Vai al contenuto

Il futuro di Guantanamo

dicembre 5, 2008

Washington D.C. – All’insediamento della nuova Amministrazione Obama il 20 gennaio prossimo, una delle richieste più pressanti che arriveranno all’America dal resto del mondo verterà sul futuro del campo di prigionia di Guantanamo. Guantanamo rappresenta uno dei fallimenti più imbarazzanti degli otto anni di Presidenza Bush e Barack Obama ha promesso di far chiudere la prigione sin dall’inizio della propria campagna elettorale. Il 16 novembre, durante un’intervista sul network CBS, Obama ha reiterato tale volontà dichiarando che lo smantellamento del campo di prigionia è da considerarsi parte integrante del tentativo “di ristabilire la statura morale dell’America nel mondo”, assieme, ad esempio, all’abolizione di qualsiasi metodo per gli interrogatori che possa essere qualificato come tortura.

Rimane quindi da vedere come il nuovo governo americano procederà con questo progetto, in che modo sceglierà di affrontare tutti quegli aspetti spinosi a livello internazionale e di difficile interpretazione a livello del sistema giuridico americano che rendono la chiusura di Guantanamo un affare per nulla semplice.

Ad oggi rimangono a Guantanamo circa 250 detenuti. Alcuni sono stati giudicati non colpevoli dai tribunali militari incaricati. Eppure costoro, pronti al rilascio, non hanno dove andare e nessun paese al mondo che sia disposto a concedergli l’asilo politico. È questo il caso, in particolare, di una dozzina di prigionieri Uighur, una minoranza musulmana che vive nel nord-ovest della Cina. Nonostante le accuse di attività terroristica portate contro di loro dagli americani siano state fatte cadere, costoro rimangono inquisiti in Cina e, per ragioni diplomatiche, non si trovano altri paesi che vogliano riceverli. Un giudice federale americano ha firmato un’ordinanza affinché a costoro venga garantito il diritto a vivere in America. L’Amministrazione Bush ha fatto ricorso e l’ordinanza è al momento bloccata. L’attuale Attorney General Michael Mukasey ha dichiarato lunedì alla stampa di essere assolutamente contrario all’idea che i detenuti, anche qualora siano giudicati non-colpevoli, possano avere diritto all’asilo negli Stati Uniti.

Ci sono, inoltre, tutti coloro contro cui non sono ancora state raccolte prove sufficienti, ma che il governo e i servizi segreti americani ritengono estremamente pericolosi. A meno che non vengano dichiarati prigionieri di guerra o che vengano passate leggi che istituiscano misure di carcerazione preventiva ad hoc, alla chiusura di Guantanamo questi detenuti dovranno essere liberati.

Infine, il neo-eletto Presidente dovrà decidere se e come perseguire i prigionieri ritenuti colpevoli, come ad esempio Khalid Sheikh Mohammed, che si è auto-proclamato la mente dietro agli attacchi dell’11 settembre 2001. La C.I.A. ha ammesso di aver sottoposto Mohammed al waterboarding, ovvero a una forma di affogamento simulato, durante gli interrogatori a Guantanamo. Ammissioni di colpevolezza ottenute grazie alla coercizione fisica, se non addirittura alla tortura, sono normalmente ritenute invalidi nelle regolari corti di giustizia americane. Di conseguenza, questi detenuti potrebbe risucire a vincere i propri procedimenti penali, dovessero questi essere trasferiti ai tribunali degli Stati Uniti.

Una nota positiva è venuta lunedì dal Segretario alla Difesa Robert Gates, che, nonostante eletto in un’amministrazione repubblicana, Obama ha deciso di rinominare. Durante il discorso di accettazione dell’incarico, Gates ha dichiarato di considerare la chiusura di Guantanamo una priorità (si era pronunciato in questo senso già nel 2007). Il Segretario alla Difesa ha proseguito sottolineando che lo smantellamento della prigione militare è possibile, ma che il governo avrà bisogno dell’aiuto del Congresso per passare quelle leggi ritenute fondamentali a risolvere le questioni più urgenti.

La posizione del nuovo Attorney General Erich Holder non sembra altrettanto chiara. Dall’11 settembre ad oggi, Holder ha cambiato idea di sovente quanto allo status dei prigionieri di Guantanamo, dichiarando inizialmente che fosse legittimo detenerli indeterminatamente e definendoli un giorno prigionieri di guerra e il giorno dopo, invece, come privi delle garanzie stabilite dalla Convenzione di Ginevra proprio per i prigionieri di guerra. Di recente, Holder ha invece abbracciato la posizione di Obama ed è diventato uno dei più convinti sostenitori di una rapida chiusura di Guantanamo, che la scorsa estate ha egli stesso definito “un vero imbarazzo a livello internazionale”.

Non c’è dubbio che la volontà della prossima amministrazione americana rimanga quella di smantellare il campo di prigionia a Guantanamo Bay. Allo stesso tempo bisogna prepararsi ad assistere ad un percorso politico e legale lungo e difficoltoso. In sostanza, è probabile che ci vorrà del tempo prima che Guantanamo chiuda davvero i battenti

Pubblicato originariamente sulla newsletter del Centro di Formazione Politica

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: