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Democratici e corruzione: il caso del governatore dell’Illinois

dicembre 12, 2008

Washington D.C. – Sono state settimane pesanti per il sistema politico americano, che di recente è stato travolto da una serie di episodi di corruzione politica di dimensioni sempre crescenti.

È cominciato tutto con il senatore ottuagenario dell’Alaska Ted Stevens. Nelle elezioni del 4 novembre scorso, il repubblicano Stevens ha perso il proprio seggio al Senato di Washington, che deteneva dal 1968.  La sconfitta è da attribuirsi in particolare alle relazioni di tipo clientelare che Stevens intratteneva con personalità di spicco del settore industriale Alaska. Per la precisione, il Senatore avrebbe accettato 250.000 dollari in doni da parte di un “amico” e importante imprenditore locale senza mai dichiararne la provenienza. Condannato in primo grado, Stevens è stato punito dagli elettori dell’Alaska nonostante un suo immediato ricorso in appello.

Sono i rappresentanti del Partito Democratico, però, a essersi macchiati degli scandali peggiori. In una elezione per il distretto congressuale di New Orleans, rimandata dal 4 novembre al 6 dicembre per via dell’Uragano Gustav, un repubblicano relativamente giovane e sconosciuto, Joseph Cao, ha battuto il rivale democratico in carica William J. Jefferson. Si tratta, questa, di una zona della Louisiana abitata in gran parte da afro-americani e roccaforte del partito dell’asinello. Anche in questo caso la sconfitta del favorito e candidato in carica è spiegabile con l’esasperazione degli elettori per le vicende di corruzione in cui Jefferson era invischiato ormai da anni. “Dollar Bill” Jefferson, come il Deputato democratico è soprannominato, è infatti da tempo sotto inchiesta federale. Nel 2006 la polizia arrivò a confiscare 90.000 dollari in contanti ritrovati dentro un freezer nel retro della abitazione del Deputato.

Naturalmente, il clamore suscitato da questi due episodi non è paragonabile a quello causato dall’arresto martedì mattina del governatore dell’Illinois Rod Blagojevich. Secondo la FBI, il democratico Blagojevich avrebbe tentato di vendere il seggio al Senato che apparteneva a Barack Obama fino alla vittoria nelle elezioni per la Presidenza. La regola vuole che il governatore dello stato interessato, in questo caso l’Illinois, abbia diritto a nominare un successore per tale seggio senza dover indire nuove elezioni.
Un rapporto di settantasei pagine redatto dalla FBI, che è stato alla base dell’arresto, riporta  intercettazioni telefoniche di conversazioni durante le quali il governatore dall’acconciatura sempre perfetta cercava di vendere o scambiare il seggio in cambio di favori per se stesso o per la moglie Patti. “Voglio fare soldi”, sarebbe arrivato a dire Blagojevich in una di queste telefonate. Pare fra l’altro che il governatore dell’Illinois abbia perseverato nel tentativo di trarre vantaggi dalla propria posizione politica anche nei giorni successivi alla pubblicazione di un articolo sul Chicago Tribune in cui si rendeva noto che il telefono di Blagojevich era sotto controllo. Blagojevich è sotto inchiesta per vari atti di corruzione in atto pubblico già dal 2005 e le indiscrezioni sulle attività losche del governatore sono cominciate quasi immediatamente dopo la sua elezione nel 2002.

Si tratta, questo, di un episodio non eccezionale nella politica di Chicago. Tre governatori dell’Illinois sono finiti in galera negli ultimi trentacinque anni e un numero ancora maggiore è stato inquisito durante il proprio mandato. Il predecessore di Blagojevich si trova tutt’ora in carcere.

La questione ora rimane come liberarsi di Rod Blagojevich. Il governatore è stato rilasciato su cauzione e, fino a che un processo non viene portato a termine e Blagojevich non viene condannato, non esiste l’obbligo di dimettersi. Naturalmente, Blagojevich non pare averne alcuna intenzione. Sia la Corte Suprema che il Parlamento dell’Illinois stanno pensando a come sbarazzarsi di lui senza attendere che la giustizia faccia il suo corso. Il Parlamento sta valutando l’ipotesi di iniziare un procedimento per l’impeachment politico mentre la Corte Suprema potrebbe utilizzare una clausola della Costituzione dello Stato per deporre il governatore. Nel frattempo, la preoccupazione è che Blagojevich cerchi comunque di nominare un successore a Obama, autorità di cui rimane investito. In realtà, siccome tale nomina dovrebbe essere confermata dall’Attorney General dell’Illinois e dal Parlamento, la cosa a questo punto è alquanto improbabile.

Naturalmente, visto che l’Illinois è lo stato d’elezione del neo-eletto Presidente Obama, tutti, e in particolare a destra, si domandano che relazione avesse costui con Blagojevich e se ci sia anche solo una possibilità che Obama fosse in qualche modo al corrente delle trame del governatore.

Fin qui, Obama ha gestito il primo scandalo da presidente con successo. In una conferenza stampa indetta a Chicago proprio mercoledì, Obama ha negato di aver parlato con Blagojevich a proposito della nomina del proprio successore e in generale di avere contatti frequenti e significativi con il governatore. Il futuro Presidente ha anche più volte insistito per le dimissioni di Blagojevich. Inoltre, come illustrato dal New York Times, pare che proprio un intervento legislativo di Obama di qualche mese fa abbia parzialmente contribuito a incastrare Blagojevich. Nonostante fosse candidato alla Presidenza degli Stati Uniti e, comunque, senatore del governo federale già dal 2004, in settembre Barack Obama ha sentito il dovere di intervenire nel dibattito del Parlamento dell’Illinois su una proposta di legge volta a rendere più rigidi i controlli sui rapporti tra politici e mondo aziendale, proposta su cui Blagojevich aveva già posto un primo veto. Grazie anche al sostegno di Obama per la legislazione, il Senato dell’Illinois ha proceduto al passaggio della legge nonstante il veto del Governatore e, di conseguenza, pare che gli inquirenti della FBI abbiano potuto condurre le proprie indagini su Blagojevich più liberamente. Rimane, comunque, il fatto che Obama è cresciuto politicamente nella macchina corrotta del Partito Democratico di Chicago e quindi bisognerà vedere, nel lungo periodo, se sarà in grado di proteggere la propria integrità.
La notizia più positiva, forse la sola, che emerge da questa serie di scandali è che i cittadini americani paiono determinati, almeno in questo periodo, a punire elettoralmente quei rappresentanti che abbandonano la diritta via del servizio pubblico per perseguire l’arricchimento o l’avanzamento di carriera personale.

Pubblicato originariamente sulla newsletter del Centro di Formazione Politica

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