Archive for the ‘Clinton vs. Obama’ Category
Gli errori dietro la sconfitta di Clinton
Washington D.C. – Un pezzo imperdibile e’ uscito lunedi’ sera sul magazine di politica e cultura The Atlantic, un’analisi dettagliata ed impietosa dei fallimenti della campagna elettorale di Hillary Clinton. Hillary continua a farsi sentire
L’email, ringraziando nuovamente per tutto il sostegno ricevuto dalla ex-first lady durante la campagna elettorale per la nomination democratica, rinnova ai lettori l’invito a continuare il dialogo stabilito con Clinton e a visitare il sito web di un gruppo di azione politica chiamato HillPac per votare e discutere su quali siano le problematiche piu’ importanti di oggi. Qui sotto il testo della email:
Dear Valentina,
Since 2001, I have served as the honorary chair of HillPAC, an organization dedicated to helping working families. It is our goal to fight for a better future for every child, and for every family. To keep fighting for those who get up every day, no matter what the odds, and never give in. For those who never back down, and those who always stand their ground. HillPAC works to elect Democratic candidates to office who share these same ideals and goals and I’m proud to serve as the honorary chair and I hope you will join me in this mission.
Together, we began this campaign by starting a conversation with the American people, a conversation about where our country was headed and how we could work together to bring about the change America needs.
Our campaign for the White House may be over, but I hope that conversation continues through HillPAC. I’m so grateful for everything you did to help me over the past year and a half, and I want to make sure that as we keep fighting for change, you are just as deeply involved now as you were then.
So let’s keep the conversation going. I want you to tell me about the issues that matter to you. I want to hear what’s happening with you and your family — how high gas prices, the war in Iraq, and the struggling economy are affecting you. Your feedback will help steer the direction of HillPAC and how we are going to tackle America’s problems together.
Click here to tell me about the issues that matter to you and your family today.
I’m so proud of the campaign we ran together because we focused on the issues that make a difference to people in their everyday lives. And I heard every day on the campaign trail what that meant to the people we’re fighting for. All the stories I heard shaped the campaign we ran.
In the weeks, months, and years to come, I won’t let my dedication to our values waver and by fighting to make sure Barack Obama is our next President we will finally have a Democrat in the White House who is also dedicated to the things we care so deeply about. I’m going to work as hard as I can between now and November to help Barack Obama win the White House and Democrats win bigger majorities in Congress. I hope you will continue to fight with me because together, if we don’t back down and don’t give up we can make all the difference.
So let’s continue our vital conversation about the direction America is taking. Tell me what you’re concerned about right now: the issues that affect your life and the principles you want to keep fighting for.
Let’s keep the conversation going — tell me what you think.
Thank you so much for all you are doing. I’m really looking forward to continuing our great conversation.
Sincerely,
Hillary Rodham Clinton
La nomination di Obama: una svolta monumentale nella storia americana
Michael B. Katz è Professore di Storia all’Università di Pennsylvania ed è considerato uno dei più importanti esperti del welfare, della povertà e dell’ineguaglianza in America. Il Professor Katz ha parlato con Valentina Pasquali di razzismo e di come potrebbe influenzare la campagna elettorale del candidato democratico Barack Obama.
Centro di Formazione Politica (CFP): Si è fatto un gran parlare, ultimamente, del problema di Barack Obama con gli elettori bianchi e a basso reddito. Lei pensa che questo sia vero a livello nazionale, o invece si tratta solamente di difficoltà che Obama incontra in regioni specifiche?
Michael Katz (MK): La mia impressione è che sia un problema generale, ma ho il sospetto che il problema si acuisca in alcune aeree, come ad esempio nelle campagne e nel sud del paese. In sostanza, quei luoghi che hanno una storia di schiavitù alle spalle, dove il razzismo permane, in particolare tra coloro che hanno livelli più bassi di educazione.
CFP: A suo parere, che effetto avranno questi problemi sulle elezioni generali di novembre e sulla lotta contro John McCain? Pensa sia qualcosa di cui il Partito Democratico dovrebbe preoccuparsi seriamente?
