Archive for the ‘Finanziamento delle Campagne Elettorali’ Category
Midterm: paura e delirio in America
Washington D.C. – A cinque giorni dalle elezioni midterm del due novembre emerge, sullo sfondo del ciclo elettorale più costoso della storia (si calcola che la campagna 2010 possa arrivare a costare quattro miliardi di dollari), l’immagine di un’America disillusa, sfiduciata, impaurita e confusa rispetto alle tribolazioni che il mondo globalizzato di oggi impone anche al paese più ricco del mondo. Questa rabbia, che fin qui sembra incapace di produrre soluzioni tangibili per il futuro del paese, non può che contribuire a una vittoria repubblicana, giacché il GOP si trova oggi in minoranza e, di conseguenza, un voto di protesta diventa automaticamente, in un sistema bipartitico quale quello statunitense, un voto per l’opposizione.
Per avere un’idea dello stato di ansia in cui vivono quotidianamente centinaia di milioni di Americani, basta consultare i risultati di un sondaggio condotto questa settimana dal Washington Post. Il 53% degli intervistati dichiara di essere preoccupato di non avere i soldi per pagare l’affitto o il mutuo.
I cittadini americani sono ancora sotto shock per il crollo del venerato sistema finanziario di Wall Street e non comprendono le ragioni di un tasso di disoccupazione che rimane ostinatamente sopra il 9,5%. Gli elettori sono sempre più spaventanti dal prolungarsi della crisi del mercato immobiliare e sempre più intimiditi dal continuo aumento del deficit di bilancio, in cui, probabilmente, riconoscono i propri, detestati, debiti personali, accumulati in decenni di credito facile e il cui peso, ora, li distrugge. Delusi dello stato delle cose, non sono molti gli Americani disposti a credere all’argomentazione dell’Amministrazione Obama secondo cui la situazione sarebbe stata ancora peggiore se non fosse stato per l’intervento del presidente. Poco importa che economisti di fama internazionale diano ragione al governo. Impazienti, gli elettori non vogliono sentirsi dire che il pacchetto di stimolo economico, il salvataggio dell’industria automobilistica e la riforma sanitaria sono investimenti importanti per il lungo-periodo e che, prima di giudicare il lavoro di questa Casa Bianca, sarebbe meglio attendere altri due anni.
Risucchiati dal vortice elettorale che, imponendo elezioni ogni due anni, costringe il paese a vivere in un costante clima di campagna elettorale in cui l’unico orizzonte importante è il breve-periodo, una maggioranza di Americani sembra di nuovo pronta, come lo era del resto due anni fa, a ricominciare tutto da capo, anche a costo di ridare il potere ai repubblicani. Questa scelta ha un che di auto-lesionista, considerato come i rappresentanti del GOP al Congresso godano di una reputazione ancor più negativa dei colleghi democratici (il tasso di disapprovazione dei parlamentari del Partito Repubblicano si aggira sul 67% contro il 61% dei rappresentanti del Partito Democratico). Se si considera, però, l’emergere del Tea Party e il fatto che, già nelle primarie, molti candidati dell’establishment repubblicano sono stati sconfitti da avversari spesso inesperti, ma sostenuti da questo movimento di attivisti conservatori, si capisce allora che il voto di protesta non è diretto esclusivamente ai democratici, ma alla classe politica tutta.
Purtroppo per la salute economica e politica degli Stati Uniti, questa ondata di rabbia ha preso la forma di un pasticcio populista, alla cui guida si sono posizionati personaggi improbabili, si pensi a Glenn Beck e a Sarah Palin, e la cui base, forse inconsapevolmente, dice di battersi contro la corruzione e il potere di quegli stessi banchieri, industriali, corporation e politici di lunga data che, guarda caso, stanno finanziando generosamente il movimento (non è un segreto che l’esperienza politica di Karl Rove, consigliere dell’ex presidente George W. Bush, e i soldi del gruppo industriale dei fratelli Koch e della Camera di Commercio, che rappresenta, fra gli altri, anche la Rolls Royce, siano dietro al movimento “dal basso” del Tea Party.) Da questo calderone di paradossi politici, in cui ci si preoccupa della Cina e dell’immigrazione illegale, senza però offrire soluzioni praticabili, emerge un messaggio semplicistico ma irresistibile, ovvero che il governo deve diminuire il carico fiscale e pareggiare il bilancio senza tagliare i servizi.
