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La satira politica in America

febbraio 20, 2008
Washington DC – Per seguire le elezioni americane 2008 non ci sono solo il New York Times, la CNN e la miriade di blog politici che spuntano ogni giorno sulla rete. Ci sono anche i comici!
A chi fosse interessato ad una copertura attenta delle presidenziali di quest’anno suggerisco vivamente di visitare il sito di The Onion, il magazine umoristico creato nel 1988 da due studenti dell’Universita’ del Wisconsin a Madison e diventato uno degli organi d’informazione che e’ indispensabile leggere se si vuole essere aggiornati sugli ultimi eventi nazionali ed internazionali.

La sezione dedicata alla corsa alla Casa Bianca di quest’anno, The War for the White House, pubblica, fra le altre cose, i profili di tutti i candidati alla presidenza. Huckabee, ad esempio, spiega la propria posizione sull’aborto dichiarando; “Io credo che la vita cominci al momento del concepimento, ma che non finisca con la nascita. Finisce invece il 27 marzo 2012”. Mentre Hillary Clinton si sarebbe candidata per una ragione sopra ogni altra; ha dimenticato un po’ di cose alla Casa Bianca 8 anni fa. Il sito offre anche analisi piu’ approfondite degli ultimi sviluppi e un glossario dei termini chiave di quest’anno elettorale. Ad esempio vi si trova la definizione di democrazia, una plutocrazia moderatamente rappresentativa. Oppure quella di caucus, il processo grazie al quale gli Americani si ricordano ogni quattro anni dell’esistenza dell’Iowa.

Se siete invece appassionati di video in stile YouTube, vi consiglio di visitare un’altro indirizzo web; Indecision 2008 e’ la pagina dedicata alle elezioni da Comedy Central, il canale televisivo che trasmette 24 ore su 24 di programmi satirici. Il sito ospita principalmente delle clip tratte dai due tra i piu’ seguiti show delle serate televisive americane, il Daily Show di Jon Stewart e Colbert Report di Stephen Colbert.

Nella collezione di video archiviati su Indecision 2008, uno fra i piu’ esilaranti e’ quello in cui Colbert ricorda a Mike Huckabee della promessa fatta di scegliere come vicepresidente, in caso di vittoria nelle primarie, lo stesso Colbert.

Oppure si puo’ guardare la clip in cui Jon Stewart manda a quel paese Mitt Romney (con un letterale vaffanculo gridato in camera), dopo averlo sentito dichiarare che contribuire alla vittoria dei democratici equivale a soccombere al terrorismo internazionale.

Non di rado, sono queste le fonti di informazione piu’ accurate. E perfortuna, in un paese che ancora ha un profondo rispetto per la liberta’ di espressione, il mondo della satira politica e’ libero di dire un po’ cio’ che gli pare, anche quando di mezzo ci finiscono i potenti. Cosi’ i comici americani non rischiano di finire oscurati dai network televisivi (a meno che smettano di fare audience). Colbert e’ riuscito persino a convincere la National Portrait Gallery di Washington DC ad appendere per qualche settimana un proprio ritratto, da Colbert personalmente donato al museo, che ospita una tra le collezioni piu’ presigiose dell’intero paese. E questo dopo aver tenuto, nel 2006, un discorso storico di fronte all’associazione dei corrispondenti dalla Casa Bianca in cui non ha esitato a umiliare George Bush, che stava ammulito affianco al podio.

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