MK: Penso che, considerato che Obama ha ottenuto il maggior numero di delegati, la dirigenza del partito si schiererà compatta con lui e si metteranno tutti a sua disposizione per cercare di costruire una base elettorale più solida laddove Obama si è mostrato più debole. Per quanto riguarda i lavoratori bianchi a basso reddito che paiono ostili ad Obama, l’influenza di costoro nelle elezioni generali dipenderà dallo stato in cui vivono, dalla percentuale della popolazione che rappresentano e, naturalmente, dipenderà dal fatto che vadano o meno a votare. Alla fine, queste persone dovranno chiedersi se vogliono davvero votare per un repubblicano, considerata la situazione del paese oggi, fra la guerra in Iraq, l’economia, il prezzo del petrolio, la crisi del mercato immobiliare. Io penso che gli verrà davvero difficile fare una scelta di questo genere. Sono convinto che queste saranno elezioni davvero complicate; da un lato ci sono i lavoratori bianchi e tradizionalmente democratici che potrebbero votare repubblicano. Dall’altro bisogna considerare che ci sono anche i repubblicani insoddisfatti che potrebbero scegliere il candidato democratico. È possibile che ci sarà una diminuzione nella partecipazione al voto dei lavoratori bianchi, allo stesso tempo però ci sarà un incremento clamoroso del voto dei giovani e degli afro-americani. Obama ha mostrato un talento incredibile nel mobilitare la gente.
CFP: Quanto nero è Barack Obama?
MK: Non si tratta di quanto Obama sia nero, piuttosto di quanto Obama sia street (ovvero afro-americano di strada). Indubbiamente Obama non è street. Obama è un americano articolato, bello, dai titoli di studio prestigiosi. Secondo me, la maggior parte degli Americani che non si fiderebbero di Jesse Jackson, non dovrebbero invece avere problemi con Obama.
CFP: Considerata proprio la sua storia personale e il suo profile inusuale, pensa che sia giusto considerare Barack Obama come il simbolo di un vero cambiamento in America, della fine dell’epoca di segregazione e discriminazione? O invece dovremmo vederlo piuttosto come un’eccezione?
MK: Penso sinceramente che la sua candidatura segni uno sviluppo monumentale nella storia di questo paese, perchè, anche se è vero che Obama ha una madre bianca, è comunque visto dal pubblico come un afro-americano. Il fatto che un uomo di colore abbia possibilità reali di diventare il prossimo presidente è assolutamente clamoroso, qualcosa che dieci anni fa non mi sarei mai sognato di vedere nel corso della mia vita. Chiaramente però poteva solo succedere con un nero americano che possiede le caratteristiche di Obama, dunque dall’oratoria raffinata e dagli alti livelli di educazione. Non avrebbe mai potuto essere qualcuno come Al Sharpton.
CFP: Cosa pensa la comunità afro-americana di Barack Obama? Ci sono dubbi a proposito della sua vera identità causati proprio dal profilo razziale misto, dal suo passato internazionale e dai suoi titoli di studio ricevuto dalle università più prestigiose?
MK: C’è stata un po’ di discussione a proposito di questo all’inizio, sul fatto che Obama non fosse abbastanza nero. Però poi la gente si è abituata. La popolazione afro-americana in generale, in realtà, ha origini complesse e per la maggior parte miste e la visione omogenea che se ne dà è semplicistica e razzista.
CFP: Per concludere, quali saranno gli ostacoli più difficili da superare per Barack Obama nella corsa verso la Casa Bianca?
MK: Devo dire di condividere alcune delle preoccupazioni mostrate da tante persone che Obama possa diventare il bersaglio di un attentato. In parte questo è vero per tutti i presidenti o candidati alla presidenza, ma lo è ancor di più per alcuni tra essi. Esistono in questo paese dei razzisti fondamentalisti. Basti pensare a come vengono trattati quei dottori che praticano l’aborto, come vengono attaccati dai gruppi anti-abortisti. Non penso affatto che queste paure dovrebbe convincerlo a non partecipare o convincere la gente a non sostenerlo. Spero solo che la sua sicurezza personale sia sufficientemente garantita.
In secondo luogo, Obama dovrà essere capace di riunire il Partito Democratico. Deve conquistare coloro che sono stati fino ad ora sostenitori di Clinton e deve comunicargli il proprio entusiasmo, convincerli ad andare a votare. Penso che Clinton lo sosterrà a pieno.
Alla fine i due elementi che decideranno l’elezione saranno da un lato la forza di attrazione esercitata da Obama, che è davvero incredibile. Dall’altro c’e la repulsione per Bush. Di conseguenza ciò che è interessante osservare sono i tentativi di McCain di distanziare le proprie posizioni dall’Amministrazione Bush. Rimane il fatto che i repubblicani al momento sono visti in chiave davvero negativa.
Pubblicato originariamente sulla newsletter del Centro di Formazione Politica
La vittoria di Obama
Barack Obama, infatti, ha raggiunto e oltrepassato oggi la soglia dei 2118 delegati necessari a diventare il candidato del Partito Democratico alla Casa Bianca, grazie ai risultati misti della giornata elettorale e ad una serie di superdelegati che si sono dichiarati in suo favore non appena si sono chiusi i seggi negli ultimi due stati chiamati alle urne.
Parlando a St. Paul in Minnesota (dove per altro in settembre si terra’ la convention del Partito Repubblicano), Obama ha dichiarato; “Saro’ io il candidato democratico”. In un lungo discorso di fronte ad un pubblico entusiasta, Obama ha reso omaggio all’avversario Clinton (“Grazie a lei sono diventato un candidato migliore,”) cosi’ chiudendo la campagna per le primarie, per poi lanciarsi immediatamente in quella per le presidenziali di novembre. Con approccio ormai gia’ consolidato, il Senatore dell’Illinois ha riconosciuto il valore personale del futuro avversario John McCain (un eroe di guerra che non puo’ essere attaccato a livello del privato) e ha invece iniziato l’attacco alle politiche del Senatore dell’Arizona, che minacciano di rappresentare la continuazione dell’Amministrazione Bush.
Hillary Clinton, da par suo, si e’ rifiutata di ammettere la sconfitta e pur riconoscendo la grande impresa di Barack Obama ha detto, parlando ai sostenitori dall’headquarter nazionale della propria campagna elettorale a New York, “non ho intenzione di prendere decisioni questa sera.” La ex-first lady ha poi proseguito nel proprio discorso sottolineando ancora una volta quegli elementi che, perlomeno a suo parere, la rendono la candidata piu’ forte rispetto a John McCain, ovvero l’aver vinto la maggioranza dei voti elettorali (che non contano nelle primarie, ma solo a novembre) e la maggioranza del voto popolare (affermazione vera solo se si considerano validi i conteggi della campagna Clinton.
In sostanza e’ difficile pensare che rimangano piu’ di poche ore di ossigeno alla candidatura alla nomination di Hillary Clinton.
Un altro passo verso la conclusione delle primarie democratiche
Sabato invece si e’ riunito a Washington il Rules and Bylaws Committee del Partito Democratico, per decidere definitivamente del voto nelle primarie di Florida e Michigan. Contrariamente a quanto richiesto da Clinton, le delegazioni dei due stati verranno ridotte alla meta’. In Florida i delegati verranno assegnati secondo le percentuali di voto mentre per il Michigan (dove solo Clinton appariva sulla scheda), i delegati sono stati divisi 69 a 59, rispettivamente per Clinton e Obama. Nonostante la ex-first lady guadagni cosi’ 29 delegati in piu’ di Obama, la cifra non e’ sufficiente a spostare l’esito ormai scontato delle primarie democratiche.
In sostanza, si sta avvicinando sempre’ piu’ il momento in cui Hillary Clinton dovra’ abbandonare la gara. Sono rimaste ormai solo le primarie di South Dakota e Montana, dove si vota martedi’ e dove Obama e’ favorito. Dopo di che, la previsione e’ che Clinton annunciera’ il ritiro.
Paradossalmente, questo avverra’ dopo che la Senatrice ha portato a casa 7 delle 13 primarie tenutesi dopo il 4 marzo, ricevendo 6.6 milioni di voti contro i 6.1 portati a casa da Obama.
Le ragioni di Hillary Clinton
Washington D.C. – Con sole tre primarie ancora in calendario, Puerto Rico, Montana e South Dakota, Barack Obama ha già accumulato oltre la metà dei delegati che andranno alla convention di Denver in agosto. Per raggiungere quota 2025, il numero necessario ad ottenere la nomination, il Senatore dell’Illinois ha bisogno di soli 63 nuovi sostenitori. Ciò significa che, indipendentemente dai risultati delle prossime competizioni, Hillary Clinton deve convincere i superdelegati a ribaltare il verdetto popolare se vuole diventare il candidato del partito democratico alla Casa Bianca.
Nella squadra di Obama si respira un’aria di giustificato ottimismo e il Senatore dell’Illinois mostra di pensare già alla campagna per le elezioni generali. Innanzitutto, Obama sta conducendo una serie di visite in stati, come ad esempio l’Iowa, che hanno votato nelle primarie, ma che sono considerati fondamentali per una vittoria a novembre. Inoltre, pare che la sua campagna elettorale abbia cominciato ad assumere nuovo personale in vista della lotta per la Casa Bianca. Infine, il Wall Street Journal ha riportato giovedì che fonti interne al Partito Democratico indicherebbero che Obama ha iniziato a riflettere sulla scelta del Vice-presidente.
