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Obama alza la voce

Mag 22, 2009

Washington D.C. – Da settimane al centro di aspre polemiche sulla tortura, su Guantanamo e sulla pubblicazione di informazioni precedentemente ‘classificate’, il Presidente Obama ha deciso di prendere in mano la situazione giovedì, con un discorso di ampia portata sulla sicurezza nazionale in cui ha delineato con forza la propria visione  strategica per riportare trasparenza e legalità all’operato del governo americano senza compromettere la sicurezza del paese.

È iniziato tutto con la pubblicazione, mal vista a destra, di quattro rapporti che autorizzavano metodi duri per gli interrogatori dei prigionieri sospettati di terrorismo redatti dal Ministero della Giustizia durante l’Amministrazione Bush. Sono  seguite le scelte, molto criticate a sinistra, di riportare in vita i tribunali militari creati da Bush, seppure con modifiche importanti, per giudicare alcuni dei detenuti di Guantanamo, e di impedire la pubblicazione di fotografie che ritraggono soldati americani nell’atto di abusare di prigionieri in Iraq. Infine, anche la decisione presa da Obama, nei giorni subito successivi al proprio insediamento, di chiudere la prigione di Guantanamo è stata messa in dubbio dalla Camera prima e, poi, mercoledì, anche dal Senato, nonostante la forte maggioranza democratica che controlla il Congresso. Con un voto quasi unanime (90 contro 6) i senatori americani hanno seguito l’esempio già offerto dai colleghi deputati e hanno modificato il testo di legge che mette a disposizione dell’amministrazione i finanziamenti per coprire le spese militari in Iraq e Afghanistan fino al 30 settembre (l’inizio del nuovo anno fiscale). In sostanza sono stati eliminati gli 80 milioni di dollari richiesti dal presidente per procedere alla chiusura Gitmo, che dovrebbe avvenire entro il gennaio 2010.

La decisione del Congresso è stata motivata dal timore che una parte dei 240 prigionieri ancora a Guantanamo siano trasferiti in altre strutture di detenzione collocate sul suolo Americano, minacciando così la sicurezza del paese (viene da chiedersi dove altro andrebbero portati questi detenuti, visto che sono prigionieri degli Stati Uniti da oltre sette anni…)
Per rispondere alle critiche piovutegli addosso nelle ultime settimane, e per far sapere al Congresso di non aver gradito quest’ultimo voto su Guantanamo, il Presidente Obama ha scelto gli Archivi Nazionali, dove si trova la Costituzione degli Stati Uniti, per il proprio discorso ai cittadini americani. Obama ha voluto così rafforzare il proprio messaggio, ovvero che il principio della legalità è fondamento primo del paese e che solo con il rispetto della Costituzione e della legge gli Stati Uniti possono proteggersi davvero dai propri nemici.

Nel discorso di giovedì, Obama ha difeso la pubblicazione dei rapporti del Ministero della Difesa che autorizzavano l’uso di tecniche quali il waterboarding spiegando che errori di questo genere non verranno mai  più commessi visto che la propria Amministrazione ha dichiarato tali pratiche illegali in tutti i casi. Criticando l’uso che Goerge W. Bush ha fatto dei tribunali militari, Obama ne ha difeso l’utilità nel giudicare crimini di guerra e ha sottolineato che una serie di modifiche sostanziali al loro funzionamento è stata già messa in atto. Delle fotografie in cui i soldati statunitensi fanno violenza su prigionieri in Iraq, Obama ha detto che non aggiungono nulla a quanto già noto al pubblico americano a proposito di certi abusi dell’esercito americano. Di conseguenza, il presidente ha spiegato la propria decisione di bloccare la pubblicazione delle immagini come volta a evitare le reazioni che potrebbero intervenire in Medio Oriente, e che potrebbero mettere in pericolo le vite delle truppe americane sul campo.

Obama non ha perso occasione di lanciare critiche avvelenate all’Amministrazione Bush, accusandola di aver perseguito una strategia “ad hoc” e “azzardata” per combattere il terrorismo internazionale che non ha funzionato.

Obama non ha risparmiato nemmeno il Congresso, riferendosi al voto di mercoledì come a una scelta dettata esclusivamente da una paura irrazionale. Citando il Senatore Repubblicano Lindsay Graham, Obama ha detto: “Non c’è alcuna ragione logica di pensare che gli Stati Uniti non siano in grado di detenere sul proprio territorio nazionale chi si è macchiato di atti di terrorismo.” Infatti, ha proseguito Obama, svariati terroristi di alto livello stanno già scontando l’ergastolo nelle prigioni di massima sicurezza americane, da cui nessun prigioniero è mai riuscito a fuggire.

Secondo il piano dell’amministrazione, dei rimanenti 240 detenuti di Guantanamo, alcuni saranno rilasciati come ordinato dai verdetti giudiziari, altri saranno mandati in paesi terzi che si sono offerti di prenderli in custodia, e altri ancora dovranno senza dubbio essere ammessi sul territorio americano.

Obama ha concluso il proprio discorso ponendo l’enfasi sull’importanza di trovare un compromesso fra sicurezza nazionale e diritto; questi due principi, ha spiegato il presidente, non sono affatto  contraddittori. Coloro che sostengono l’uno a dispetto dell’altro, anche se sinceri, si sbagliano. Gli Stati Uniti non sono fatti per applicare una visione assolutista, qualsiasi esse sia, ma, al contrario, sono un paese costruito sulla mediazione tra le parti.

Nonostante un momento che sembra essere di reale difficoltà, e nonostante le critiche che gli sono arrivate da parte repubblicana e da parte democratica, Obama è apparso fermo e deciso. Con il discorso agli Archivi Nazionali, il presidente ha dimostrato prontezza nel rispondere alla crisi, un po’ come aveva fatto un anno fa con il famoso discorso sulle relazioni razziali alla Constitution Hall di Filadelfia.

Proprio come allora, anche oggi Obama si difende ricordando agli americani l’importanza della Costituzione come documento fondante gli Stati Uniti. Rimane però la paura che, per quanto irrazionale, nel caso del terrorismo è forte. Un rapporto del Ministero della Difesa, che dovrebbe essere reso pubblico nelle prossime settimane, ma di cui il New York Times ha già pubblicato alcune anticipazioni, sostiene che, dei 534 prigionieri rilasciati da Guantanamo fino a oggi, uno su sette sarebbe rientrato nelle file delle organizzazioni terroristiche affiliate a Al-Qaeda.

La decisione di chiudere Gitmo è stata tra le prime prese dall’Amministrazione Obama. Arrivare alla sua reale messa in atto non sarà cosa facile, anche se il presidente pare determinato a mantenere le promesse fatte.

Pubblicato originariamente sulla newsletter del Centro di Formazione Politica

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