Data la capacità del GOP di assorbire rapidamente nelle file del partito anche l’attivismo populista e di estrema destra, ecco allora che, martedì prossimo, i repubblicani riprenderanno il controllo della Camera (si calcola che il GOP otterrà un miglioramento netto di 50-55 seggi, quando 39 sarebbero sufficienti per garantirsi la maggioranza). Secondo Nate Silver del blog FiveThirtyEight, che sviluppa modelli statistici accorpando gli studi condotti da altri sondaggisti, il GOP ha oltre l’80% di possibilità di aggiudicarsi la maggioranza dei deputati.
Al Senato, invece, nonostante si preveda un miglioramento della posizione relativa del Partito Repubblicano, i democratici dovrebbero essere in grado di mantenere la propria maggioranza, che sarà, però, assai più risicata (Nate Silver calcola in circa il 12% la probabilità che i repubblicani possano conquistare il Senato). Questo ha a che vedere con il fatto che, mentre la Camera viene rinnovata nella sua interezza nelle midterm, al Senato sono in palio solo 37 seggi. Inoltre, nelle campagne elettorali per il Senato, giacché i senatori sono personalità meglio conosciute dei colleghi deputati, l’individualità dei candidati in corsa è più rilevante, e le bizzarrie che hanno caratterizzato le celebrità del Tea Party, da Joe Miller in Alaska a Christine O’Donnell in Delaware a Ken Buck in Colorado, finiranno per costare al GOP una serie di seggi che, altrimenti, sarebbero stati facilmente agguantabili.
In generale, le midterm 2010 non porteranno buone notizie all’Amministrazione Obama. Bisogna, però, stare attenti a trarre conclusioni estreme sull’impatto di questa elezione nel lungo-periodo, ad esempio proiettando l’umore dell’elettorato oggi sulle presidenziali del 2012. Che il partito di governo, in particolare in una situazione in cui i democratici controllano Casa Bianca, Senato e Camera, soffra delle perdite, anche sostanziali, nelle elezioni di metà mandato è considerato un prodotto fisiologico dell’alternanza democratica. Va ricordato, inoltre, che il Presidente Obama ha, oggi, circa lo stesso tasso di approvazione che il predecessore Bill Clinton aveva nel 1994 (43%). Anche allora le midterm furono una disfatta per i democratici, ma quella sconfitta non impedì a Clinton di essere rieletto nel 1996.
Di certo i democratici dovranno riaggiustare la mira. Il presidente, in particolare, dovrà decidere se aprirsi a un dialogo più produttivo con l’opposizione repubblicana, o, invece, se rimanere sulle posizioni di oggi, accusando il GOP di un’opposizione cieca e sperando che, nel novembre 2012, gli elettori si rechino alle urne pensando al Partito Repubblicano come al “partito del no”. In parte, le modalità con cui i democratici decideranno di ricalibrare la propria agenda legislativa dipenderanno dalla performance dei propri candidati la settimana prossima. I democratici più a rischio, infatti, sono quelli più moderati. Il che significa che una grossa vittoria repubblicana renderebbe il Partito Democratico più limitato in numero, ma più coeso su posizioni progressiste, mentre un improbabile recupero democratico in zona cesarini equivarrebbe a un Partito Democratico più numeroso ma più frammentato, in cui in tanti si considerano conservatori e in disaccordo con il presidente.
Qualunque siano i risultati del voto, e nonostante vadano considerati un verdetto solo parziale sulla condizione politica degli Stati Uniti, le elezioni di martedì avranno comunque conseguenze di lungo periodo e costringeranno i due partiti maggiori a confrontarsi, entrambi, con una base di elettori sempre più irrequieta.
Il GOP dovrà cercare di incorporare e simultaneamente domare il Tea Party, approfittando dell’appeal popolare di questo movimento per raggiungere quei gruppi di elettori delusi dai politici tradizionali, ma assicurandosi che le sue manifestazioni più estreme, che spaventano i repubblicani moderati, siano marginalizzate. I democratici, intanto, dovranno fare in conti con dati elettorali come quelli che emergono da un sondaggio di New York Times/CBS. Pare, infatti, che, in questo ciclo elettorale, il partito del presidente abbia perso il proprio tradizionale vantaggio con le elettrici donne, i cattolici, i lavoratori e gli indipendenti. Se, come previsto, le donne voteranno in maggioranza per i candidati repubblicani alla Camera, sarebbe questa la prima volta dal 1982.
Per finire, una nota importante sull’accuratezza dei sondaggi, su cui sono fondate tante delle riflessioni che si leggono in questi giorni: Nate Silver ci avverte che spostare anche solo di due punti percentuali le previsioni di voto in favore dei repubblicani o dei democratici cambia significativamente i modelli statistici. Se l’elettorato dovesse, martedì, concedere due punti percentuali in più di quelli previsti ai democratici, il partito dell’asinello manterrebbe la maggioranza anche alla Camera. Due punti percentuali in più per i repubblicani, invece, e il GOP conquisterebbe 65 seggi, non 53 come predetto dal modello di Silver.
Pubblicato originariamente sulla newsletter del Centro di Formazione Politica
I nomi dietro la mobilitazione giovanile
La vittoria del 4 novembre di Barack Obama, un presidente quarantasettenne, è da considerarsi anche la vittoria di una nuova generazione di elettori americani. Fabrizio Tonello scrive della partecipazione dei giovani al voto e di come la mobilitazione dei cittadini tra i 18 e i 29 anni di età sia stata fondamentale all’elezione del Senatore dell’Illinois.
Esiste anche un altro aspetto importante di questa tendenza dei giovani a occuparsi di politica. Ovvero si conta un numero sempre crescente di adulti sulla trentina che rivestono ruoli centrali nel mondo dei media, ad esempio come opinionisti di fama, e nel mondo dell’attivismo.
Basti pensare a Markos Moulitsas, che è il fondatore e redattore principale del blog liberal Daily Kos. Lanciato nel 2002, il sito raggiunse il milione di visitatori già nel primo anno di vita. Oggi Daily Kos raccoglie oltre due milioni di visitatori al giorno. Moulistas, che ha trentasette anni, ha seguito la campagna presidenziale americana del 2008, ma anche tutte le competizioni per il Senato e la Camera, prestando particolare attenzione alle storie di corruzione e agli scandali che hanno macchiato Deputati, Senatori e candidati vari in particolare appartenenti al Partito Repubblicano. Per chi segue la cosiddetta blogosfera e si interessa del dibattito progressista in America, Daily Kos è diventato un punto di incontro fondamentale.
Sul lato dell’attivismo, va segnalata la storia di Eli Pariser, ventisettenne Direttore Esecutivo del movimento progressista MoveOn. Un giovanissimo Pariser, ancora all’università, si fece conoscere già nel 2001 quando lanciò una petizione su Internet per domandare al Governo di rispondere agli attentati dell’undici settembre in maniera non violenta. In meno di un mese 500.000 persone avevano firmato l’appello. Avendo notato immediatamente il talento del giovane, i fondatori di MoveOn Wes Boyd e Joan Blades gli offrirono un lavoro. A ragione. Nel 2004 Pariser inventò un secondo progetto geniale. Durante la sfida tra George W. Bush e John Kerry, l’allora ventitreenne ideò una competizione per il pubblico Internet americano. Invitando gli internauti a partecipare con la produzione di uno spot televisivo che descrivesse il Presidente Bush in 30 secondi, Pariser diede vita a un grande movimento popolare e fu in grado di raccogliere oltre 30 milioni di dollari, soldi che andarono poi a finanziare altri spot elettorali a sostegno di candidati progressisti. In sostanza, Pariser fu tra i primi a scoprire e mettere a frutto le possibilità di mobilitazione offerte da Internet e che sarebbero state riprese quest’anno con particolare successo dalla campagna di Obama.
Un’altra storia simile, sebbene non legata a un partito o a un candidato particolare, è quella dell’astro nascente James Kotecki, un ventiduenne di recente laureato a Georgetown e diventato in meno di due anni tra i più rinomati commentatori politici del paese. Kotecki ha cominciato la propria carriera nei dormitori dell’università nel 2007, quando iniziò a mettere su YouTube brevi video in cui commentava con ironia e molti riferimenti pop gli ultimi pettegolezzi della campagna elettorale per le elezioni del 2008. Grazie al successo raccolto su Internet, Kotecki riuscì a convincere il candidato repubblicano Ron Paul a farsi intervistare di persona, producendo così la prima intervista mai condotta nel dormitorio di una università. Seguirono John Edwards, Mike Huckabee e Chris Dodd. Oggi Kotecki continua l’attività di opinionista YouTube, ma a livello professionale, con KoteckiTV, un video-blog ospitato dal Politico, un magazine web dedicato alla politica nazionale americana.
Nonostante sia stato Barack Obama a capitalizzare sul rinnovato attivismo dei giovani, una mobilitazione simile esiste anche a destra, seppur in proporzioni minori.
Michelle Malkin, trentottenne d’origine filippina, è l’equivalente conservatore di Moulitas. Michellemalkin.com fu lanciato nel 2004 ed è oggi considerato uno tra i cinque blog conservatori più importanti. Il sito offre commenti e opinioni quotidiane sulla politica americana in sostegno alla causa repubblicana negli Stati Uniti.
Infine, per quanto riguarda il mondo dell’attivismo di destra, Adam Brickley è considerato in parte responsabile per la selezione di Sarah Palin a candidato repubblicano alla vice-Presidenza. Studente all’ultimo anno dell’Università del Colorado, Brickley lanciò l’anno passato un blog chiamato Draft Sarah Palin for Vice President. A soli ventuno anni, Brickley avrebbe contribuito a creare il clamore attorno al nome di Palin che poi avrebbe portato il Governatore dell’Alaska alla fama nazionale. Naturalmente, molti pensano che il blog dello studente del Colorado sia in realtà stato usato da coloro che, interni al Partito Repubblicano, premevano già da tempo per la scelta di Palin. Fatto sta che Brickley è l’ennesimo giovane che si fa conoscere al pubblico americano grazie a un utilizzo ingegnoso di Internet.
Di storie come quelle raccontate fin qui ce ne sono molte altre. Questa vuole essere una panoramica riassuntiva di un movimento che sta cambiando la politica americana dal basso, grazie soprattutto alle nuove tecnologie e alla creatività mostrata da alcuni giovani nell’utilizzarle.
Pubblicato originariamente sulla newsletter del Centro di Formazione Politica
Obama continua a chiedere soldi ai sostenitori
Eccovi il testo della email arrivata ieri sera:
Valentina –
Our friends at the Democratic National Committee laid it all on the line to bring change this year.
We’ve been reviewing the books, and the DNC went into considerable debt to secure victory for Barack and Joe. It took unprecedented resources to staff up all 50 states, train field organizers, and build the technology to reach as many swing voters as possible.
It worked.
But it also left the DNC in debt. So before we do anything else, we need to help pay for this winning strategy.
Make a donation of $30 or more now and you’ll get a limited edition 2008 Victory T-shirt.
The DNC’s 50-state field strategy was crucial to our campaign’s success, as well as victories for Democrats up and down the ballot. Their organizing infrastructure allowed us to compete — and win — in states that seemed insurmountable just four years ago.
They took out substantial loans to make it happen. The DNC didn’t hold back, and now, neither can we.
You were there for this campaign when we needed to reach out to more voters and compete in more states. Now we’re relying on grassroots supporters like you to come through for this movement once again.
We’ll get to work transforming this country. But first, we need to take care of the DNC.
Please make a donation of $30 or more today and receive your Obama Victory T-shirt:
https://donate.barackobama.com/victoryshirt
Thank you for everything,
David Plouffe
Campaign Manager
Obama for America
Soldi, soldi, soldi
Washington DC – Finalmente Obama ha reso pubblico l’ammontare di denaro raccolto nel mese di luglio. 51 milioni di dollari. Una cifra ancor piu’ incredibile se si considera che luglio e’ un mese di semi-vacanza e quindi relativamente lento quanto alle donazioni monetarie fatte alle campagne elettorali.Anche John McCain ha fatto piuttosto bene con 27 millioni di dollari, per quanto rimanga sempre distanziato dal Senatore dell’Illinois.
In totale, Obama avrebbe ricevuto fin qui 390 milioni di dollari da circa due milioni di persone.
