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Obama delude i democratici e Gates delude i repubblicani

aprile 10, 2009

Washington D.C. – Le scelte dell’Amministrazione Obama nel campo della difesa stanno causando sorpresa e scompiglio sia in casa repubblicana, come prevedibile, che, più sorprendentemente, in casa democratica.  L’annuncio, fatto lunedì dal Ministro della Difesa Robert Gates, di una proposta di riforma dei meccanismi di spesa militare è stata accolto dai conservatori americani tra molti dubbi. Al contempo, la scelta del Presidente Barack Obama di rimanere coinvolto, anche nel lungo periodo, sui fronti di guerra in Iraq e Afghanistan scontenta profondamente i liberal al Congresso, che ne hanno sostenuto la candidatura durante la campagna elettorale dell’anno scorso proprio perchè l’ex-Senatore dell’Illinois aveva criticato la guerra in Iraq sin dagli inizi e aveva promesso un rapido ritiro delle truppe statunitensi.

Lunedì Robert Gates ha presentato la propria proposta per il bilancio 2010 del Ministero della Difesa. Pur concedendo un’aumento della spesa militare del 4%, circa 20 miliardi di dollari, il piano di Gates rappresenta un taglio netto con il passato.  Gates, che è uno dei due soli repubblicani che fanno parte del governo Obama, vuole procedere a una redistribuzione dei fondi governativi erogati alla difesa, spostando grandi somme di denaro verso i programmi militari da lui considerati di maggior successo, ovvero quelli che si sono dimostrati efficienti nel combattere i conflitti non-convenzionali in cui gli Stati Uniti sono invischiati oggi in Iraq, Afghanistan e Pakistan. La proposta, impensabile durante l’era Bush-Cheney, è controversa perchè, al fine di finanziare alcuni di questi programmi, si dovrà necessariamente abbandonarne altri, anche solo gradualmente,  inclusa la produzione di alcuni dei pezzi più pregiati, e più costosi, degli ultramoderni armamenti americani. Ad esempio, Gates ha intenzione di interrompere definitivamente la costruzione di nuovi F-22 (ultima generazione di aeroplani a tecnologia stealth), al più tardi entro il 2011.

Naturalmente l’establishment militare americano non è rimasto per nulla soddisfatto della proposta di Gates. Va notato, fra l’altro, che il piano del Ministro della Difesa prevede anche un ridimensionamento dell’uso degli appalti. In sostanza, molti dei contratti con operatori privati accumulati negli anni di Bush, durante i quali il governo americano ha sostanzialmente subappaltato la sicurezza del paese all’industria privata arricchendo così società come Halliburton o Blackwater, non verranno più rinnovati. Il governo tornerà a essere direttamente responsabile per la gestione di questi contratti e dovrà assumere nuovi dipendenti pubblici per far fronte a tale carico di lavoro.

Ma non sono stati solo i privati a lamentarsi della proposta del Ministro Gates. Altrettanto delusi si sono detti alcuni deputati e senatori di fede repubblicana. In particolare, i più preoccupati sono i rappresentanti di quei distretti elettorali, soprattutto negli stati della Georgia e dell’Oklahoma, sede di impianti di produzione di quegli armamenti a cui verranno tagliati i fondi. Per questi distretti la proposta del Ministro significa la perdita di migliaia di posti di lavoro, cosa che potrebbe costare il seggio a deputati e senatori della zona.

Mentre i democratici hanno mostrato di apprezzare la proposta di Robert Gates, sono invece rimasti delusi dalla più recente iniziativa di Obama. Infatti, il Presidente ha intenzione di chiedere al Congresso l’approvazione di fondi extra per 75,5 miliardi di dollari al fine di finanziare le operazioni militari in Iraq e Afghanistan da qui a settembre, troppo costose per essere coperte dall’attuale bilancio del Ministero della Difesa. Negli anni del governo Bush era prassi che il bilancio regolare della difesa non comprendesse le spese per Iraq e Afghanistan, che l’Amministrazione si ostinava a finanziare con misure legislative separate. Obama ha promesso che, a partire dall’anno fiscale 2010 (con inizio il prossimo ottobre), tutte le spese militari dovranno rientrare nel bilancio generale. Nonostante questo, però, il Presidente ha bisogno di fondi supplementari per sostenere le spese militari di qui all’autunno. E per i democratici di sinistra questo potrebbe essere il segnale definitivo che Obama ha davvero intenzione di allargare il conflitto in Afghanistan e di mantenere una forza militare consistente anche in Iraq, nonostante le promesse di ritiro da lui più volte reiterate.

Secondo il Wall Street Journal, questa frattura con parte del proprio partito rappresenta una nuova sfida per Obama, ovvero la necessità di trovare un equilibrio tra le promesse di campagna elettorale e le responsabilità di un presidente verso la nazione.
Da senatore, nota il giornale economico di tendenze conservatrici, Obama aveva votato contro la guerra in Iraq e contro le misure passate nel corso degli anni per garantire fondi alle forze armate americane coinvolte nel conflitto. Durante la propria campagna elettorale del 2007-2008, Obama aveva più volte criticato la rivale democratica Hillary Clinton, poi scelta non a caso come Ministro degli Esteri, e il candidato repubblicano John McCain, per il loro sostegno alla guerra.

Da presidente, però, Obama è diventato improvvisamente responsabile per il benessere e la sicurezza delle truppe, e per i risultati ottenuti dagli Stati Uniti sui fronti di guerra. Scrive il Journal: “Da Comandante in Capo, Obama ha già visitato Baghdad, a sorpresa all’inizio della settimana, e ha offerto le proprie congratulazioni all’esercito per i grandi successi ottenuti, incluso l’abbattimento del regime di Saddam Hussein e la riduzione della violenza sul territorio”.

In sostanza, Obama si trova a dover provvedere affinché gli sforzi militari continuino ad essere finanziati sufficientemente, almeno fino a quando gli americani rimangono impegnati nella lotta al terrorismo e nella ricostruzione dell’Iraq. E, allo stesso tempo, il Presidente deve trovare il modo di riformare il settore militare americano al fine di indirizzarlo nella direzione promessa durante la campagna elettorale.
Per cercare di trovare questo difficile equilibrio, senza però finire con lo scontentare tutti, sia sostenitori che oppositori, Obama sta perseguendo nel campo della difesa una strategia interessante e, come già tentato in altri settori, di astuta moderazione. Prendendosi la responsabilità di deludere i liberal, lascia al repubblicano Gates quella di deludere i conservatori, cosìcche sia gli uni che gli altri non possano poi ribellarsi più di tanto, considerato che sono i compagni  di partito a imporre le scelte più difficili.

Pubblicato originariamente sulla newsletter del Centro di Formazione Politica

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