Nonostante le pressioni crescenti a che abbandoni la gara, Hillary Clinton pare determinata a proseguire la propria campagna elettorale perlomeno fino al 3 giugno, data delle ultime primarie. Obbligata a corteggiare il voto dei superdelegati, la ex-first lady ha bisogno di trovare sempre nuove spiegazioni del perchè la si debba ancora considerare un candidato plausibile. Ad esempio, la sua squadra elettorale sottolinea senza sosta l’importanza del voto popolare rispetto al numero di delegati, sostenendo che la Senatrice di New York ha ottenuto la percentuale più alta di preferenze, in un conteggio che arbitrariamente comprende i risultati di Michigan e Florida. Più di recente, Clinton ha provato a spostare l’attenzione sui voti elettorali, che non hanno rilevanza nelle primarie, ma determineranno l’esito delle presidenziali. L’ex-first lady insiste di aver vinto negli stati che mettono in palio il numero maggiore di voti elettorali, considerazione che teoricamente la rende il candidato democratico con le maggiori possibilità di vittoria contro John McCain. In sostanza, e come ha ironicamente enfatizzato qualche settimana fà Keith Olbermann, commentatore politico di MSNBC, Clinton continua a cambiare la propria interpretazione dei dati di voto dopo ogni turno elettorale, e a seconda dei risultati da lei ottenuti quel giorno.
Nel perseguire questa strategia, Hillary Clinton sta assumendosi il rischio di inimicarsi il partito, di mettere a repentaglio future possibilità di ricandidarsi alla presidenza ed in generale di rovinare la propria carriera politica, che, a sessant’anni d’età, potrebbe essere ancora molto lunga. Le ragioni che la stanno spingendo a questa scelta sono indubbiamente numerose. In parte si tratta di considerazioni pragmatiche, che hanno a che vedere con lotte interne al partito e con la volontà di vedere riconsciuta la propria influenza politica anche in caso di sconfitta. In questo senso è interessante l’analisi offerta da Dan Conley su Salon, a proposito di cosa Hillary Clinton potrebbe volere in cambio del proprio ritiro. Innanziutto, Hillary potrebbe chiedere ad Obama di ripagarle parte dei debiti contratti per mandare avanti la propria campagna elettorale. In secondo luogo, la Senatrice di New York potrebbe domandare che Obama sottoscriva, da candidato del partito, alcune delle proposte politiche di Clinton, come ad esempio il programma per la sanità. È probabile, infine, che Hillary Clinton pretenda di essere la prima a cui viene offerto il posto di candidato alla vice-presidenza.
Esistono però anche altre ragioni, e non meno importanti, dietro la decisione di Hillary Clinton di rimanere in gara. Ragioni che vanno trovate innanzitutto nella motivazione di milioni di elettori democratici che continuano a votare per lei nonostante sia chiaro a tutti che le possibilità della Senatrice di New York di aggiudicarsi la nomination sono pressochè inesistenti. Che si tratti di razzismo di fondo, diffuso in maniera endemica anche tra gli elettori del partito dell’asinello, e in particolare tra i lavoratori bianchi a basso redditto e con bassi livelli di educazione, o invece dei dubbi che molti americani nutrono su Barack Obama per via della sua inesperienza, è fondamentale che il Senatore dell’Illinois vi dedichi una riflessione seria, perchè potrebbero essere proprio queste problematiche a costargli la Casa Bianca in un anno in cui tutto sembra indicare che gli Stati Uniti sono pronti per un nuovo presidente democratico.
Pubblicato originariamente sulla newsletter del Centro di Formazione Politica
Obama verso le elezioni generali
Il blog Talking Points Memo riporta di aver ricevuto da una propria fonte – non citata – il testo di una email inviata da Dan Pfeiffer, portavoce di Obama, nel tentativo di cominciare a reclutare nuovo personale in vista della lotta contro John McCain. Questo il testo della email: Da: Dan Pfeiffer [mailto:XXXXX]
Spedita: Lunedi, 12 maggio, 2008 5:52 PM
Oggetto: CV e lettere di presentazione
Mentre Barack continua a lavorare duramente alla propria campagna in vista delle prossime primarie, abbiamo cominciato a raccogliere i cv di chi possa essere interessato ad un impiego nel campo della comunicazione per le elezioni generali. Vi prego di mandarci i curricula di amici e colleghi che avreste piacere di raccomandare come parte della nostra organizzazione a Chicago o in un altro stato.
Grazie,
Dan Pfeiffer
Un’indicazione simile arriva lunedi’ dal New York Times, che pubblica i nomi delle prossime tappe previste nel tour elettorale di Obama, sottolineando come alcune di queste siano un ennesimo segnale che il Senatore dell’Illinois sta gia’ pensando al post-primarie.
Si ritira, non si ritira, e per ritirarsi cosa chiede?
Washington D.C. – Salgono da ogni parte, persino tra le file dei suoi sostenitori, le pressioni a che Hillary Clinton si ritiri dalle primarie democratiche e accetti l’incoronazione di Barack Obama a candidato dell’asinello per le presidenziali di novembre. E al contempo cominciano le speculazioni su cio’ che la ex-first lady potrebbe chiedere al Senatore dell’Illinois per venir definitivamente convinta ad abbandonare la gara.Clinton non piace agli indipendenti
Secondo il sistema di voto delle primarie democratiche, in una serie di stati, ma non in tutti, costoro hanno diritto di esprimere la propria preferenza nonostante non siano elettori fedeli al partito.
Dei 30 stati di cui si hanno gli exit-poll, Clinton ha vinto il voto di costoro solo in 3: Arizona, Massachusetts e Rhode Island, ed ha pareggiato in Alabama. Nonostante alcuni dei sostenitori di Clinton hanno fatto presente che la maggior parte di queste primarie si sono tenute prima della polemica sul Reverendo Wright, uno sguardo ai risultati di Ohio e Pennsylvania (primarie effettuate l’una subito prima e l’altra subito dopo la vicenda del pastore della United Church) sembrerebbe confermare la stessa tendenza anche nel dopo-Wright.
Infatti Obama ha vinto con piu’ facilita (54% a 46%) il voto degli indipendenti in Pennyslvania che quello in Ohio (50% a 48%), quando invece si sarebbe dovuto verificare il contrario.
L’effetto Wright
Washington D.C. – Pare si stiano finalmente quietando le accuse rivolte a Barack Obama per la relazione intrattenuta con il Reverendo Jeremiah Wright Jr., ma solo temporaneamente. La polemica, che ormai prosegue da varie settimane, ha assunto maggior rilievo negli ultimi quindici giorni, non a caso in un periodo di relativo stallo della campagna elettorale in cui i media cercavano disperatamente qualcosa di cui parlare. Gli attacchi hanno cosi’ finito per offuscare il dibattito sui temi piu’ importanti di questa elezione (economia, guerra in Iraq, sanita’).Allo stesso tempo, quasi la meta’ degli intervistati e un numero sorprendente di democratici, si sono dichiarati convinti che Obama abbia agito spinto da un calcolo politico piu’ che da un reale disaccordo con Wright.
Gli elettori contattati avrebbero anche dichiarato che la vicenda Wright-Obama non ha avuto grande influenza sulle proprie scelte di voto per le primarie.
Allo stesso tempo, e’ decisamente cambiata la prospettiva degli Americani su chi fra Clinton e Obama avrebbe maggiori possibilita’ di vittoria contro John McCain a novembre. In Febbraio il Senatore dell’Illinois conduceva 59% a 28%, mentre in questo piu’ recente rilevamento, i due democratici sono sostanzialmente pari.
Questo parebbe indicare che l’effetto Wright potrebbe farsi sentire forte nelle elezioni generali. In effetti, nel sondaggio, il 24% degli intervistati ha amesso che sara’ una tematica su cui riflettere personalmente, e addirittura il 44% e’ convinto che la polemica sul rapporto tra Obama e il proprio pastore influenzera’ la scelta della maggior parte dei conoscenti.
Dal pianeta dei numeri, prova a riportarci alla realta’ Ken Rudin di National Public Radio. Nella sua colonna settimanale chiamata Political Junkie, e in cui le riflessioni del redattore capo per la politica sono accompagnate dalle fotografie della sua infinita collezione di spillette elettorali, Rudin scrive lunedi’: “La cosa piu’ assurda e’ che la gente continui a citare sondaggi a proposito di cio’ che succedera’ in novembre, mio dio. Non riusciamo neanche a prevedere quello che succedera’ domani, figuriamoci tra sei mesi. Per la miseria, non siamo nemmeno riusciti a prevedere cio’ che sarebbe successo in New Hampshire il giorno in cui si e’ votato in New Hampshire”.
Per concludere sulla reazione degli Americani al Reverendo Wright, qui sotto un video prodotto da MediaCurves, che ha mostrato una conferenza stampa tenuta dal Reverendo al National Press Club di Washington DC ad un campione di elettori democratici, indipendenti e repubblicani, e ne ha registrato le reazioni in tempo reale.