Anche McCain pare aver speso piu’ di quanto raccolto, con 31 milioni di dollari che hanno pagato i costi del mese di luglio.
La strategia di Obama
Washington D.C. – La campagna di Barack Obama sarà ricordata non solamente perchè il Senatore dell’Illinois è il primo candidato di colore con possibilità concrete di diventare Presidente degli Stati Uniti, ma anche perchè Obama sta inventando un nuovo modo di fare politica elettorale.
Internet è senza dubbio il centro nodale delle operazioni di Obama for America, il cui fulcro è il sito web ufficiale www.barackobama.com. Per la prima volta nella storia della politica americana, la rete è così utilizzata non solo per le pubbliche relazioni, una vetrina per i media e per gli elettori connessi, ma anche come lo strumento organizzativo chiave di tutta le attività di campagna elettorale, che normalmente si dividono nelle tre categorie di mobilitazione sul territorio, raccolta fondi e rapporti con la stampa. Obama è riuscito fino ad ora, sfruttando a pieno il potenziale delle nuove tecnologie, a creare un’organizzazione diretta dal centro e, al contempo, diffusa sul territorio.
Innanzitutto, il sito web di Obama ha contribuito a costruire, velocemente e ad un costo relativamente limitato, una comunità di un milione di attivisti che la campagna può rapidamente raggiungere e mobilitare via e-mail. Questi cittadini garantiscono anche un collegamento continuo e diretto fra il candidato democratico e il resto dell’America, grazie ai rapporti che costoro intrattengono con le proprie famiglie, colleghi, vicini di casa e, in generale, con le proprie comunità sparse per tutto il paese.
La base di appassionati, che ha trasformato Barack Obama da politico a pop-star (basti pensare al successo del video dell’Obama Girl), ha anche permesso al Senatore dell’Illinois di raccogliere cifre record per finanziare la propria corsa alla Casa Bianca. Fin qui, Obama ha ricevuto circa 290 milioni di dollari. Grazie a tale successo, Obama ha potuto rinunciare ai contributi stanziati dal programma di finanziamento pubblico (quest’anno stabiliti in 84,1 milioni di dollari, che rappresentano anche il tetto massimo di spesa consentito ai candidati che ne usufruiscano). Così facendo, il Senatore dell’Illinois si è garantito il diritto di spendere a propria discrezione. L’altro aspetto interessante della raccolta fondi in stile Obama è che, attraverso l’utilizzo del World Wide Web, il Senatore ha costruito una rete capillare di piccoli contributori anziché affidarsi agli assegni delle grandi compagnie. In marzo, la donazione media fatta ad Obama è stata di 96 dollari.In aprile, 1 milione e 475 mila individui hanno effettuato quasi 3 milioni di donazioni per un ammontare medio di 91 dollari ciascuna.
Le ultime previsioni indicano che Obama potrebbe arrivare a raccogliere altri 300 milioni di dollari da ora al 4 novembre. Forte di questa convinzione, Obama ha cominciato a creare una organizzazione nazionale di proporzioni mai viste, mettendo assieme un’esercito di collaboratori da inviare per tutti gli Stati Uniti con l’obbiettivo di aprire uffici su tutto il territorio nazionale per coordinare il lavoro dei volontari, del porta a porta e del phone-banking (ovvero delle telefonate agli elettori). È la prima volta che un candidato alla Presidenza decide di investire risorse in tutti i cinquanta stati dell’Unione, anziché puntare a quelli che costituiscono tradizionalmente la propria base e ai pochi swing states che finiscono sempre per decidere il risultato del voto. Janis, una volontaria di Culpeper County, contea tradizionalmente repubblicana della Virginia, tiene un diario entusiasta della propria esperienza di attivista pro-Obama sul blog liberal Daily Kos.
Raccontando del primo incontro con il rappresentante di Obama for America sul luogo, Janis scrive; “Io ero convinta che si trattasse di un altro volontario probabilmente con base nella Virginia della Nord venuto nella republicanissima Culpeper County per un avanti-indietro in giornata. E invece indovinate un po’?!? Questo ragazzo è un collaboratore di Obama, con uno stipendio, ed è stato mandato nella mia contea per lavorare a tempo pieno fino alle elezioni!”
