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Il Congresso americano e l’Iran

luglio 18, 2008

Washington D.C. – In un clima di generale di cauta apertura verso l’Iran, il Congresso degli Stati Uniti rimane, da solo, trincerato dietro una politica aggressiva e punitiva nei confronti di Teheran.

Mercoledì, il Presidente George W. Bush ha annunciato che manderà l’Ambasciatore William Burns, sottosegretario agli esteri e uomo di punta dell’Amministrazione sull’Iran,  come osservatore all’incontro che si terrà a Ginevra il prossimo 19 luglio tra rappresentanti del governo iraniano e del gruppo P5+1 (i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e la Germania) e dove si discuterà della possibile via diplomatica per la risoluzione della crisi nucleare. Burns parte per la Svizzera con il compito di ascoltare quali siano, nella pratica, le richieste di Teheran.
La settimana scorsa, in una testimonianza di fronte alla Commissione Relazioni Estere del Senato, Williams Burns aveva sottolineato che “il comportamento del regime iraniano pone una minaccia seria alla stabilità del mondo,” ammettendo però che è giunto il momento che Washington persegua una strategia che metta pressione sul governo di Ahmadinejad ma che, al contempo, renda chiaro a Teheran quali siano siano i vantaggi di un’eventuale cooperazione con la comunità internazionale. “Sono convinto che non possiamo farlo da soli e che una forte coalizione internazionale sia essenziale,” ha detto il sottosegretario Burns rivelando un inusuale propensione al multilateralismo da parte dell’Amministrazione Bush.

Il quotidiano inglese The Guardian, inoltre, ha riportato giovedì che gli Stati Uniti starebbero preparandosi ad inviare una propria rappresentanza diplomatica a Teheran per la prima volta dalla Rivoluzione Islamica del 1979 e che Washington potrebbe aprire una sezione d’interesse americano presso l’Ambasciata Svizzera a Teheran già dal mese prossimo. Nel frattempo però, il Congresso pare determinato a complicare la situazione. Martedì, i Senatori Christopher Dodd (Democratico del Connecticut) e Richard Shelby (Repubblicano dell’Alabama) hanno annunciato di aver trovato un accordo bipartisan per una proposta di espansione delle sanzioni sull’Iran. Il Comprehensive Iran Sanctions, Accountability and Divestment Act of 2008 prenderebbe il posto dell’attuale Iran Sanctions Act, apportando poche modifiche sostanziali e comunque mantenendo un approccio alla questione iraniana che, secondo molti, potrebbe mettere in pericolo non solo gli sforzi diplomatici verso Teheran, ma anche le relazioni degli Stati Uniti con l’Unione Europea, la Russia e l’India.

Ancora più preoccupante è la proposta di una nuova risoluzione che, in pratica, autorizzerebbe il Presidente a dichiarare guerra all’Iran, prima ancora che una richiesta di tale genere venga avanzata dall’Amministrazione. Si tratta dei due testi paralleli H. Con. Res. 362 e S. Res. 580, sotto esame rispettivamente alla Camera e al Senato. Se approvata, la risoluzione richiederebbe che il governo degli Stati Uniti si impegni a far rispettare le sanzioni sull’Iran a tutti i costi, inclusa la possibilità di ordinare un blocco navale, considerato in senso militare come un vero e proprio atto di guerra. “Neanche all’epoca della crisi missilistica di Cuba, il Presidente Kennedy autorizzò il blocco delle navi sovietiche, bensì chiamò l’azione militare intrapresa una ‘quarantena navale’,” mi ha detto per telefono mercoledì Laurence Korb, ex-Assistente al Ministro della Difesa e co-firmatario, assieme ad altri due ex-militari americani, di una lettera inviata ai membri del Congresso che chiede che la risoluzione venga abbandonata in quanto “rischia senza dubbio di mandare un segnale agli Iraniani, all’Amministrazione Bush, e al mondo intero, che il Congresso sostiene una politica più belligerante verso l’Iran e, eventualmente, azioni belligeranti contro l’Iran.” Secondo Korb, per fortuna, la risoluzione non ha poi molte possibilità di essere approvata, a meno di modifiche significative. “Più che altro è un modo, per il Congresso, di difendersi da future accuse di essere stati troppo teneri con l’Iran, dovesse succedere qualcosa di terribile. È un pò come dire all’Esecutivo; ‘Vi abbiamo concesso tutta l’autorità di cui avete bisogno. D’ora in poi, l’Iran è un problema vostro.’”

Pubblicato originariamente sulla newsletter del Centro di Formazione Politica

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