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Denver torna alla normalità

agosto 30, 2008

Denver, CO – Ora che la Convention Nazionale del Partito Democratico ha fatto le valige e tolto le tende, assieme ai 50.000 visitatori che si era portata dietro, Denver torna ad avere una apparenza piu’ normale, le strade si sono svuotate di traffico e pedoni, e i locali si sono ripresi il controllo della citta’.
Coalfax Avenue e’ un viale lungo e ampio che porta dritto dal campidoglio dello stato del Colorado verso la periferia ad Est di Denver. Nonostante sia ingiusto paragonarlo alle aree malfamate di Detroit o Chicago, Coalfax e’ comunque una delle strade meno graziose di questa citta’ di montagna a circa un chilometro sopra livello del mare. Su entrambi i lati solamente file di fast-food, benzinai, hotel a basso costo, e una lunga serie di locali notturni tutt’altro che alla moda. Alle fermate dell’autobus, a comprare la Coca-cola al 7/11 sulla sinistra, o a mangiarsi l’hamburger al McDonald sulla destra, si incontrano solo americani con pochi soldi, i piu’ appartenenti ad una qualche minoranza etnica, soprattutto ispanici e neri, con le magliette macchiate e i jeans usurati. Un panorama molto diverso da quello dei delegati e attivisti di partito che se ne sono andati da Denver venerdi’, e anche da quello che si vede in centro citta’, in particolare durante questo weekend, quello del Labor Day, in cui Denver celebra il Taste of Colorado, con una fiera alimentare che anima le strade pedonalizzate di downtown.
Alla fermata dell’autobus sta seduto Chris, un ragazzo di colore che non deve aver passato la trentina. Chris lavora da quattordici anni, dall’epoca in cui era al liceo in California, nella high-rise masonry, ovvero nell’industria specializzata nella costruzione di grattacieli. Bisogna immaginarselo tra quelli che stanno appesi ad altezze vertiginose mentre erigono la struttura del sessantesimo piano di un palazzo. “E’ un buon lavoro, si guadagna molto, fino a 30 dollari l’ora. Mentre i muratori non specializzati ne prendono 11, 12, al massimo 18 dopo anni di gavetta,” mi ha spiegato Chris. Chris lavora per una ditta che lo sposta da un progetto all’altro e al momento e’ impegnato in uno dei cantieri piu’ grandi del paese, quello del nuovo Denver Justice Center. Grazie alle sue doti atletiche, era riuscito a trovare un’universita’ (l’Universita’ di San Diego a La Jolla) che gli offrisse una borsa di studio affinche’ Chris giocasse nella squadra di football americano. Dopo due anni in cui il suo unico redditto erano, per l’appunto, le borse di studio universitarie, Chris ha mollato e ha imparato il proprio attuale mestiere da un amico. “Io sono abbastanza fortunato ad avere un lavoro cosi’, pero’ l’economia e’ un disastro,” ha raccontato Chris dicendomi che votera’ per Obama nonostante sia da sempre un repubblicano. “Quando ero piu’ giovane, il Partito Repubblicano sembrava essere il partito che aiutava l’economia, tagliando le tasse ai proprietari di piccole attivita’ commerciali. Invece adesso e’ diventato il partito dei potenti, che non fa’ nulla per la gente normale.”
Non tutti pero’ la pensano cosi’. Cherine Mazzotti, di lontane origini italiane miste a quelle irlandesi, inglesi e tedesche, di politica non si interessa e non si vuole interessare: “Durante la Convention io me ne sono stata per i fatti miei. C’era una confusione terribile, sono contenta che se ne siano andati.” Le ho chiesto cosa pensa di Obama. Mi ha detto che secondo lei e’ uguale a George W. Bush. Allora le ho chiesto se pensa che John McCain sia una scelta migliore e Cherine ci ha pensato un po’ prima di fare un cenno positivo con la testa, ma davvero poco convinto. “Non so, non sta a me giudicare. Per me sono tutti uguali,” ha proseguito. Cherine, che ha appena ricominciato a lavorare ed e’ da pochi giorni nelle liste di Prime Source, un’agenzia di lavoro temporaneo, naturalmente non andra’ a votare a novembre, nonostante dichiari di essere registrata.
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