Naturalmente, questo modello di raccolta fondi e questo rapporto con la base influenza in modo positivo le relazioni con la stampa. La disponibilità di denaro permette ad Obama di organizzare molti eventi e di avere il personale sul campo necessario a garantirne l’efficienza. La popolarità del Senatore, e la rapidità di comunicazione tra la campagna e gli attivisti data da Internet, fa sì che questi eventi abbiano pubblici numerosi ed entusiasti. Di conseguenza, i media non possono che riportare di questo movimento “dal basso”, funzionando quasi da altoparlante per il messaggio che la campagna di Obama vuole fare arrivare al resto del paese. L’ultima idea in questo senso è quella della Open Convention. Per vivacizzare l’atmosfera altrimenti prevedibile della convention di partito che si terrà a Denver a fine agosto, il team di Obama in collaborazione con il Partito Democratico ha deciso che il discorso di accettazione ufficiale della nomination, che i candidati vincitori normalmente tengono nel giorno di chiusura dei lavori di fronte ai delegati ammessi alla convention, verrà invece organizzato, quest’anno, all’INVESCO Field, uno stadio con una capacità di 75.000 spettatori. In questo modo Obama prova a trasformare un momento tradizionale e scontato del processo di nomination americano in un evento mediatico che porti ancora maggior attenzione sulla propria candidatura.
David Corn, sul blog che tiene per Congressional Quarterly, si chiede; “Che cosa potrà mai fare John McCain per stare al passo? Noleggiare una nave da guerra per il proprio discorso di accettazione della nomination? Annunciare, prematuramente, il bombardamento dell’Iran?”
Pubblicato originariamente sulla newsletter del Centro di Formazione Politica
L’unita’ dei democratici ancora in pericolo per via dei debiti di Clinton
Washington D.C. – Nonostante Hillary Clinton si sia ritirata dalla corsa per la Casa Bianca, la campagna della ex-first lady continua a farsi sentire, in particolare mentre cerca disperatamente di raccogliere fondi per ripagare i debiti contratti nell’ultimo anno.Oggi e’ arrivata una email ai sostenitori iscritti al sito web ufficiale della Senatrice di New York che chiede un contributo di 50 dollari. In cambio, i donatori riceveranno una t-shirt, disegnata da Denitza da Weehawken in New Jersey. Denitza e’ uno degli oltre cinquemila sostenitori che parteciparono – a primarie ancora in corso – ad un concorso per avere il diritto di creare una tra le tante magliette ufficiali della campagna Clinton. Oltre 125.000 voti online hanno stabilito che questa in alto dovesse essere la t-shirt vincente.
Una vittoria per lo spionaggio
Alle rivelazioni del New York Times seguirono una serie di cause contro le compagnie di telefonia che avevano cooperato con il governo.
Si prevede che Bush firmera’ la legge, rendendola attiva, nei prossimi giorni.
Una nuova iniziativa editoriale con sede a Washington, l’American News Project, che produce e distribuisce gratuitamente pezzi di video-giornalismo originale, ha pubblicato la clip che trovate qui in basso. Si tratta di un’indagine sui rapporti tra le compagnie di telecomunicazione ed il Congresso americano.
McCain e le lobby
Washington D.C. – Il blog liberal TPM Muckraker ha lanciato un nuovo progetto editoriale con l’obbiettivo di creare una mappa virtuale dei rapporti istituiti da John McCain con la grande industria americana attraverso l’attivita’ dei lobbisti che al momento sono parte della campagna elettorale del Senatore dell’Arizona. Cliccando qui, potete leggere la biografia professionale di alcuni dei consiglieri piu’ vicini a McCain, che contano tra i clienti delle proprie attivita’ private societa’ come Blackwater, Sprint e Nextel (giganti delle telecomunicazioni) e Ameriquest Mortgage (tra le societa’ finanziarie coinvolte nella crisi dei prestiti subprime.La candidatura di McCain sostenuta dai soldi della National Rifle Association
Washington D.C. – Se e’ vero che Obama corre da solo e senza l’aiuto dei fondi federali e’ ancor piu’ vero che McCain ha tutte le intenzioni di utilizzare i contributi pubblici e, al contempo, di affidarsi ai dollari privati delle moltissime organizzazioni conservatrici disposte ad investire denaro per sconfiggere i democratici a novembre.