Vai al contenuto

Un Presidente di buona volonta’

gennaio 30, 2009

Washington D.C. – Nel turbinio frenetico generato dalla crisi economica globale, e in questi giorni di accaldate discussioni al congresso americano, durante le quali il Presidente Barack Obama cerca di convincere Camera e Senato ad approvare il proprio, astronomico, pacchetto di stimolo economico (calcolato tra gli 820 e i 900 miliardi di dollari), è importante non perdere di vista tutte le altre misure legislative che la nuova amministrazione sta meticolosamente adottando giorno dopo giorno. In un certo senso sono proprio questi interventi, che possono apparire a tratti solo simbolici e a tratti forse marginali rispetto all’enormità della crisi, a offrire l’immagine più accurata della volontà del Presidente Obama di rescindere ogni legame con le politiche perseguite dal predecessore George W. Bush.

Ad esempio, giovedì mattina, il Presidente ha firmato il Lilly Ledbetter Fair Pay Act 2009, una legge che rafforza le garanzie in difesa delle pari opportunità sul luogo di lavoro, in particolare per quanto riguarda la parità di stipendi elargiti dalle aziende ai dipendenti uomo e donna.

Lilly Ledbetter, da cui la legge ha preso il nome, è una donna dell’Alabama che, impiegata per oltre vent’anni come responsabile di settore presso un impianto per la produzione dei pneumatici Goodyear, scoprì solo qualche anno fa di essere pagata circa il venti percento in meno del peggio retribuito tra i propri colleghi uomini. Ledbetter decise allora di fare causa. Il suo caso è lentamente arrivato fino alla Corte Suprema, la quale, nel 2007, ha stabilito che, siccome Ledbetter non aveva iniziato l’azione legale entro 180 giorni dalla ricezione del primo stipendio di tipo discriminatorio (arrivato circa 20 anni prima), costei non avrebbe avuto diritto ai 4 milioni di dollari  che i tribunali di grado inferiore le avevano assegnato come risarcimento.

Il passaggio del Lilly Ledbetter Fair Pay Act modifica proprio il limite di 180 giorni imposto dallo statuto pre-esistente, rendendo oggi possibile fare causa al proprio datore di lavoro in qualsiasi momento si scopra di essere vittima di discriminazione. Un disegno di legge simile era già stato proposto nella scorsa legislatura, ma i repubblicani al Senato ne avevano bloccato il passaggio.

Il 23 gennaio, inoltre, il Presidente Obama ha anche deciso di abbandonare definitivamente la cosidetta Mexico City policy. Si trattava questa della proibizione, imposta sulle organizzazioni non-profit attive nei paesi in via di sviluppo nel settore della sanità, di offrire servizi quali l’aborto (o anche solo informazioni generali riguardanti l’aborto), pena la sospensione di qualsiasi fondo ricevuto dal Governo Americano. La Mexico City policy fu originariamente lanciata da Ronald Reagan nel 1984, poi sospesa da Bill Clinton nel 1993 e infine reistituita da George W. Bush nel 2001. Oggi, grazie all’intervento di Obama, le organizzazioni non-profit del settore non sono più costrette a scegliere tra i fondi pubblici, quanto mai necessari alla sopravvivenza, e la possibilità di offrire la terminazione artificiale di una gravidanza a rischio o non desiderata.

Tra gli altri segnali di cambiamento lanciati dalla nuova amministrazione americana va indubbiamente registrata anche l’intervista rilasciata dal Presidente al network arabo Al Arabiya, la prima che Obama ha accettato di fare dalla Casa Bianca. Non solo Obama ha scelto toni diplomatici e ha lanciato un messaggio di apertura verso il mondo arabo per inaugurare il proprio mandato da presidente, ma ha anche optato per un interlocutore inusuale e potenzialmente difficile, e per un audience che non gli è, ancora, amica.. Fra l’altro, a seguito di questa intervista, in cui Obama aveva offerto un’apertura diplomatica persino all’Iran, è arrivata mercoledì dal quotidiano inglese The Guardian la notizia esclusiva che un gruppo di ufficiali del Dipartimento di Stato starebbero lavorando alla redazione di una lettera aperta da inviare alla leadership e al popolo iraniani da parte della nuova amministrazione americana, al fine di rompere il ghiaccio e cominciare a intrattenere contatti diretti da governo a governo. Di certo un taglio netto dall’approccio di George W. Bush, che si è sempre riferito all’Iran come a uno dei membri dell’asse del male.

Infine, vanno considerate parte di questo nuovo approccio politico, anche le misure prese nella lotta al terrorismo, dal già conclamato decreto per la chiusura di Guantanamo entro la fine dell’anno, firmato dal Presidente Obama il 22 gennaio, all’ordine di terminare i processi condotti dai tribunali militari fuori dal territorio americano, di chiudere le prigioni segrete gestite dalla CIA, di garantire alla Croce Rossa accesso a tutti i prigionieri detenuti dagli Stati Uniti, e di condurre gli interrogatori, anche dei sospettati di atti di terrorismo, secondo le regole che l’esercito è tenuto a rispettare, il che significa  niente più libertà di praticare il waterboarding per i servizi segreti.

Non c’è dubbio, quindi, che Barack Obama sia determinato a mantenere quanti più impegni possibili presi in campagna elettorale. In poco più di una settimana di governo, il nuovo presidente americano ha già mostrato con chiarezza quale sia la strada che intende percorrere per portare il cambiamento promesso a Washignton. Considerate le grandi difficoltà, economiche, militari e politiche, che il Presidente Obama si trova ad affrontare, c’è da aspettarsi che questo genere di progresso dovrà necessariamente rallentare. Nel frattempo bisogna almeno riconoscergli la buona volontà.
Pubblicato originariamente sulla newsletter del Centro di Formazione Politica

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: