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L’aborto diventa un ostacolo alla riforma sanitaria

ottobre 15, 2009

Continua tra mille difficoltà il dibattito sulla riforma sanitaria in America. Martedì, la Commissione Servizi Finanziari del Senato ha bocciato due emendamenti che erano stati aggiunti al testo di legge rispettivamente dai Senatori Jay Rockfeller della West Virginia e Chuck Schumer di New York. In maniere diverse, i due emendamenti avevano il fine di far sopravvivere la “public option”, ovvero una qualche forma di assicurazione sanitaria gestita direttamente dal governo e offerta a coloro che, da un lato, non presentano i requisiti necessari a ricevere i sussidi statali versati ai più poveri, e, dall’altro, non possono però permettersi i costi delle polizze private, nemmeno quelli calmierati che dovrebbero risultare dalla riforma.
Nonostante ci sia in commissione una maggioranza democratica di tredici senatori contro dieci, l’hanno spuntata i repubblicani dopo che cinque esponenti del partito dell’asinello si sono aggiunti a loro nel votare contro gli emendamenti. Tra costoro anche il presidente della commissione, il Senatore del Montana Max Baucus. Baucus sostiene che l’opzione pubblica sia troppo rischiosa, e che una proposta di legge che la comprenda non riuscirebbe mai a passare il voto del Senato, mandando così all’aria i mesi di trattative che sono stati necessari a raggiungere un qualche, seppur limitato, compromesso.
In effetti, anche se, in teoria, i democratici hanno al Senato i sessanta voti sufficienti a approvare qualsiasi provvedimento, si prevede che alcuni tra i cosiddetti “Blue Dog Democrats”, ovvero gli esponenti più moderati del partito, sceglierebbero di bocciare l’opzione pubblica.
La fine infelice degli emendamenti voluti da Rockfeller e Schumer ha rappresentato sicuramente un duro colpo per i sostenitori della riforma sanitaria e dell’opzione pubblica. In realtà, come scrive Derek Thompson sull’Atlantic, questo significa che la proposta di legge “è quasi morta, ma non è già morta”. Infatti, qualsiasi testo verrà approvato dalla Commissione Finanza dovrà poi, comunque, essere integrato alle proposte di legge che usciranno dalle altre commissioni competenti, fra cui quella della Commissione Sanità. Inoltre, i sostenitori dell’opzione pubblica confidano che la Camera, in cui la delegazione democratica capeggiata dalla Presidente Nancy Pelosi è decisamente più progressista, passi un testo di legge favorevole all’opzione pubblica. Se Camera e Senato approvassero davvero due proposte di legge molto diverse, queste dovranno comunque confluire in un unico testo di legge, da mandare al Presidente Obama per la firma finale. Starà alla leadership delle due Camere trovare un compromesso accettabile.

Intanto, comincia a diventare sempre più problematica la questione dell’aborto. Da sempre un tema polarizzante in America, l’aborto ha fatto capolino anche nel dibattito sulla riforma sanitaria, grazie all’impegno degli instancabili attivisti “pro-life”, ovvero anti-aborto.

Una legge vecchia di trent’anni stabilisce che il denaro dei contribuenti non può essere utilizzato per finanziare gli aborti volontari, ovvero quelli che risultano dalla scelta personale di una donna e non da indipendenti condizioni mediche. In America, di conseguenza, bisogna fare riferimento a un network di cliniche private per poter abortire. Molte polizze assicurative private coprono, però, i costi di questo tipo di intervento.
Il Presidente Obama, determinato a far passare una riforma della sanità ambiziosa, ma non disposto a rischiare sull’aborto, ha promesso, ad esempio durante il discorso fatto di fronte alla sessione plenaria del Congresso a inizio settembre, che non permetterà che si usino dollari federali per finanziare l’interruzione di gravidanza.
Gli anti-abortisti, però, non si fidano. Sono convinti che le proposte di legge fin qui prodotte non contengano un linguaggio sufficientemente chiaro riguardo a questa questione. Temono, in sostanza, che la riforma proibirà il finanziamento diretto di un’interruzione di gravidanza, ma non la sovvenzione di polizze assicurative offerte da società private che, separatamente, coprano i costi di un aborto.
I progressisti, naturalmente, temono l’opposto. Innanzitutto, si sentono delusi dall’atteggiamento conciliante di Obama verso gli antiabortisti. Inoltre, sostengono che il passaggio di una legge con clausole speciali che vietano l’utilizzo di fondi federali per sovvenzionare l’aborto farebbe aumentare a tal punto i prezzi delle polizze che normalmente ne coprirebbero il costo da renderle sostanzialmente impraticabili a livello economico.
Si tratta di una questione di definizione. Progressisti e conservatori sono d’accordo nel trovare un compromesso in modo che i soldi ricavati dalle tasse federali non sovvenzionino le interruzioni di gravidanza. Ma non sono per nulla d’accordo su cosa questo significhi.
Per i sostenitori del diritto all’aborto, i dollari federali devono poter sovvenzionare tutti i tipi di polizza assicurativa di tutte le compagnie private, a patto che le società di assicurazione non usino queste sovvenzioni pubbliche per pagare direttamente i costi di un aborto. Gli attivisti contrari all’aborto danno a questo problema una lettura più rigida. I contributi federali non possono in alcun modo finanziare nessuna polizza gestita da una compagnia di assicurazione che copra le interruzioni di gravidanza, anche se con una polizza diversa da quella che verrebbe sovvenzionata.
Come scrive William Saletan su Slate, “per ottenere quello che considerano un accordo neutrale, gli attivisti pro-aborto devono assicurarsi che coloro che sono contrari paghino, seppur indirettamente, per le interruzioni di gravidanza. Gli antiabortisti, invece, per difendere le proprie convinzioni devono far sì che la copertura assicurativa di un aborto non possa essere in nessun modo sovvenzionata dallo stato, rendendo così l’interruzione di gravidanza, in un sistema che diventerebbe dipendente dai contributi pubblici, una procedura insostenibile a livello economico”.
Come se il dibattito sulla riforma sanitaria non fosse già abbastanza complicato, interviene ora la questione dell’aborto a renderlo ancora più ingestibile. In ogni modo, il Senato potrebbe votare su un provvedimento già la settimana prossima.

Pubblicato originariamente sulla newsletter del Centro di Formazione Politica

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