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Religione in America

aprile 18, 2008

Washington DC – Con la guerra in Iraq e la crisi economica, anche la religione torna al centro del dibattito politico americano. In seguito alle dichiarazioni fatte la settimana scorsa da Barack Obama sul fatto che gli americani di provincia si rivolgono alla fede nei momenti di frustrazione, la polemica sul significato della religiosità nella vita politica americana si è diffusa per tutto il paese mentre sia Hillary Clinton che John McCain accusavano il Senatore dell’Illinois di essere un liberal intellettuale che ha perso il contatto con la gente comune. Nel frattempo è sbarcato a Washington mercoledì Papa Benedetto XVI per un incontro con il Presidente George Bush, e una visita di sei giorni che include, oltre alla capitale federale, una fermata a New York City.

Qual’è dunque la composizione religiosa degli Stati Uniti e quanto devoto è questo paese?

In un sondaggio condotto nel 2006 dal Pew Forum on Religion and Public Life, affiliato con il Pew Research Center, un centro di ricerca con sede a Washington DC,  il 67% degli americani descriveva gli Stati Uniti come un paese cristiano. Il Pew Forum si occupa proprio di monitorare e analizzare i trend religiosi negli Stati Uniti e, nel febbraio 2008, ha pubblicato uno studio dal titolo U.S. Religious Landscape Survey, che contiene i risultati di un’indagine condotta intervistando 35.000 americani oltre i diciotto anni d’età.
Il 26,3% degli americani dichiara di appartenere ad una qualche confessione protestante evangelica, come ad esempio la chiesa battista evangelica o quella pentecostale evangelica e luterana evangelica. Al secondo posto ci sono i cattolici, con il 23,9% delle preferenze. Il 18,1% degli americani è di fede protestante “classica”, come ad esempio i battisti, metodisti, presbiteriani e luterani non-evangelici. Il 6,9% sono gli statunitensi che frequentano chiese legate all’ideologia di liberazione nera ed esclusivamente costituite di congregazioni afro-americane. Gli ebrei rappresentano l’1,7% della popolazione, i musulmani lo 0,6%. Il 16,1% degli intervistati si dichiara senza affiliazione religiosa specifica, che non significa non-credente.

I protestanti evangelici sono particolarmente numerosi negli stati del centro sud, la cosiddetta Bible Belt, ed in particolare in Tennessee, Oklahoma e Arkansas dove rappresentano oltre la metà della popolazione. La tradizione protestante tradizionale ha il maggior numero di aderenti negli stati rurali del nord: Minnesota, North Dakota e South Dakota. I cattolici sono concentrati nel nord-est, in New Jersey, Massachusetts, Connecticut e Rhode Island.

Il gruppo più numeroso di praticanti ha redditi bassi, un dato che sembra essere vero in particolare per le chiese afroamericane, il 47% degli appartenenti alle quali guadagna meno di 30.000 dollari l’anno. Del resto, su base nazionale, i neri americani hanno redditi inferiori a quelli dei bianchi. Gli ebrei e gli indù mostrano i più alti livelli di educazione, mentre in generale tra il 30 e il 40% degli affiliati ad un qualsiasi credo religioso posseggono un diploma di scuola superiore e tra il 20 e il 30% una laurea.

Gli americani che si dichiarano credenti sostengono la pena di morte in percentuali più alte della media nazionale, anche se la differenza è limitata. Il 62% dei cittadini statunitensi è favorevole alla pena capitale, un numero che sale al 67% dei cattolici ed il 74% dei protestanti evangelici. La religione ha un impatto maggiore sull’opinione degli americani per quanto riguarda il matrimonio gay. Tra coloro che vanno a messa almeno una volta alla settimana, il 73% vi è opposto. Gli evangelici sono i più compatti nella condanna dell’unione matrimoniale tra persone dello stesso sesso,  con l’81% di contrari. Invece, solo il 47% dei cattolici non-ispanici ha un’opinione negativa del matrimonio gay, meno della media nazionale. Il dato è sorprendente se si pensa alla situazione in Italia. Quanto alla scienza e alla biologia, i risultati più inquietanti arrivano dai Cristiani evangelici, tra cui solo il 28% dichiara di credere nell’evoluzione, e un ancor più misero 6% accetta l’idea che l’evoluzione sia avvenuta per selezione naturale.

Quanto all’aspetto più direttamente politico, il Pew Forum scrive; “Gli Stati Uniti hanno una lunga tradizione di separazione tra stato e chiesa, e allo stesso tempo una tendenza profonda a mischiare religione e politica”. In un sondaggio dell’agosto 2007 ad esempio, la maggioranza degli americani (69%) si è dichiarata d’accordo sul fatto che è importante che il Presidente degli Stati Uniti mostri di possedere convinzioni religiose forti.

Il pubblico statunitense pare anche vedere di buon grado l’abitudine di George Bush a fare riferimenti alla fede come ispirazione per le proprie scelte politiche. Un rilevamento statistico del 2006 mostra che circa la metà degli intervistati, il 52%, ritiene che il Presidente Bush parli delle proprie convinzioni religiose in una giusta proporzione, e un ulteriore 14% lamenta invece il fatto che non le citi a sufficienza. Gli americani sembrano anche pensare che la religione stia perdendo d’influenza nella società di oggi. Di questo 59%, la gran parte è convinta che si tratti di una tendenza negativa e auspicano maggior presenza della fede nella vita pubblica del paese.

Nonostante ciò, la maggioranza di Americani pare ancora convinta che le scelte e necessità dei cittadini debbano dare forma al sistema legale, anche se una minoranza cospicua, ovvero il 32%, ritiene che invece dovrebbe essere la Bibbia la base della legge.
Considerato questo panorama, non deve sorprendere che le frange più religiose del paese votino tendenzialmente repubblicano. Il Partito Democratico è visto da tutto l’elettorato, persino dagli stessi democratici, come meno attento alla voce del signore. Solo il 26% degli intervistati pensa al partito dell’asinello come amico della religione. Più interessante è il fatto che nemmeno i Repubblicani sono sufficientemente devoti, nell’opinione di alcuni gruppi di fedeli, in particolare i Cristiani evangelici. La metà di costoro, 49%, ritiene che il partito dell’elefante sia troppo poco incline a sentire le ragioni della fede.

Per via del fatto che, come scrive il Pew Forum, “gli evangelici esprimono pareri distintamente differenti da quelli del resto del pubblico, e persino rispetto agli altri gruppi religiosi,” costoro rimangono una forza importante sulla scena politica americana, e la loro influenza sul Partito Repubblicano e la capacità di trascinare i candidati del GOP verso posizioni più simili alle proprie, non deve essere sottovalutata.

Pubblicato originariamente sulla newsletter del Centro di Formazione Politica

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