate a migliorare lo stato delle cose. I sondaggi, senza dubbio, puntano in questa direzione. Per tutto il 2010, una maggioranza di americani si è detta poco convinta dell’efficacia e dell’importanza della riforma. Un rilevamento di Rasmussen Reports del 27 settembre mostra che solo il 36% degli elettori sostiene la legge, mentre il 51% si dice certo che si rivelerà dannosa per il paese.
C’è da chiedersi, però, quanto l’atteggiamento impaurito e incerto dei democratici possa aver influito sull’immagine negativa attribuita alla riforma sanitaria dagli elettori.
Infatti, chi terrorizzato da questi trend elettorali negativi, chi deluso dall’essenza della legge, la quale non si sarebbe rivelata all’altezza delle aspettative, i democratici più conservatori e più progressisti si sono divisi in due fazioni, entrambe molto critiche, tra cui sono rimasti incastrati il Presidente Obama e la stessa riforma sanitaria.
I candidati del Partito Democratico che competono in distretti elettorali moderati e che hanno, negli ultimi due anni, sostenuto le politiche dell’Amministrazione Obama, hanno deciso che, per il bene delle proprie campagne elettorali, è meglio non fare il benché minimo accenno alla riforma, sperando di distrarre gli elettori, affinché se ne dimentichino. Solo i democratici conservatori che, beati loro, hanno votato contro la riforma sanitaria, ne parlano apertamente, vantandosi della loro indipendenza da Washington e dalla leadership del partito, atteggiamento questo che pare funzionare in un anno elettorale in cui “outsider” e “anti-establishment” sono le parole chiavi.
Tra gli altri, Stephanie Herseth Sandlin, democratica del South Dakota in corsa per la rielezione alla Camera, dichiara in un recente spot elettorale: “Ho tenuto testa alla leadership del mio partito e ho votato no, perché qui in South Dakota sapevamo di non poterci permettere nulla del genere”. In uno spot della campagna elettorale di Chet Edwards, democratico del Texas, il narratore racconta: “Quando il Presidente Obama e Nancy Pelosi hanno fatto pressione su Chet Edwards, Chet gli ha tenuto testa e ha votato contro la loro riforma sanitaria da un trilione di dollari”.
Gli esempi non finiscono qui.
Nel frattempo, la base liberal del Partito Democratico, che si è mobilitata per la riforma sanitaria sin dall’inizio della presidenza Obama, ha cominciato a lamentarsi della legge non appena approvata dal Congresso perché, è pur vero, Obama  non è riuscito a ottenere da Deputati e Senatori che tutti i dettagli desiderati dai progressisti, per esempio la creazione di una “opzione pubblica” che offrisse agli americani la possibilità di entrare a far parte di un’assicurazione sanitaria gestita interamente dal governo, venissero inclusi nel testo finale.
A questa base di attivisti, descritta nei media come apatica e letargica, e poco interessata a recarsi alle urne a novembre, si sono rivolti negli ultimi giorni sia il Presidente Obama che il Vice-Presidente Joe Biden. In un’intervista che appare nel numero di ottobre del magazine Rolling Stone, Obama ha dichiarato che, in generale, i democratici hanno la tendenza a vedere il bicchiere “sempre mezzo vuoto”, che questo tipo di atteggiamento disilluso è da considerarsi “irresponsabile” e che è ora che i progressisti si diano una regolata e si rechino alle urne. Biden, in un tono ancor più aggressivo, ha intimato lunedì, durante un evento elettorale organizzato in New Hampshire, che “è tempo di ricordare alla base del partito di smettere di lamentarsi e, invece, di rendersi conto di quali siano le alternative a disposizione”.
Naturalmente, i commenti di Obama e Biden non sono stati ricevuti favorevolmente dai destinatari.
Glenn Greenwald ha scritto su Salon.com: “Gli elettori democratici mancano di entusiasmo non perché hanno letto troppi blog critici del presidente; sono apatici perché hanno osservato cosa è successo nelle loro vite negli ultimi due anni e non vedono ragione di mettersi al servizio di chi è stato al potere durante questo periodo di tempo. Ancor più incredibile il fatto che pensino [l’Amministrazione Obama] che insultare i propri elettori delusi, invece che cercare di affrontare la ragione di tale delusione o, ancora meglio, di trovarvi una soluzione, sia un buon modo di generare entusiasmo elettorale”.
A questo punto, i trend politici registrati dai sondaggi sembrano dare ragione ai critici della riforma: i democratici vicini al presidente Obama sono più a rischio di quelli che hanno fatto opposizione.
In Pennsylvania, ad esempio, il deputato democratico Patrick Murphy, eletto due anni fa assieme al presidente e suo fedele alleato, rischia di perdere la gara per la rielezione in un distretto elettorale che Obama ha vinto facilmente nel 2008. Dall’altra parte dello stato, Jason Altmire, un altro democratico, più conservatore e critico del presidente, viene considerato con buone possibilità di vittoria in un distretto conquistato da John McCain due anni fa’.
È chiaro ormai che la riforma sanitaria, per quanto importante, non può trasformarsi in un punto forte della campagna elettorale democratica per le midterm.
In parte, la colpa va forse individuata nella legge stessa, una riforma contemporaneamente troppo ambiziosa e troppo poco ambiziosa. Certo è che i democratici al Congresso non hanno contribuito granché a farla apprezzare di più agli elettori.  Invece di sostenere quello che è stato il loro maggior successo legislativo, di fronte all’umore incerto dell’elettorato e alle imperfezioni della legge, hanno scelto di buttare via il bambino assieme all’acqua sporca. Con un po’ meno di paura e un po’ più di convinzione, la riforma sanitaria, anziché abbandonata, poteva anche essere difesa.

Pubblicato originariamente sulla newsletter del Centro di Formazione Politica

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