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USA – Regolamentazione dei mercati finanziari a rischio

Mag 21, 2010

Washington D.C. – Dopo i mesi di contrattazioni politiche necessari all’Amministrazione Obama e al Congresso a maggioranza democratica per approvare la legge sulla riforma sanitaria, si pensava che il lavoro legislativo sulla riforma delle regolamentazioni dei mercati finanziari, un atto politico oggi molto popolare tra gli elettori americani ancora infuriati con Wall Street per via della crisi economica, si sarebbe rivelato un gioco da ragazzi.

Invece, dopo settimane di negoziati condotti dietro le quinte, il Senato si  lasciato sfuggire, mercoledì, l’ennesima opportunità di concludere il dibattito parlamentare e di procedere a un voto definitivo sulla proposta di legge che  ora in fase di approvazione.

In un voto di tipo procedurale conosciuto come cloture vote (il cui obbiettivo  di arrivare alla conclusione del dibattito parlamentare e, di conseguenza, al termine ultimo per la presentazione di emendamenti al testo principale), il Presidente del Senato Harry Reid  riuscito a raccogliere solo 57 voti a favore, risultato deludente per la leadership democratica e che apre la strada a una nuova serie di faticosi compromessi.

Tra i repubblicani, solo le senatrici moderate del Maine Susan Collins e Olympia J. Snowe hanno votato per arrivare alla fine del dibattito parlamentare, mentre tutti gli altri, incluso il neo-eletto Senatore del Massachusetts Scott Brown, il quale aveva inizialmente promesso il proprio sostegno alla misura democratica, si sono opposti. Tra i democratici, il Senatore Arlen Specter della Pennsylvania, che martedì aveva perso le primarie di partito, non  rientrato a Washington in tempo per votare. Infine, Harry Reid (che ha cambiato voto all’ultimo momento, da s“ a no, perché le regole procedurali del Senato gli consentono così di programmare immediatamente un altro voto), non  riuscito a convincere due senatori democratici, ovvero Maria Cantwell dello Stato di Washington e Russ Feingold del Wisconsin, preoccupati che la proposta di legge originariamente ideata dal Senatore del Connecticut Christopher Dodd, capo della Commissione Affari Bancari, non sia sufficientemente restrittiva dei comportamenti rischiosi assunti in questi ultimi anni dalle grandi istituzioni finanziarie americane.

Feingold ha dichiarato a fine voto di non ritenere che il testo di legge così com’ possa prevenire una futura crisi finanziaria. Cantwell insiste sull’integrazione di due emendamenti, al momento assenti dalla proposta in analisi, prima di poter votare a favore del pacchetto legislativo nei tempi desiderati dal Presidente Harry Reid. Da un lato, Cantwell, come per altro il Senatore repubblicano John McCain, vorrebbe vedere re-istituito il cosidetto Glass-Steagall Act, approvato dal Congresso negli anni trenta, sulla scia della Grande Depressione, con l’obbiettivo di separare legalmente le attività delle banche commerciali e delle banche di investimento. Questa legge, pensata per evitare che le società finanziarie si lanciassero in investimenti rischiosi con i depositi dei piccoli risparmiatori, stata eliminata nel 1999.

Dall’altro, Cantwell vuole la possibilità di votare su una propria aggiunta al testo di legge (ispirata alla proposta conosciuta come Volcker Rule, dal nome di Paul Volcker, ex-chairman della Federal Reserve), la quale limiterebbe significativamente la libertà delle banche di trattare i complessi e spesso oscuri strumenti derivati, se non all’interno di un mercato di scambio ufficiale e trasparente e regolato in maniera simile alle borse valori.

Fin qui i repubblicani, che si rifiutano di terminare il dibattito parlamentare perché si dicono insoddisfatti della proposta di legge, hanno anche impedito il voto sugli emendamenti in questione, generando la frustrazione della leadership democratica.

In ogni modo, il voto di mercoledì ha dimostrato che, lavorando con Cantwell e Feingold senza perdere il sostegno di Collins e Snowe, e presupponendo il voto favorevole di Specter, Harry Reid ha la possibilità di far approvare la proposta di legge, anche se, per l’ennesima volta, praticamente senza alcun voto repubblicano.

E’ probabile che il dibattito parlamentare sulla riforma delle regolamentazioni dei mercati finanziari continui ancora per qualche tempo, vista la serie di emendamenti (non solo quelli voluti dalla Senatrice Cantwell) che rimangono sospesi, ma che hanno il sostegno incondizionato dell’uno o dell’altro membro.

Ad esempio, sul modello della decisione presa in Germania di vietare la vendita allo scoperto (naked short-selling) di titoli finanziari, buoni del tesoro e credit default swap (CDS), il Senatore Byron Dorgan, democratico del North Dakota, ha introdotto un proprio emendamento al testo di legge sulla riforma finanziaria che proibirebbe per intero il naked short-selling di CDS. Per ora, l’emendamento non sembra andare da nessuna parte. Ma, come scrive il Financial Times, “la presenza stessa dell’emendamento rappresenta un ammonimento a Wall Street. Fino a poco tempo fa, anche solo la possibilità che una proposta del genere potesse essere formulata era completamente ignorata dai banchieri di Wall Street, convinti che fosse un’idea impraticabile e improbabile”.

Il Presidente Barack Obama rimane sorprendemente assente dal dibattito sulla riforma finanziaria. In molti, però, cominciano a domandare un suo intervento diretto al fine di conoscere la posizione del presidente sui dettagli della riforma, visto che il processo legislativo si sta rivelando più lungo e complicato del previsto.

Pubblicato originariamente sulla newsletter del Centro di Formazione Politica

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