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Il volto della crisi del mercato immobiliare

marzo 21, 2008
Washington DC – La crisi del mercato immobiliare americano si sta allargando a macchia d’olio, ha cominciato a contagiare altri settori dell’economia e a travolgere un numero crescente di attori economici, che sempre meno sono collegati direttamente ai mutui casa subprime (tra i responsabili originari del crollo), ma che ne stanno subendo le conseguenze.
Ad un evento ospitato dalla Ambasciata inglese a Washington la settimana scorsa, ho incontrato Jose’, un ragazzo messicano di circa una trentina d’anni. Nato e cresciuto in Maryland da una famiglia immigrata dalla Baja California (la regione a nord-ovest del Messico), Jose’ e’ sposato da circa tre anni ed ha un bimbo di sei mesi. Fino all’estate scorsa Jose’ faceva il giardiniere. Aveva creato una propria societa’ che collaborava con gli agenti immobliari e le societa’ edilizie dei sobborghi della capitale statunitense per rendere graziosi i giardini delle proprieta’ una volta che queste fossero pronte per essere vendute. “Avevo tanti amici nel settore, che mi chiamavano quando avevano bisogno di vendere una proprieta’. Io andavo e gli mettevo a posto gli esterni,” mi ha detto Jose’. Poi, a causa dello scoppio della bolla immobiliare, tanti di questi amici hanno perso il lavoro, e l’attivita’ di Jose’ e’ rallentata a tal punto che, in agosto 2007, ha deciso di vendere la propria societa’ di giardinaggio. Da allora lavora come impiegato per l’impresa di catering che si occupa di organizzare gli eventi e le riunioni all’Ambasciata inglese, fa il cameriere e il buttafuori. “Mi piacerebbe un giorno tornare al giardinaggio. Il problema e’ che, avendo venduto la mia societa’, dovrei ricominciare da zero e l’idea mi spaventa”.

Il Wall Street Journal pubblica oggi un pezzo a proposito dell’effetto della crisi del mercato dei mutui casa e di quello immobiliare sulle societa’ edilizie medio-piccole, che offre un’analisi interessante di come la crisi stia colpendo sempre nuovi settori, come nella teoria dei vasi comunicanti. Dopo aver costretto tante famiglie ha restituire le chiavi delle proprie abitazioni alle banche per via dell’impossibilita’ di ripagare le rate dei prestiti firmati, ora la recessione si sta abbatendo non piu’ solo sui singoli, ma anche sulle imprese.
I piccoli imprenditori, che negli anni del boom avevano acquistato qualche proprieta’ con l’intento di ristrutturarle e poi rivenderle ad un prezzo piu’ elevato di quello d’acquisto, si trovano ora con lotti ed immobili invenduti e in stato d’insolvenza sui pagamenti dei propri debiti alle banche. Molti di questi prestiti erano garantiti dalle proprieta’ personali degli imprenditori, il che significa che, nel momento in cui costoro cominciano a rimanere indietro sui pagamenti, le banche hanno il diritto non solo di riappropriarsi degli immobili per l’acquisto dei quali era stato fatto il mutuo, ma anche di tutte le altre proprieta’ del debitore.
Il governo americano continua a cercare soluzioni per far fronte all’allargarsi della crisi. Mercoledi’ i giganti del mutuo casa Fanni Mae e Freddie Mac sono stati autorizzati dai regolatori federali ad iniettare 200 bilioni di dollari sul mercato per cercare di aiutare i proprietari immobiliari a far fronte ai debiti contratti.
Secondo dati pubblicati da Foresight Analytics, una societa’ di ricerca economica specializzata nel ramo immobiliare, le insolvenze sui prestiti firmati per costruire villette monofamiliari, simbolo dell’architettura residenziale americana, sono salite al 7,5% del valore di tali prestiti, dal 2,1% dell’anno precedente. Il MInistero del Commercio americano ha inoltre dichiarato che le richieste per nuovi permessi per la costruzione di immobili, un barometro della futura attivita’ edilizia, sono scese dello 7,8% in febbraio al livello piu’ basso rilevato negli ultimi 16 anni. Di conseguenza, il Presidente della Federal Reserve Ben Bernanke si e’ detto preoccupato che alcune piccole banche americane finiranno per dichiarare bancarotta a causa della catena d’insolvenze sui mutui. Secondo il Wall Street Journal, 150 banche potrebbero fallire nei prossimi 3 anni.
Il contagio, insomma, continua.

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