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La rivoluzione silenziosa di Obama

Mag 29, 2009

Washington D.C. – Con la nomina di Sonia Sotomayor alla Corte Suprema, il Presidente americano Barack Obama continua nell’opera silenziosa ma innarrestabile di sconvolgimento delle relazioni razziali negli Stati Uniti, e, in questo caso, anche di quelle tra i sessi, scegliendo la prima donna di origini ispaniche, e la terza donna in assoluto, per la più alta carica che un giudice americano possa rivestire. Obama torna così, ancora una volta, sul valore insostituibile dell’American dream, di cui Sotomayor è prodotto emblematico, proprio come il presidente.

Nata e cresciuta nelle case popolari del Bronx, orfana di padre a soli 9 anni, Sotomayor è arrivata per merito e determinazione alla laurea a Princeton e al diploma per l’avvocatura a Yale, nomi prestigiosi che l’hanno lanciata in una carriera variegata e di grande successo fino all’incarico alla Corte Federale di Appello del Secondo Distretto di New York e ora, se sarà capace di ottenere l’approvazione del Senato, alla Corte Suprema degli Stati Uniti.

Sotomayor, senz’altro più progressista che conservatrice, non è però per nulla una rivoluzionaria a livello di filosofia legale, ed è stata a lungo considerata un giudice di tendenze centriste. Tale combinazione tra una storia personale eccezionale e di grande valore simbolico e una carriera fatta di rigore e moderazione, fanno di Sotomayor l’incarnazione perfetta della politica di Obama, che, in ogni decisione, ricerca il cambiamento solo se può essere portato avanti a mezzo di una lenta progressione. Bisogna riconoscere al presidente il fatto che questa strategia gli ha fin qui consentito di far accettare agli americani novità politiche epocali, a partire dalla candidatura stessa di Obama alla presidenza degli Stati Uniti, come fossero cose quasi normali.

Così, mentre a livello simbolico Sotomayor rappresenta un punto di rottura con la struttura tradizionale della Corte Suprema, se si guarda più attentamente al complesso della sua carriera, alle decisioni prese nei tanti anni passati in tribunale, viene da pensare piuttosto che Sotomayor finirà per offrire una certa continuità con l’attività di David H. Souter, il giudice che ha appena annunciato le proprie dimissioni e che Sotomayor dovrebbe sostitutire.

Così come quella di Souter, la filosofia legale e costituzionale di Sotomayor si è contraddistinta negli anni per la competenza mostrata, per la conoscenza profonda della lettera della legge e del patrimonio di precendenti legali. Non certo per via di una visione unitaria e comprensiva del significato e del valore della Costituzione. E, come Souter, anche Sotomayor non viene descritta come una raffinata scrittice di sentenze dai toni lirici destinate a essere citate negli anni a venire, ma piuttosto come una seria e rigorosa conoscitrice dei testi e delle loro mille sfumature.

Durante la propria lunga carriera, il giudice di origine ispanica non si è mai trovata a dover decidere di aborto, o diritti dei gay, o di altre grandi tematiche del genere. In un suo profilo pubblicato da Business Week, viene sottolineata la reputazione centrista di Sotomayor nei casi di diritto del lavoro e commerciale. Mentre pare scontato che, su questioni sociali, Sotomayor si allineerà con i giudici più liberal della Corte Suprema, è probabile che, per il resto, Sotomayor non provocherà grandi scossoni.

Non è un caso che sia stato un presidente repubblicano, George H.W. Bush, a nominarla al primo incarico federale nel 1991, alla Corte Federale del Distretto Meridionale di New York (fu poi Bill Clinton a promuoverla all’incarico attuale).
L’ala conservatrice del movimento repubblicano si è comunque già mobilitata per convincere  i rappresentanti del partito al Senato, e in particolare alla Commissione Giustizia incaricata di decidere o meno se approvare la nomina di Sotomayor, ad opporsi. Al di là di questo, però, la caratteristica moderazione professionale dovrebbero consentire alla prima donna ispanica di superare l’ostacolo Congresso con una certa facilità, fatto, a ben pensarci, straordinario.

Dal canto suo la Casa Bianca non sta certo con le mani in mano e ha già lanciato una campagna massiccia di pubbliche relazioni in favore di Sotomayor. Appena un giorno dopo essere stata presentata alla nazione dal Presidente Obama, il giudice aveva già parlato, di persona e al telefono, con il capo del Partito Democratico al Senato, il Senatore Harry Reid (Nevada), con il capo dei repubblicani Senatore Mitch McConnell (Kentucky), con il Presidente della Commissione Giustizia Sen. Patrick Leahy (Vermont) e con il repubblicano di più alto rango in commissione, Sen. Jeff Session (Alabama).

In ogni caso, sostiene E.J. Dionne Jr. sul Washington Post, “sarebbe sciocco per i repubblicani respingere la candidatura di Sotomayor, che, per quanto li riguarda, è la scelta migliore che Obama potesse fare.”

Pubblicato originariamente sulla newsletter del Centro di Formazione Politica

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