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Compromessi per l’ambiente o ambiente compromesso?

luglio 6, 2009

La Camera dei Deputati americana ha approvato venerdì il testo di legge sull’energia e l’ambiente sponsorizzato dagli onorevoli democratici Henry Waxman della California e Edward Markey del Massachusetts. Questo primo voto (il testo dovrà ora andare al Senato per l’approvazione finale) è stato fortemente voluto sia dal Presidente Obama, che aveva fatto della promessa ambientalista un fondamento portante della propria campagna elettorale, sia dalla Presidente della Camera Nancy Pelosi.

La proposta di legge è passata all’ultimo minuto e dopo lunghe e difficili contrattazioni, con 219 voti a favore e 212 contro. Otto deputati repubblicani hanno sostenuto il testo di legge, contro le direttive del proprio partito, mentre ben 44 democratici hanno tradito la leadership dell’asinello, e il presidente americano, votando per bocciare la proposta.

Si tratta questo del primo tentativo reale, da parte americana, di modificare la produzione e il consumo di energia nel tentativo di mettere un freno al precipitare delle condizioni ambientali e al continuo peggiorare del riscaldamento globale.
La proposta di legge, volta a ridurre le emissioni inquinanti prodotte dalla grande industria americana del 17% entro il 2020 e del 83% entro il 2050 (rispetto ai livelli del 2005), si fonda su un sistema di cosiddetto ‘cap-and-trade’. Questo fissa un tetto complessivo per le emissioni di gas inquinanti che sono ritenute accettabili — tetto destinato a diminuire progressivamente nel tempo — e consente un meccanismo di scambio attraverso cui le industrie potranno acquistare dal governo, e poi scambiarsi l’un l’altra, il diritto ad inquinare.

L’approvazione del testo di legge Waxman-Markey è da considerarsi storico (va ricordato che gli Stati Uniti di George W. Bush non hanno mai nemmeno accettato di firmare il protocollo di Kyoto). Rimane il fatto, però, che la proposta approvata venerdì ha obiettivi assai meno ambiziosi di quelli pensati inizialmente, e non è certo all’altezza delle regolamentazioni implementate in Europa già da tempo.

In particolare, per riuscire a ottenere il voto della maggioranza di deputati americani, la proposta di legge è stata modificata sostanzialmente negli ultimi giorni di discussioni parlamentari, con l’inserimento di concessioni sufficienti a convincere gli scettici a votare a favore. Il risultato, nell’opinione dei più critici, è che il testo originale è stato diluito a tal punto da essere ormai inutile.
Il dibattito parlamentare condotto nei mesi scorsi e che ha portato, infine, al passaggio della proposta di legge alla Camera, ha visto lo scontro, culturale, sociale ed economico, tra i rappresentanti più liberal del partito democratico, provenienti dalle grandi città delle coste est e ovest del paese, veri centri di innovazione e alta tecnologia, e i deputati eletti nei distretti più conservatori del centro e del sud del paese, dove le economie locali sono in forte crisi e dove l’industria manifatturiera e quella del carbone, altamente inquinanti, rimangono i principali datori di lavoro.

Il risultato delle difficili contrattazioni tra questi due gruppi è stato che, come ha scritto il New York Times, “quando finalmente la legislazione più ambiziosa mai proposta al Congresso in fatto di energia e ambiente veniva messa al voto venerdì, ormai il testo di legge si era ingrossato a dismisura per via dei compromessi, delle modifiche, delle concessioni, e dei veri e propri regali pensati per conquistare i voti dei legislatori più dubbiosi e il sostegno della grande industria.” Fatto sta che, nei mesi di contrattazione, la proposta di legge è cresciuta dalle 648 pagine iniziali alle circa 1.400 approvate venerdì.

Alcune delle concessioni, per quanto strane, sono relativamente innocue. Così, ad esempio, un giovane rappresentante della Florida è riuscito ad ottenere, in cambio del proprio voto, 50 milioni di dollari per la costruzione nel proprio stato di un centro per la ricerca sugli uragani.

Altri compromessi, in particolare quelli fatti per ottenere il sostegno del settore agricolo americano, potrebbero finire per mettere a rischio gli obbiettivi stessi della proposta di legge.

Alcuni ambientalisti hanno sostenuto entusiasticamente la legge, mentre altri, come ad esempio i rappresentanti di Greenpeace, erano contrari al suo passaggio. E anche l’industria si è divisa; la Camera di Commercio degli Stati Uniti e l’Associazione Nazionale dell’Industria Manifatturiera hanno sostenuto l’opposizione, mentre alcune delle più grandi aziende del paese, come ad esempio Ford e Dow Chemical, si sono dette in favore.

Il futuro della legge, anche in questa sua versione annacquata, rimane incerto. Il Senato dovrà discutere, nei prossimi mesi, la propria versione del testo approvato alla Camera, ed è prevedibile che i senatori democratici e repubblicani moderati lavoreranno insieme per rendere le limitazioni sulle emissioni inquinanti ancor meno efficaci.

Pubblicato originariamente sulla newsletter del Centro di Formazione Politica

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