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Immigrazione – l’Amministrazione Obama fa causa all’Arizona

luglio 9, 2010

Washington D.C. – Il Ministero della Giustizia Americano ha deciso martedì di aggiungere il proprio nome all’elenco di organizzazioni, dall’American Civil Liberties Union (ACLU) al Mexican American Legal Defense and Educational Fund, già in causa con l’Arizona per via della legge sull’immigrazione approvata dall’Assemblea di Stato, e firmata dal Governatore Jan Brewer, questa primavera.

La legge stabilisce il reato di immigrazione clandestina e impone alle forze dell’ordine di controllare la documentazione di tutti coloro che vengano fermati per altre questioni ma che abbiano l’aria di chi è entrato nel paese illegalmente. I sostenitori della legge (in Arizona sono favorevoli sia i repubblicani che anche molti democratici) sono convinti che questa misura è necessaria per frenare un flusso migratorio illegale ormai fuori controllo. I critici, invece, vi intravedono solamente l’opportunità, per le autorità locali, di discriminare sulla base di tratti razziali, in particolare contro la popolazione, legale o meno, di origini messicane. L’Arizona, infatti, confina con il Messico e la presenza nello stato di un numero sempre crescente di abitanti di origine ispaniche, un po’ come fu il caso dell’idraulico polacco nel referendum francese per il Trattato di Lisbona, è uno dei temi più sentiti della campagna elettorale di quest’anno, in particolare, naturalmente, dall’ala conservatrice dell’elettorato.

La causa presentata martedì dal Ministero della Giustizia contesta la costituzionalità della legge approvata in Arizona. Secondo il Ministero, la Costituzione americana affida esclusivamente al governo federale l’autorità di regolare i confini, e quindi anche i flussi migratori, degli Stati Uniti. L’Arizona non può, dunque, riservarsi il diritto di stabilire norme separate sull’immigrazione.

Non solo. Dirottando verso l’implementazione della nuova legge risorse federali quali la Guardia Nazionale, l’Arizona le sottrarrebbe illegittimamente a altre funzioni più importanti, quali la prosecuzione di sospettati di terrorismo e di stranieri con un passato criminale comprovato. Questo, secondo il Ministro della Giustizia Eric Holder, “avrà un impatto negativo sulla sicurezza dell’intero paese”.

Il governo federale spera anche, presentando questa causa, di scoraggiare quegli altri stati di confine che stanno considerando la possibilità di seguire l’esempio dell’Arizona, vagliando l’opportunità di passare leggi simili anche nei propri territori. “La Costituzione e le leggi federali che regolano l’immigrazione non permettono l’emergere di una collezione di politiche statali e locali che siano diverse in ogni angolo del paese”, recita il documento presentato al tribunale dal Ministero.

Il governo ha così richiesto un’ingiunzione della corte affinché la legge  non entri in vigore in Arizona nella data prevista del 29 luglio.

Alle origini del dibattito sempre più infuocato sull’immigrazione clandestina sta l’incapacità del governo federale di Washington di passare una riforma comprensiva, attesa ormai da anni, dell’attuale sistema che regola i flussi migratori. Proprio perché si tratta di un tema su cui le controparti fanno fatica a trovare un accordo, le promesse elettorali di riforma vengono regolarmente dimenticate e le proposte di legge effettivamente presentate al Congresso ignorate. Questo approccio inefficacie lascia scontenti tutti, sia gli immigrati clandestini, che ormai vivono e lavorano negli Stati Uniti da anni e chiedono che gli venga data la possibilità di regolarizzarsi e di prendere la cittadinanza, sia i cittadini americani preoccupati che il numero di coloro che entrano nel paese illegalmente ecceda le capacità di assorbimento degli Stati Uniti.

Una mancanza politica da parte di Washington, questa, che dà spazio a tipi alla Jan Brewer, ovvero a quei politici del Far West che non si fanno problemi a regolare l’immigrazione nello stile di O.K. Corall.

Senza dubbio, la nuova rilevanza assunta in queste ultime settimane dalla questione immigrazione, in particolare negli stati del grande Sud, va attribuita non solo alla legge approvata in Arizona, ma anche all’avvicinarsi delle elezioni midterm. Sia i repubblicani che i democratici sperano di trarre un vantaggio elettorale dall’esito di questo dibattito. Il GOP pensa a conquistarsi gli elettori bianchi intimiditi dall’idea dell’immigrazione clandestina, il Partito Democratico si rivolge invece al sempre crescente blocco di elettori di origini ispaniche, molti dei quali sono giustamente indignati da questo tipo di politiche.

Guarda caso, prende nota il blog di politica e statistica FiveThirtyEight, Jan Brewer si è rapidamente trasformata da improbabile governatore a star del movimento conservatore, non solo nella propria natia Arizona, ma sempre più anche in una serie di stati vicini. I candidati alle primarie repubblicane in Alabama, South Carolina e Georgia, hanno cominciato a litigarsi il sostegno di Brewer, oggi diventato una carta vincente negli ambienti di destra.

Il tribunale di Phoenix dovrà ora decidere della costituzionalità della legge. Nel frattempo, il tema immigrazione rimarrà al centro della campagna per le midterm, visto il suo importante valore elettorale. Parlarne è facile, non altrettanto adoperarsi per risolvere la questione. Rimane dunque improbabile che il governo federale o il Congresso si mettano davvero in moto per arrivare a una riforma seria del sistema. Nella realtà dei fatti, il popolo americano ha opinioni in proposito molto divergenti e, sia per i repubblicani che per i democratici, trovare un compromesso su questa questione rischia di causare più danni che benefici.

Pubblicato originariamente sulla newsletter del Centro di Formazione Politica

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