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Soldi soldi soldi

febbraio 22, 2008
Washington DC – L’articolo pubblicato mercoledi’ sera dal New York Times a proposito di John McCain e Vicky Iseman tiene gli americani con il fiato sospeso, a domandarsi se il Senatore dell’Arizona – che fa dell’integrita’ morale il proprio grido di battaglia – intrattenga o meno relazioni extra-coniugali degne dell’ex Presidente Bill Clinton, e per di piu’ con una lobbysta. Con il clamore suscitato, la vicenda sta oscurando un’altra gaffe elettorale di McCain, assai piu’ interessante, a riguardo del sistema di finanziamento della propria campagna elettorale.

Ad oggi negli Stati Uniti un candidato alla Presidenza ha, approssimativamente, due opzioni per finanziare le spese che una corsa alla Casa Bianca comporta. Alternativamente si puo’ decidere di raccogliere indipendentemente i propri fondi, collezionando esclusivamente le donazioni di privati, oppure si puo’ chiedere di essere ammessi nel programma di finanziamento pubblico del governo federale. Questo e’ vero sia per le primarie che per le elezioni generali, che sono pero’ trattate come due fasi separate. Un candidato puo’ dunque richiedere i finanziamenti pubblici per l’una o per l’altra, o per entrambe.

In questo caso, il candidato raccoglie comunque finanziamenti privati, ai quali il governo americano si impegna ad aggiungere un pari ammontare di denaro pubblico. Lo svantaggio di questa seconda opzione e’ che il governo obbliga il candidato in questione ad un limite massimo di spesa, fissato per le primarie di quest’anno in 54 milioni di dollari, mentre per coloro che non richiedono l’aiuto dei fondi pubblici non ci sono restrizioni alcune.

La legge sul finanziamento pubblico delle campagne presidenziali e’ stata creata con l’idea di consentire a chiunque di partecipare alla corsa alla presidenza, indipendentemente dalla ricchezza personale. Al contempo, rappresenta il tentativo di limitare il folle spreco di denaro che ormai caratterizza la politica elettorale americana. In pratica pero’, solo coloro che non riescono a finanziare con successo le proprie campagne chiedono di ricevere i finanziamenti pubblici, accettando le limitazioni di spesa come inevitabile conseguenza della propria incapacita’ di raccogliere fondi sufficienti.

Fino al 1996, tutti i candidati avevano accettato i contributi federali e le conseguenti limitazioni di spesa, perlomeno durante le primarie. Il primo che decise di correre da solo fu, in quell’anno, il milionario repubblicano Steve Forbes. Da allora, sempre piu’ frequentemente, i politici statunitensi non fanno uso di finanziamenti pubblici in quanto riescono a raccogliere incredibili somme di danaro dai propri sostenitori personali.

Cosi’ quest’anno, solo John Edwards fra i democratici e John McCain fra i repubblicani avevano richiesto soldi federali. La campagna di John McCain si era trovata sull’orlo della bancarotta durante la scorsa estate e di conseguenza, nella speranza di resuscitare la propria candidatura, il Senatore dell’Arizona aveva deciso di intraprendere la strada del finanziamento pubblico.

Data l’inaspettata ondata di successi ottenuti da gennaio ad oggi, pero’, e ormai conquistata la nomination repubblicana, il 7 febbraio scorso McCain ha scritto una lettera alla Federal Election Commission (FEC) – l’organo governativo che regola il sistema di finanziamento delle campagne elettorali – per comunicare la propria riuncia ai fondi pubblici. Il Senatore dell’Arizona si sarebbe goduto invece i milioni di dollari raccolti privatamente dall’inizio dell’anno.

Ed e’ a questo punto che e’ sorto il problema; secondo il repubblicano David Mason, Presidente della Commissione, in dicembre 2007 McCain avrebbe ottenuto un prestito bancario fornendo come garanzia la prop
ria partecipazione al finanziamento pubblico (ovvero assicurando la banca di essere in attesa di ricevere i fondi federali, che vengono versati solo a marzo). La regole della FEC proibirebbero in questo caso a McCain di rimangiarsi la scelta fatta e lo obbligherebbero a rimanere all’interno del programma di finanziamento pubblico.

Se questo fosse vero, McCain si troverebbe di fronte ad una situazione strategica delicata. Ad oggi, la sua campagna elettorale ha gia’ speso all’incirca 49 milioni di dollari, il che significa che ne rimangono solamente altri 5 da usare da qui alla convention repubblicana di settembre, che determina ufficialmente la fine delle primarie.

Esiste una seconda complicazione. La Federal Election Commission, normalmente composta di 6 membri, non ha in questo momento il quorum necessario a prendere decisioni. I repubblicani e i democratici al Senato, infatti, stanno discutendo senza successo sull’approvazione di quattro nomine fatte dal Presidente Bush. Siccome la Commissione dovrebbe votare in merito alla situazione di John McCain, e siccome questo oggi non e’ possibile, la situazione e’ bloccata.

Cosa succedera’ e’ difficile a dirsi; McCain e i suoi avvocati sostengono che non c’e’ nulla di irregolare nel prestito ottenuto in dicembre e nella scelta di correre solamente con i propri fondi. D’altro canto, si dovesse piu’ avanti decidere che, in effetti, John McCain avrebbe dovuto rispettare i limiti di spesa imposti dal sistema pubblico, e se nel frattempo questi limiti fossero stati superati, allora McCain sarebbe colpevole di un crimine federale.

L’ironia della vicenda, se vogliamo trovarne una, e’ che McCain e’ uno dei grandi difensori della legge sul finanziamento pubblico. Non solo, sono settimane che attacca Barack Obama a proposito di una simile promessa fatta l’anno scorso dal Senatore dell’Illinois. Obama aveva dichiarato che, nel caso di vittoria della nomination democratica, e nel caso l’avversario repubblicano si fosse reso disponibile alla medesima scelta, avrebbe anche lui accettato di partecipare al finanziamento pubblico per le elezioni generali di settembre, ottobre e novembre. Promessa che Obama pare non aver piu’ molta voglia di mantenere, visto che la velocita’ con cui pare riuscire a raccogliere donazioni di questi tempi.
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