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Tax Day and Tea Party

aprile 16, 2010

Washington D.C. – Il 15 aprile è Tax Day in America, la scadenza entro cui i contribuenti  devono dichiarare il proprio reddito per l’anno precedente e versare all’erario dello stato (nel caso americano, all’Internal Revenue Service o IRS), le imposte dovute. Si  è appreso così giovedì che il reddito combinato di Barack e Michelle Obama per il 2009  è stato di circa cinque milioni e mezzo di dollari, dei quali oltre cinque milioni incassati grazie alle vendite dei due libri scritti dal presidente, “Dreams of my Father”, e “The Audacity of Hope”. La prima coppia americana avrebbe versato un milione e 800 mila dollari in tasse federali, e ulteriori 163.303 dollari allo Stato dell’Illinois. Avendo il presidente deciso di donare, in beneficenza, tutto il milione e 400 mila dollari ricevuto assieme al Premio Nobel per la Pace, questa somma non  è stata computata, secondo le regole americane, nel reddito di Obama, il quale non ha, quindi, potuto dedurre la donazione dalla propria dichiarazione dei redditi. Assieme a quella degli Obama, è stata pubblicata anche la dichiarazione dei redditi del Vice-Presidente Joe Biden e della moglie Jill, in quali hanno dichiarato un reddito lordo combinato di 333.182 dollari.
Naturalmente, con il Tax Day arrivano anche le proteste dei contribuenti insoddisfatti, proteste quanto mai seguite questa volta data la crescita esponenziale avvenuta nel corso dell’ultimo anno del movimento del Tea Party. Questa nuova formazione di attivisti, che dichiara di voler lottare per un ridimensionamento del ruolo del governo federale nella politica americana (a partire proprio da quello che i membri considerano un eccessivo carico fiscale imposto sui cittadini), prende il nome dalla ribellione dei coloni americani di Boston del 16 dicembre 1773, per protestare contro le imposte sul tè esatte dalla Corona Inglese. Il Boston Tea Party è  ricordato come uno degli eventi cardine sulla strada verso la Rivoluzione Americana.
Per celebrare le proprie origini e per protestare il Tax Day, i sostenitori del nuovo Tea Party si sono ritrovati giovedì a Washington. La manifestazione tenutasi nella capitale sarebbe una di circa 2000 eventi simili che, dicono gli organizzatori, si sarebbero svolti simultaneamente per tutto il paese. Washington è  anche la tappa conclusiva del viaggio del Tea Party Express, un pullman organizzato dagli attivisti di questo movimento conservatore e anti-fisco partito da Las Vegas il 27 marzo scorso.
Da un rilevamento statistico condotto da CNN/Opinion Research Corp., i cui risultati sono stati resi noti giovedì, emerge che circa i tre quarti della popolazione americana sono convinti che il governo federale sprechi i dollari versati dai contribuenti. Il 50% degli intervistati ha dichiarato inoltre di ritenere il sistema fiscale americano ingiusto, con quattro intervistati su dieci che si dicono infuriati del carico fiscale che devono sostenere.
A sorpresa, però, sono arrivati mercoledì anche i risultati di un altro sondaggio, condotto dal New York Times/CBS News Poll. Questo rilevamento statistico mostra una fotografia assai differente: il 62% degli intervistati, infatti, sostiene che l’ammontare delle proprie tasse è equo. Solo il 30% dice di sentirsi vittima di un’ingiustizia fiscale. Questa visione, generalmente positiva, del sistema di tassazione, sarebbe condivisa non solo dagli elettori democratici, due terzi dei quali sostengono che il fisco americano è equo, ma anche dagli intervistati di fede repubblicana, tra cui 6 su 10 si trovano d’accordo.
Il sondaggio di New York Times/CBS ha indagato in particolare i sentimenti dei sostenitori del Tea Party, un numero che si calcola in circa il 18% di americani. Più della metà ha dichiarato, inaspettatamente, di ritenere ragionevole il proprio carico fiscale. Diversa invece l’opinione di quelli che si definiscono non semplici sostenitori del Tea Party, ma veri e propri attivisti. Tra costoro, il 55% ritiene ingiuste le tasse esatte dal governo federale.
Lo stesso sondaggio di New York Times/CBS News Poll offre anche il primo vero studio statistico del movimento del Tea Party, e ne spiega in dettaglio la composizione demografica.
Il sostenitore tipico del Tea Party è un uomo, bianco, sposato, e di oltre 45 anni di età. Tendenzialmente, tale elettore si descrive come “molto conservatore” e definisce il Presidente Obama “molto liberal”.
Eppure, per molti versi, le risposte di questo gruppo di americani a una serie di domande di politica interna non sono così diverse da quelle del resto del paese. Generalmente, i sostenitori del Tea Party si definiscono “benestanti”, più della media, ma si dicono anche convinti che entro l’anno avranno almeno un parente che perderà il lavoro. Questi americani confessano anche che la crisi economica ha avuto un impatto decisamente negativo sul tenore di vita delle proprie famiglie.
La maggior parte dei sostenitori del Tea Party dichiara di mandare i propri figli in scuole pubbliche, molti di essi non ritengono che Sarah Palin sia qualificata per il lavoro di presidente e, nonostante il proprio impegno politico sia rivolto all’obbiettivo di ridimensionare l’influenza del governo federale nella vita politica del paese, in gran numero si dicono comunque convinti che sia importante preservare sia Medicare che Social Security, l’unica forma di stato sociale che esiste in America. I sostenitori del Tea Party sono preoccupati soprattutto per lo stato dell’economia e sono convinti che il Presidente Obama stia portando il paese nella direzione sbagliata (concentrando i propri sforzi solo sui più poveri e dimenticandosi della classe media). Al contrario della maggioranza dell’elettorato americano, che ritiene che Wall Street sia stata responsabile della crisi economica in corso, i simpatizzanti del Tea Party sono convinti che sia stata tutta colpa del Congresso di Washington.
Probabilmente, le differenze nei risultati dei sondaggi del New York Times e di CNN si possono spiegare in termini delle diverse metodologie impiegate. Tradizionalmente, anche piccoli aggiustamenti nel tipo di domande poste agli intervistati possono creare risultati complessivi molto diversi.
In generale, però, questa difficoltà di lettura dimostra che l’avvento sulla scena politica del Tea Party, un blocco demografico che si era sempre astenuto dalla politica attiva, sta rendendo il dibattito pubblico in America ancora più complesso, a dimostrazione di una società che cresce in complessità e, quindi, anche in incertezza e confusione.
Pubblicato originariamente sulla newsletter del Centro di Formazione Politica

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